401 “The Human Condition I: No Greater Love” (Masaki Kobayashi, Jap, 1959) tit. or. “Ningen no jôken I”, tit. it. “Nessun amore è più grande” * con Tatsuya Nakadai, Michiyo Aratama, Chikage Awashima
Primo dei tre film (ognuno di oltre 3 ore) con i quali Kobayashi ha portato sullo schermo il romanzo autobiografico di Junpei Gomikawa “Ningen no jōken” (1958), nel quale l’autore è molto critico a riguardo della politica (soprattutto bellica) del Giappone nella prima metà del secolo. Il romanzo fu un best-seller con quasi 2 milioni e mezzo di copie vendute nei primi tre anni ma per Kobayashi non fu facile trovare finanziatori per i film che poi si rivelarono anche loro di successo.
Questa primo elemento della trilogia si svolge praticamente tutto in un campo di prigionia in Manciuria, dove sono alloggiati migliaia di cinesi (civili e militari) costretti a lavorare in una miniera di carbone. Il giovane idealista Kaji viene inviato a dirigere un settore dei lavoratori (forzati), normalmente trattati in modo brutale, e lì dovrà tentare di mettere in pratica le sue teorie umanitarie per dimostrare che trattando meglio i prigionieri si migliora anche i loro rendimento. Ovviamente le cose non sono così semplici in quanto gli altri dirigenti non sono del tutto d’accordo (e spesso neanche sua moglie che lo ha accompagnato), i rappresentanti dei prigionieri fanno il doppio gioco e, seppur saltuariamente, ci sono interventi repressivi della polizia militare.
L’eccellente fotografia bianco/nero (2.35:1) e la sapiente regia di Kobayashi ne fanno un ottimo film, con il limite della durata (2h21’) e, per qualcuno, dell’essere “giapponese”, stile che non tutti apprezzano.
IMDb 8,6 RT 89%
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30/11/17
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