291 “The Brave Bulls” (Robert Rossen, USA, 1951) tit. it “Fiesta d'amore e di morte” * con Mel Ferrer, Miroslava, Anthony Quinn
E terminati i film messicani recentemente acquisiti, ora seguo le tracce di Miroslava (da poco vista in “La noche es nuestra” e “Ella y yo”) passando ad un paio di sue apparizioni in produzioni hollywoodiane pur essendo questa prima ambientata in Messico.
Diretto da Robert Rossen (non uno qualunque, solo 10 film fra i quali però ci sono “Lo spaccone” e “Tutti gli uomini del re”), contava su un cast quasi tutto messicano ma con i primi attori di livello internazionale. La lingua usata sul set fu senz’altro il castellano in quanto Mel Ferrer era di origini cubane, Miroslava (ceca) giunse in Messico all’età di 6 anni e Anthony Quinn è puro messicano di Chihuahua. Assodato che il doppiaggio era quindi necessario quasi per tutti, è veramente ridicola l’applicazione di un indecente e marcato accento latino all’inglese americano che rende ancor più ridicolo l’impacciato Mel Ferrer, il vero protagonista, assolutamente non a proprio agio nel ruolo di un famoso torero.
La sceneggiatura è adattata dall’omonimo romanzo di Tom Lea, ma soffre del fatto che ciò che era consentito scrivere per descrivere l’ambiente delle corride non si poteva assolutamente mostrare. Di conseguenza il film perde moltissimo della carica drammatica espressa nel testo, che riesce a descrivere meglio gli stati d’animo del torero, famoso ma attanagliato dalla paura. Un punto di vista inusuale, successivamente meglio descritto nel misconosciuto “Torero” (di Carlos Velo, 1956, Nomination Oscar) al limite fra fiction e documentario, basato sulla vita del famoso torero messicano Luis Procuna, anche lui vittima di una lunga crisi di paura. Indipendentemente da ciò che si possa pensare della tauromachia, è interessante il modo in cui viene mostrata la vulnerabilità del torero che si deve guardare non solo dal toro ma anche dal pubblico, disposto ad osannarlo ma prontissimo a maledirlo, disprezzarlo e perfino aggredirlo al primo tentennamento.
In conclusione, Robert Rossen non poteva fare molto di più dovendo essere attento a non infrangere le ferree regole del “Code” e avendo un protagonista poco incisivo, assolutamente sovrastato dall’emergente Anthony Quinn, ma ha svolto un ottimo lavoro con le immagini del pubblico e del contorno in genere.
A chi interessa il tema suggerisco di guardare il molto più realistico “Torero”, nel quale compare anche il famosissimo Manolete.
Un breve commento sui titoli ... in inglese si interpreta come “I tori coraggiosi (indomiti)”, assonante con il classico “Toros bravos” solitamente annunciato sui manifesti delle corride dove “bravo” ha però più il significato di selvaggio, violento, e infine in Italia è diventato un insulso “Fiesta d'amore e di morte” senza alcun riferimento all’argomento (tori, corrida, arena, ...).
IMDb 7,1
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24/09/17
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