333 “Dersu Uzala” (Akira Kurosawa, URSS, 1975) * con Maksim Munzuk, Yuriy Solomin, Mikhail Bychkov
IMDb 8,3 RT 100% * Oscar miglior film non in lingua inglese
La trama del film è stata creata estrapolando e adattando i due libri di memorie dell’ufficiale esploratore russo Vladimir Arsenyev, poi anche commissario per le minoranze etniche. Il primo testo s’intitolava proprio “Dersu Uzala”, nome reale del cacciatore di etnia Nanai/Goldi (o Hezen che dir si voglia) veramente esistito che guidò Arsenyev in più occasioni nell’arco di vari anni del primo decennio del ‘900, e il secondo “Nel profondo Ussuri”.
Tranne le poche scene che mostrano la casa dell’ufficiale, con un Dersu ormai anziano e malconcio, il film è tutto girato in esterni e Kurosawa con il suo talento ci mostra le bellezze e le insidie delle foreste, dei fiumi e della taiga della vasta area quasi completamente disabitata al limite orientale dell’Impero Russo di allora, a meno di un migliaio di km dal Mar del Giappone Vladivostok. .
Visto appena dopo “Grizzly Man”, invita gli spettatori a considerare il diverso rapporto uomo-natura di Treadwell, Dersu, Arsenyev. Quali di loro erano veri “ambientalisti” o “ecologisti”?
In pratica il film si sviluppa su due livelli, uno umano con il rapporto fra il militare e il cacciatore nomade senza più famiglia né casa e l’altro “ecologico” sulla sopravvivenza in ambiente selvaggio, fra pericoli naturali, tempeste, ambienti inospitali, animali.
Film senz’altro consigliato, ma è opportuno ammirarlo su grande schermo (possibilmente molto grande) per apprezzare al meglio le riprese di Kurosawa in formato 2.20:1.
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22/10/17
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