207 * “Tarda primavera” (Yasujirô Ozu, Jap, 1949), tit. or. “Banshun” , tit. int. “Late Spring” * con Chishû Ryû, Setsuko Hara, Yumeji Tsukioka
Con “Tarda primavera” inizio il mio mini-ciclo dedicato a Ozu, regista giapponese del quale non si parla tanto, eppure giudicato quasi unanimemente uno dei migliori di sempre.
Come in molti dei suoi lavori, anche in questo analizza rapporti interpersonali nell’ambito di una classica famiglia di ceto medio, nel Giappone dell’immediato dopoguerra. Ritmo lento, tante inquadrature fisse e tanti “tatami shots”, vale a dire le sue caratteristiche riprese dal punto di vista di un ipotetico spettatore seduto sul tatami (classico rivestimento modulare del pavimento delle case).
Per apprezzare i film di Ozu (e ciò vale anche per tanti altri ambientati in Giappone) è utile conoscere almeno un poco delle tradizioni nipponiche, dalla cerimonia del tè all’abbigliamento (in particolare il valore del kimono), dai legami fra figli e genitori al matrimonio e all’educazione, dal rapporto con la morte alla religione.
In “Tarda primavera” Ozu ci mostra il particolare rapporto fra un padre vedovo ed una figlia (già da un po’ in età da marito) che non vorrebbe sposarsi per non lasciarlo solo. E’ un sottile gioco di “bugie bianche” dette da entrambi, per di più soggetto all’interferenza di amici e parenti. Accuratamente narrato, splendidamente proposto in immagini.
Ottimo film che, ovviamente, consiglio.

IMDb 8,3 RT 100% #cinema #film
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23/06/17
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