364 * “Arrival” (Denis Villeneuve, USA, 2016) * con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker
Prima di scegliere i film da guardare, do una scorsa a rating e, sommariamente, a recensioni. Fra quelli attualmente in sala ho subito scelto “Arrival”, certamente il più promettente, ma devo dire che mi ha anche particolarmente invogliato una recensione quasi negativa (3 su 5) nella quale il "critico" di turno muoveva ad un appunto strano: "troppo filosofico".
Tralasciando i commenti su questa risibile affermazione, penso che i film di vera fantascienza e non semplicemente del genere fantastico DEBBANO far pensare, inculcare il seme del dubbio, a cominciare da quello più classico: siamo i soli esseri viventi nell’universo?
In “Arrival” non ci sono armi letali, né schiere di mutanti, né scontri fisici, né vengono mostrati interni avveniristici di navi spaziali e il lato spettacolare è quasi del tutto trascurato. Si (intra)vedono solo due “eptapodi” al di là di una parete trasparente e l’interno dell’oggetto misterioso (quello che si vede nel poster) è un semplice tunnel diritto, a sezione rettangolare ma con una sorprendente rotazione del campo gravitazionale.
L’essenza avvincente e affascinante del film risiede nel fatto che ci pone di fronte ad una sequela di interrogativi ai quali fornisce poche risposte certe lasciando allo spettatore (con cervello) il piacere di analizzare quanto proposto.
Non mi meraviglia che a qualcuno possa apparire piatto e con poca azione, infatti è tutto concentrato sul tentativo di instaurare una comunicazione con entità sconosciute per cercare di capire i motivi del loro arrivo. Non conoscendone il linguaggio, il background e il luogo di provenienza la cosa non è per niente semplice. Ufficialmente il lavoro è affidato agli scienziati che però devono combattere con i soliti ottusi militari, politici e strateghi (ma queste sono storie note e già viste). A ciò si aggiunge un modo di proporre la storia con numerosi salti temporali, spesso quasi flash, ma sono flashback, flashforward o ... sono contemporanei?
Penso che sia un film che necessita una seconda visione, ma non a breve distanza di tempo. Si deve prima metabolizzare la quantità di input forniti, esaminare i possibili sviluppi e le cause degli eventi e poi andare a ri-guardarlo per probabilmente scoprire che qualcosa non quadra e quindi potremo ricominciare tutto daccapo.
Non sono un appassionato di fantascienza, ma senz’altro apprezzo quella ben proposta e, nell’ambito delle mie limitate conoscenze, concettualmente metterei “Arrival” a pari livello con “2001: Odissea nello spazio” (Stanley Kubrick, 1968) e “Solaris” (Andrei Tarkovsky, 1972) in merito ai quali ancora si discute cercando di chiarire avvenimenti e significati. A sostegno di questa mia impressione, vi dico che ben oltre la metà degli spettatori non si è affrettata ad abbandonare la sala appena accese le luci, ma si sono formati vari capannelli mentre altri sono rimasti seduti, tutti a discutere con evidente partecipazione ed interesse ... non sterili critiche.
Credo che “Arrival” sia fra i più seri candidati all’Oscar per la migliore sceneggiatura adattata.
Il film arriverà nella sale italiane solo il 19 gennaio, ma ci sono già molte recensioni online essendo stato presentato in prima assoluta al Festival di Venezia un paio di mesi fa.
IMDb 8,4 RT 93% #cinema #film
Resto in attesa di "Passengers" di Morten Tyldum (regista di “The Imitation Game”), con Jennifer Lawrence e Chris Pratt, che uscirà a fine anno anche se penso che difficilmente sarà del livello di "Arrival".
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“Arrival” (Denis Villeneuve, USA, 2016) * con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker
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