429 “Roma, città aperta” (Roberto Rossellini, Ita, 1945) * con Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Marcello Pagliero
Probabilmente è il più conosciuto dei film di Rossellini ed in particolare non penso ci sia alcuno che non abbia visto decine di volte la scena con Anna Magnani che rincorre il camion che porta via i prigionieri. Non so se effettivamente sia il suo migliore ma, comunque, i meriti del film derivano molto anche dall'ottima sceneggiatura di Sergio Amidei (in collaborazione con Federico Fellini e con interventi solo parziali dello stesso Rossellini) e dalle convincenti prove di tutti gli interpreti, italiani e stranieri, e non solo dei due attori più noti (Aldo Fabrizi e la Magnani).
Tralasciando altri commenti sul film in sé e per sé, mi preme invece allargare il discorso ai primi film del regista, 6 dei quali su 7 (si esclude il quinto, “Desiderio”, del 1946) sono di solito visti come due Trilogie assolutamente opposte per contenuti. A ciò sono giunto dopo essermi imbattuto in alcuni articoli che citavano l’interessante punto di vista dello storico Aurelio Lepre il quale sosteneva che Rossellini avesse presentato una generalizzata presa di posizione della popolazione romana (secondo lui non del tutto vera e comunque eccessiva) ma soprattutto lo criticava apertamente per aver cambiato improvvisamente bandiera visto che solo due anni prima aveva diretto “L’uomo della croce”, terza ed ultimo della cosiddetta “Trilogia della guerra fascista” di Rossellini, preceduto da “La nave bianca” (1941) e “Un pilota ritorna” (1942). A brevissima distanza di tempo a questi tre film seguì la ben più famosa “Trilogia antifascista” che inizia proprio con “Roma città aperta” e continua con Paisà (1946) e “Germania anno zero” (1948). Questa diatriba è tutt’ora in atto ed è facile trovare in rete articoli e blog di tono assolutamente opposto. Pur non essendo molto interessato ai temi della guerra, dal punto di vista cinefilo mi sono incuriosito e non è escluso che conceda una visione alla prima Trilogia per cercare di notare (se c’è stato) l’evoluzione tecnica-artistica di Rossellini e quanto la disparità di giudizi fra la prima (tutti reputati “insufficienti”) e la seconda (tutti ottimi) sia stata condizionata da visioni strettamente politiche. Inoltre, si deve sottolineare il pieno coinvolgimento del regista nei sei film essendo stato co-sceneggiatore di tutti, seppur in modo diverso. Come curiosità relativa a “Un pilota ritorna” (1942) aggiungo che lo sceneggiatore ufficiale fu Michelangelo Antonioni e il soggetto di Vittorio Mussolini, figlio del ben più noto Benito.
Nel ’46 “Roma, città aperta” ottenne il Gran Prix al Festival di Cannes e l’anno successivo la Nomination all’Oscar per la sceneggiatura di Amidei e Fellini.
IMDb 8,1 RT 100%
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20/12/17
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