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Federico Bo
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Ibrido tecno-umanista.
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esplorazioni sulla tecnologia #blockchain dribblando entusiasti acritici e detrattori poco informati.
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Ieri sono venuta a sapere che su un periodico online, descritto sul sito medesimo come “testata giornalistica registrata presso il tribunale di Roma”, era stata pubblicata una mia intervista, che non ho mai rilasciato. Ho segnalato la cosa all'ufficio comunicazione dell’Agenzia Spaziale Europea, che a sua volta ha contattato la redazione. L’intervista è stata rimossa poco dopo, nonostante avessi chiesto che restasse online con un paragrafo introduttivo di spiegazione e di scuse a lettori e lettrici. Ritengo che errori come questo non vadano cancellati, ma riconosciuti e corretti. Rimuovere il pezzo non aiuta chi l’ha già letto e preso per autentico.

La mia richiesta non è stata dunque accolta e il pezzo non è più disponibile online. Conservo la pagina, naturalmente, e sono stata tentata di segnalare l’abuso con nome di autrice e testata. Dopo averci dormito sopra, non mi sembra una cosa saggia: non conosco le situazioni personali delle persone coinvolte, a partire dall'età e dalle necessità materiali, e non voglio entrare in una dinamica in cui mi troverei, per un probabile squilibrio di notorietà, a rispondere con un missile a chi mi ha tirato un sassolino.

Non voglio, tuttavia, lasciare semplicemente correre. Mi rivolgo dunque all'autrice del pezzo, che chiamerò qui Lucia Rossi, per spiegare perché io ritenga grave ciò che ha fatto, senza nascondere l’auspicio che possa magari far riflettere una persona o due che fanno il suo mestiere, o ambiscono a farlo. Pur essendo questo caso particolarmente grave, perché l’intervista non ha mai avuto luogo, molti aspetti critici relativi all'attribuzione di parole non dette si manifestano con sorprendente frequenza.


_________________

Cara Lucia Rossi,
qualche tempo fa, Lei ha presentato all'Agenzia Spaziale Europea (ESA) una richiesta di intervista con una bozza di domande, che corrispondono a quelle pubblicate ieri in un pezzo a sua firma. La richiesta è stata declinata. Ha scritto quindi Lei stessa le risposte alle domande e le ha pubblicate, o lasciato che venissero pubblicate, come un’intervista fatta da Lei a me. Naturalmente non ci ha chiesto l’autorizzazione a procedere in questo modo, né ci ha informati. Dopo la segnalazione da parte di ESA alla redazione del sito, il pezzo è stato rimosso. Così mi sembra di poter ricostruire i fatti. Mi sbaglio?

Ormai quasi 24 ore fa una mia collega dell’ufficio stampa L’ha contattata e Le ha chiesto conto di questa “intervista”. Lei ha riposto dicendo che io avrei comunque detto in altre occasioni le frasi che mi ha attribuito. Ammesso e non concesso che questo sia vero, credo di non dover sottolineare come questa non sia una giustificazione. Della gravità di questo fatto risponderà, credo, alla redazione del periodico online ha cui ha venduto l’intervista fasulla. Non voglio nemmeno contemplare in questa sede l’ipotesi che essa sia stata complice consapevole dell’imbroglio a lettori e lettrici.

Quello che vorrei sottolineare, invece, è il mio disagio di fronte alle parole che mi ha messo in bocca. Temo che la mia Le sembrerà una reazione esagerata, vista la leggerezza con cui ha inventato queste risposte, senza alcuna preoccupazione delle conseguenze. Temo che considererà che sono pedante, che mi do eccessiva importanza. Se così, Le chiedo scusa e un po’ di pazienza. Come direbbero i miei amici anglofoni: “Humor me”.

La maggior parte delle risposte che mi attribuisce sono pezzi della mia biografia ufficiale e dettagliati dati storici riguardanti alcune astronaute. Credo che nessuno, in un’intervista, risponda citando letteralmente la propria biografia pubblicata e certo non ho la conoscenza enciclopedica che mi attribuisce, ma le parti che mi hanno disturbata di più sono altre. Passo a segnalargliene alcune.


Domanda N. 1
Sono in pochi ad avere il privilegio di essere scelti per una missione nello spazio. Come ci si sente a far parte degli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea?

“È un grande onore per me far parte dell’Agenzia Spaziale Europea ma, soprattutto, essere stata la prima donna italiana a mettere piede nello Spazio.”

Cara Lucia Rossi, io non ho mai sottolineato il fatto di essere la prima donna italiana ad essere andata nello spazio. Di solito mi capita, al contrario, di dover de-enfatizzare questo aspetto. Come ho detto più volte, sono felice di avere realizzato il mio sogno di andare nello spazio. Non sarei stata meno felice e “onorata”, per usare la sua parola, se fossi stata la seconda, la terza o la quarta astronauta italiana. Come può immaginare, è irritante che mi si mettano in bocca parole che enfatizzano qualcosa che io ho sempre de-enfatizzato. Inoltre, mi infastidisce che mi faccia dire “mettere piede nello spazio”. Non è un’espressione che mi appartiene e mi sembra molto brutta.


Domanda N. 4.
Quanti sacrifici e quante rinunce ci sono dietro il suo sogno?

“C’è tanto studio, c’è tanto addestramento fisico e mentale, tante sfide e tante rinunce. Ho dovuto competere con tanti uomini. Desideravo con tutta me stessa raggiungere lo spazio, volevo guardarlo da vicino, volevo respirarne l’energia e ammirarne il panorama.”

Vediamo un pezzo alla volta.

“ C’è tanto studio, c’è tanto addestramento fisico e mentale, tante sfide e tante rinunce.”

Ho risposto molto spesso a questa domanda, ogni volta mettendo in evidenza come non percepisca il mio percorso come fatto di rinunce e sacrifici, ma anzi di opportunità eccezionali che mi hanno dato soddisfazione. È il caso dello studio e dell’addestramento, che possono costare fatica, certo, ma non sono né sacrificio, né rinuncia, come le potranno confermare tutti coloro e tutte coloro a cui è negata la possibilità di andare a scuola o apprendere una professione. Riesce ad immaginare, cara Lucia Rossi, quanto sia fastidioso sentirsi attribuita una frase che è esattamente l’opposto del proprio pensiero, per giunta su una cosa che si ritiene importante?


“Ho dovuto competere con tanti uomini”

Io non ho mai pronunciato queste parole. Non perché non sia vero, è ovvio che mi è capitato di competere con molti uomini in alcune fasi della mia vita professionale. È altrettanto evidente, però, che sono stata anche in competizione con molte donne e non considero le donne dei concorrenti meno validi. La frase che lei ha scelto di attribuirmi, nel suo essere superflua rispetto alla domanda e, soprattutto, selettiva rispetto al genere maschile, sottintende un complesso di inferiorità che non ho mai avuto, fortunatamente, e che mi auguro di non avere mai. Ora, lei potrà obiettare che questa è una mia percezione, non necessariamente da lei condivisa. Sarà forse per queste umane differenze di sensibilità, cara Lucia Rossi, che le virgolette dovrebbero citare, non attribuire ad altri frasi proprie?


“Desideravo con tutta me stessa raggiungere lo spazio, volevo guardarlo da vicino, volevo respirarne l’energia e ammirarne il panorama.”

Questa frase è semplicemente imbarazzante, sembra scritta da una versione caricaturale di me stessa. Davvero non credo di parlare solitamente con espressioni di questo tipo, di cui fatico persino a comprendere il significato.


Domanda N. 12
Il desiderio di ogni astronauta è quello di andare su Marte. Cosa sperate di trovare lì?

“Marte è quel pianeta tanto atteso da tutti noi astronauti. È difficile arrivarci, si trova molto lontano. Speriamo di trovare nuove forme di vita, nuove soluzioni per aiutare la scienza, nuove cure e non solo… “

Ecco, cara Lucia Rossi, qui si è superata. Qui sembra parlare la caricatura della versione caricaturale di cui sopra.


Domanda N. 13
Oggi hai una bambina, Kelsey Amal, nata un anno fa. Com`è essere mamma, è come andare nello spazio?

“È una nuova avventura emotiva che ti fa volare oltre l’infinito.”

Io non ho mai risposto in pubblico ad alcuna domanda a proposito di mia figlia, è davvero improbabile che mi sarei comportata diversamente con Lei, cara Lucia Rossi, se Le avessi rilasciato l’intervista. Pensi che mia figlia non si chiama nemmeno come Lei scrive. E che cosa possa significare “oltre l’infinito” proprio non saprei.


Cara Lucia Rossi, le risposte che mi attribuisce sono talmente vaghe e povere di contenuto, che non posso certo rimproverarle di diffondere notizie false. Ma anche dare risposte vaghe e povere di contenuto è una scelta di comunicazione, che dice qualcosa su di me alle persone cui lei ha spacciato questa scelta per mia. Allo stesso modo, la scelta di una parola piuttosto che un’altra, di un’espressione piuttosto che un’altra, di un registro di linguaggio piuttosto che un altro, non è mai casuale. Anche questa scelta è comunicazione, anch'essa dice qualcosa della persona che l’ha operata.
Per questo i virgolettati inventati, anche quando scritti in seguito ad un’intervista che ha effettivamente luogo, non sono accettabili. Figuriamoci se non ha nemmeno sentito “l’intervistata”.

Se pensasse che la sua sia stata una innocente leggerezza, cara Lucia Rossi, dovrei dirle che lei è troppo indulgente con sé stessa. Allo stesso tempo mi rammarico sinceramente per Lei, poiché le circostanze della vita, all'evidenza, l’hanno portata a svolgere un lavoro a cui non attribuisce importanza.
Se dovesse ritenere di provare a fare un’intervista autentica, scritta con rispetto per il suo lavoro, per i suoi lettori e le sue lettrici, non esiti a ricontattarmi tramite ESA. Credo fermamente nel diritto ad una seconda possibilità. Questo implicherebbe, naturalmente, che lei si assuma pubblicamente responsabilità di quanto accaduto, con il suo vero nome. Diversamente, prendo atto delle scuse private che mi ha fatto pervenire, in cui leggo rammarico, ma ben poca consapevolezza. È con chi la legge, cara signora, che deve scusarsi. E con i suoi colleghi e le sue colleghe, per aver contribuito ad affievolire la già poca fiducia nella qualità del giornalismo.

La saluto senza rancore, cara Lucia Rossi. M rendo conto, rileggendo questo messaggio, forse troppo lungo, che sarebbe utile una seconda stesura, forse una terza. Vorrei poterlo fare, purtroppo questo increscioso incidente ha già messo a dura prova, oggi, la mia gestione del tempo. Concludo, dunque, con l’auspicio di essere riuscita ad essere, se non gradevole alla lettura, almeno comprensibile.

Cordialmente,
Samantha Cristoforetti

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Ma il web (un suo simile) sarebbe benissimo potuto esser sviluppato almeno 10 anni prima, in una delle università americane già inter-connesse con una rete telematica.
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"Nello stesso modo in cui Twitter, con la sua limitazione a 140 caratteri, ha abilitato nuove forme di comuncazione, la possibilità di implementare verifiche a costo zero al livello di un singolo bit di informazione cambierà profondamente la progettazione dei mercati dell’informazione, dei contratti e dei diritti di proprietà digitali." #blockchain
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Se c’è una cosa che ho compreso è che occorre valutare le tecnologie con mente aperta e spirito critico, rinunciando ai facili e superficiali entusiasmi degli adepti e alle condanne pavloviane altrettanto superficiali. #blockchain #crowdfunding
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Il comparto #tech crea lavoro più velocemente del resto dell’economia europea.
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