403 “Alice nelle città” (Wim Wenders, Ger, 1974) tit. or. “Alice in den Städten” * con Yella Rottländer, Rüdiger Vogler, Lisa Kreuzer
IMDb 8,0 RT 100%
404 “Il cielo sopra Berlino” (Wim Wenders, Ger, 1987) tit. or. “Der Himmel über Berlin” * con Bruno Ganz, Solveig Dommartin, Peter Falk, Otto Sander * IMDb 8,1 RT 98% * Nomination Palma d’Oro e premio per la miglior regia a Cannes

Indubbiamente Wim Wenders ha prodotto i suoi migliori film negli anni dei suoi inizi, in pieno fervore del nuovo cinema tedesco, che qualcuno chiamò anche “Film und Drang”, parafrasando il nome della famosa corrente letteraria “Sturm und Drang” della seconda metà del ‘700. Con lui ne fecero parte Herzog, Schlondorff, Von Trotta, Fassbinder, insomma un buon gruppo di innovatori.
“Alice nelle città”, sapientemente girato in bianco e nero, inizia negli Stati Uniti e termina in Germania, dopo un breve passaggio per Amsterdam. I protagonisti sono uno scrittore/fotografo trentenne, ipercritico della cultura americana (specialmente tv) e una bambina che gli viene “appioppata” dalla madre che dovrebbe poi raggiungerli in Europa, ma le cose non vanno proprio lisce. I dialoghi sono interessanti in quanto Wenders, pur sotto le spoglie di una commedia, riesce ad esprimere tutto il suo dissenso e le sue visioni del mondo moderno.
Assolutamente insolito, certamente ottimo. Da non perdere.

“Il cielo sopra Berlino”, anche questo in b/n con pochi, significativi, inserti a colori. La sceneggiatura scritta dallo stesso Wenders in collaborazione con Peter Handke è senz’altro ottima e originale, con un misto di angeli e umani, che si vedono o non si vedono, ma spesso si sentono, angeli che diventano umani e uomini che erano angeli, un film nel film con Peter Falk che interpreta sé stesso nel corso delle riprese di un episodio del tenente Colombo, e un circo sgangherato con la sua eterogenea troupe. Questo è, a mio modo di vedere, l’ultimo suo film veramente di rottura degli schemi e affascinante, dopodiché sembra aver perso il vero estro a cominciare dal successivo “Fino alla fine del mondo” (1991), una megaproduzione se paragonata alle precedenti.

Penso di non dire alcunché di nuovo affermando che Wenders ha messo nei suoi film tanta filosofia, analisi della società moderna, significato della vita. Fra gli altri film degli anni 70-80 diretti da Wenders segnalo “Falso movimento” (1975), “Nel corso del tempo” (1976), L’amico americano” (1977), “Lo stato delle cose” (1982) e il più famoso di tutti: “Paris, Texas” (1984).
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01/12/18
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