376 “Viejo calavera” (Kiro Russo, Bol, 2017) * con Narciso Choquecallata, Anastasia Daza López, Felix Espejo Espejo
Film molto sui generis, ambientato fra minatori boliviani, persone apparentemente (ma forse anche realmente) senza speranza, con aspettativa di vita media di 45 anni, che spendono buona parte di ciò che guadagnano in alcol e coca (foglie) che probabilmente danno loro la forza di andare avanti.
Primolungometraggio di Kiro Russo (il cui nome rivela una discendenza italiana, direi meridionale), boliviano di La Paz, laureato a Buenos Aires, con alle spalle vari cortometraggi pluripremiati.
Produzione indipendente realizzata con interpreti non-attori e riprese dal vero, vale a dire nelle gallerie della miniera, con i rumori a volte assordanti dei macchinari e illuminazione derivante quasi esclusivamente dalle luci frontali montante sui caschi.
Nel film non c’è molta azione, il protagonista non attira certo alcuna simpatia, il parlato è concentrato in pochi dialoghi e manca commento sonoro.
In questa atmosfera infernale spicca l’eccezionale fotografia che tratta meravigliosamente gli scuri ... quasi in ogni momento del film almeno la metà dello schermo è nero o quasi, le poche scene in esterno sono notturne o dominate da cieli nuvolosi e nebbia. Si deve dare gran merito a Pablo Paniagua, direttore della fotografia, per come ha saputo trattare e rendere alla perfezione l’atmosfera cupa e claustrofobica delle gallerie e la desolazione degli scuri ambienti esterni.
In conclusione, un film quasi realista con interpretazioni spontanee di non-attori, con una sceneggiatura un po’ debole (dello stesso Kiro Russo), ma una cinematografia di altissimo livello.
Sono convinto che sentiremo ancora parlare dell’appena 32enne Pablo Paniagua (che affianca costantemente Russo dal 2010 tutti i cortometraggi di Russo) e che dimostra di avere un’ottima gestione delle luci, in particolare quelle molto scarse.
IMDb 6,9
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15/11/17
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