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Fazi Editore
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«L’amore per la letteratura, per il linguaggio, per il mistero della mente e del cuore che si rivelano in quella minuta, strana e imprevedibile combinazione di lettere e parole, di neri e gelidi caratteri stampati sulla carta»
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Altra novità da oggi in libreria: «Il fiume della colpa» di Wilkie Collins, tradotto da Patrizia Parnisari.

Dopo anni di forzata lontananza, in seguito alla morte del padre, Gerard Roylake fa ritorno alla residenza di famiglia per prendere possesso della casa e delle terre ereditate. Quella che ritrova è una contea avvolta da un groviglio di misteri. L’incontro con Cristel Toller, la bellissima figlia del mugnaio, ridesta in Gerard ricordi sopiti dal tempo dell’infanzia e fa sorgere in lui una passione fatale, ma lo porta anche a imbattersi in un uomo misterioso e affascinante: tutti lo conoscono come “l’inquilino”, un individuo sinistro che la sordità e l’isolamento dal mondo hanno reso insofferente nei confronti di quanti lo circondano. Questi, infatuato di Cristel, finirà inevitabilmente per vedere in Gerard un pericoloso rivale in amore. Un orribile delitto sta per avere luogo, oppure i timori dei protagonisti – e del lettore – sono infondati? E qual è il motivo della strana attrazione che, in segreto, sembra spingere Cristel tra le braccia dell’inquilino?
Wilkie Collins è un maestro nel disseminare la strada di false tracce e, come sempre, tocca al lettore decidere chi amare e chi odiare in attesa della soluzione finale. Come nella migliore tradizione dei suoi romanzi, anche qui, «sulle rive del peggior torrente d’Inghilterra», sono presenti, in un intreccio magistrale, gli elementi d’avventura, mistero e suspense che lo hanno reso celebre.

«È impossibile smettere di leggere Wilkie Collins. Uno dei padri, se non il padre, del romanzo poliziesco… Un maestro, niente da dire».
Alessandro Baricco

«I romanzi di Wilkie Collins sono viaggi irresistibili: agganciano subito il lettore, che quando parte non riesce più a fermarsi».
Leonetta Bentivoglio

«Wilkie Collins è famoso, nei manuali di letteratura, per avere scritto nel 1868 il primo giallo. Ma non eccelle solo nella suspense. È anche uno scrittore di sentimenti. Ed eccelle nella pittura dei personaggi».
Antonio D’Orrico
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È da oggi nelle librerie «Un'estate in montagna» di Elizabeth von Arnim, nella nuova traduzione di Sabina Terziani.

Luglio 1919. Dopo una lunga camminata, Elizabeth giunge al suo chalet in montagna e, ancora prima di entrare, si accascia sull’erba fuori dalla porta. È stanca, sfinita, devastata dagli orrori della guerra. Come un animale ferito, cerca sollievo nella solitudine e nella bellezza del luogo: le estati, fra le montagne svizzere, sono calde e fresche insieme, le notti immense e quiete, i pendii profumano di miele. Fino a pochi anni prima, però, la casa, ora così silenziosa, era piena di amici. Ma il giorno del suo compleanno, Elizabeth riceve un regalo inatteso: due donne inglesi giungono per caso allo chalet in cerca di un posto dove riprendere fiato dalla passeggiata e dal sole. La padrona di casa le accoglie, prima per un pranzo, poi per un tè, poi per qualche settimana. E una scintilla di speranza si riaccende. All’allegro terzetto, infine, si aggiunge anche zio Rudolph, un pastore anglicano sessantenne che immancabilmente si innamora della più giovane delle due ospiti, quella con il segreto più vergognoso e il passato più scandaloso…
In "Un’estate in montagna" le descrizioni della natura, dei piccoli piaceri della vita, le letture di una donna altoborghese e le sue interazioni con la servitù si intrecciano con il racconto di una vicenda divertente e intrigante che certo non deluderà i fan dell’autrice.

«Ogni volta che esce un libro di Elizabeth von Arnim corro a comprarlo».
Natalia Aspesi, «Elle»

«Un uomo non sarebbe mai stato capace di intrecci così complessi su elementi così frivoli. Squisitamente femminile, una delle più belle teste della sua generazione».
Irene Bignardi, «Robinson – la Repubblica»

«Elizabeth possiede al cento per cento quella peculiare caratteristica di tante autrici britanniche: un romanticismo spinto ma non sentimentale, un ardore emotivo che si avvolge ben bene in un cinismo pungente ma affettuoso. Sono autrici in bilico tra il sorriso e la stilettata. Come Elizabeth Jane Howard con i suoi Cazalet».
Stefania Bertola, «TTL – La Stampa»
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«La qualità dei thriller estivi è inversamente proporzionale alla loro incredibile quantità. Spesso si tratta di roba buttata lì per timbrare il cartellino come ogni anno. Per questo vi proponiamo di portare sotto l'ombrellone un libro diverso: prevede una storia interessante, un personaggio anticonformista e una prosa articolata ma scorrevole. "Il giorno dei Lord" diverte e fa pensare. Signori, un thriller, anzi il thriller dell'estate.»

Il Giornale dedica 3 bellissime pagine a «Il giorno dei Lord» di Michael Dobbs, in cui Alessandro Gnocchi recensisce con entusiasmo il romanzo e Lorenzo Amuso intervista l'autore.
Che ne pensate?

http://www.ilgiornale.it/…/dio-e-lesercito-salvino-regina-o…

http://www.ilgiornale.it/…/ho-creato-house-cards-perch-gove…
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Gli Aubrey sono una famiglia fuori dal comune, nella Londra di fine Ottocento. Nelle stanze della loro casa coloniale, fra un dialogo impegnato e una discussione accanita su un pentagramma, in sottofondo riecheggiano continuamente le note di un pianoforte; prima dell’ora del tè accanto al fuoco si fanno le scale e gli arpeggi, e a tavola non si legge, a meno che non sia un pezzo di papà appena pubblicato. Le preoccupazioni finanziarie sono all’ordine del giorno e a scuola i bambini sono sempre i più trasandati; d’altronde, anche la madre Clare, talentuosa pianista, non è mai ordinata e ben vestita come le altre mamme, e il padre Piers, quando non sta scrivendo in maniera febbrile nel suo studio, è impegnato a giocarsi il mobilio all’insaputa di tutti. Eppure, in quelle stanze aleggia un grande spirito, una strana allegria, l’umorismo costante di una famiglia unita, di persone capaci di trasformare il lavaggio dei capelli in un rito festoso e di trascorrere «un Natale particolarmente splendido, anche se noi eravamo particolarmente poveri». È una casa quasi tutta di donne, quella degli Aubrey: la figlia maggiore, Cordelia, tragicamente priva di talento quanto colma di velleità, le due gemelle Mary e Rose, due piccoli prodigi del piano, dotate di uno sguardo sagace più maturo della loro età, e il più giovane, Richard Quin, unico maschio coccolatissimo, che ancora non si sa «quale strumento sarà». E poi c’è l’amatissima cugina Rosamund, che in casa Aubrey trova rifugio. Tra musica, politica, sogni realizzati e sogni infranti, in questo primo volume della trilogia degli Aubrey, nell’arco di un decennio ognuno dei figli inizierà a intraprendere la propria strada, e così faranno, a modo loro, anche i genitori. Personaggi indimenticabili, un senso dell’umorismo pungente e un impareggiabile talento per la narrazione rendono «La famiglia Aubrey» un grande capolavoro da riscoprire.

«Uno dei migliori libri scritti nel Novecento. Sto parlando del suono che quel libro emette, del suo peso nella memoria, del suo modo di disporsi nel tempo, dei suoi colori, del suo modo di accoppiarsi con l’attenzione del lettore…».
Alessandro Baricco

«Rebecca West è stata una dei giganti della letteratura inglese e vi avrà un posto per sempre. Nessuno in questo secolo ha usato una prosa più abbagliante, o ha avuto più spirito, o ha osservato le tortuosità del carattere umano e gli aspetti del mondo in maniera più intelligente».
«The New Yorker»

«È improbabile che perfino il lettore più scrupoloso riesca a nominare una storia raccontata in modo tanto struggente e amorevole, o uno scritto più bello».
«The New York Times»

«La penna di Rebecca West era brillante quanto la mia, ma più selvaggia».
George Bernard Shaw
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Oggi è una gran bella giornata.

Escono «La famiglia Aubrey» di Rebecca West, «Il Sognatore» di Laini Taylor, «Il cadavere ingombrante» di Léo Malet e «Diario 1999» di Valentino Zeichen.

Ne leggerete qualcuno?
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Domani esce in libreria «La famiglia Aubrey» di Rebecca West, primo volume di una trilogia che racconta la storia di una famiglia di intellettuali bohémien alla ricerca del proprio posto nel mondo. E, casualità, solo per oggi trovate in offerta ebook a 2,99€ il primo capitolo di un'altra amatissima saga familiare, i Cazalet di Elizabeth Jane Howard: http://bit.ly/Cazalet_Offerta
Che sia di buon auspicio?
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Poesie di Valentino Zeichen in musica.
Ci vediamo stasera a Roma, alla casa del Poeta, per l'Omaggio a Valentino Zeichen - Diario 1999: https://www.facebook.com/events/1619099691550813/
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Oggi vi mostriamo le copie di «Diario 1999», libro con cui avviamo la pubblicazione dei diari di Valentino Zeichen, testi finora inediti di grandissima importanza sia dal punto di vista umano che culturale. In «Diario 1999», annotazioni, pensieri, poesie ma anche piccole recensioni di film e sogni, stanno insieme a dettagliati resoconti di serate mondane, cene e incontri, cui Zeichen partecipò assiduamente per tutta la vita. Esce giovedì 4 luglio e su La Lettura - Corriere della Sera di ieri Paolo Conti ne ha parlato in una bellissima pagina: https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2018/06/zeichen-la-lettura.pdf
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Esce oggi in libreria «La statua di sale» di Gore Vidal, nella traduzione di Alessandra Osti.

«La statua di sale» è la storia di Jim Willard, figlio “normale” di una famiglia della media borghesia del Sud: bello, atletico e schivo. E innamorato del suo migliore amico. Dopo un weekend d’amore insieme a lui, Jim trascorrerà molti anni ricercando Bob ostinatamente, e nel frattempo nessuno dei suoi amanti riuscirà ad avere il suo cuore: né Ronald Shaw, corteggiatissimo divo di Hollywood, né Paul Sullivan, scrittore giramondo, né Maria, affascinante ereditiera dalla quale Jim è inutilmente attratto. Fino all’incontro finale con Bob, l’amore della sua giovinezza, che riserva un potente colpo di scena.
Nel 1947 Gore Vidal era un giovane di ventidue anni, già apprezzato dalla critica per «Williwaw», un romanzo di guerra. Lanciato sulle orme del nonno verso una brillante carriera politica, si trovò a un bivio: aveva finito di scrivere «The City and the Pillar» – tradotto con «La statua di sale» per rispettare la citazione del passo di Lot dalla Genesi –, un romanzo dichiaratamente omosessuale. Con questo romanzo Vidal scandalizzò l’America, suscitando reazioni isteriche. Il suo editore newyorchese, E.P. Dutton, lo odiò. Un vecchio editor gli disse: «Non sarai mai perdonato per questo. Tra vent’anni ti attaccheranno ancora». Il «New York Times» rifiutò di pubblicizzare il libro, nessun giornale americano lo recensì e «Life» (che l’anno prima aveva fotografato Vidal in uniforme accanto alla sua nave) lo accusò di aver fatto diventare omosessuale la più grande nazione del mondo. In poche settimane il libro divenne un bestseller.

«Un importante documento umano, di eccellente e illuminante verità».
Thomas Mann

«Un libro importante per la storia del costume, oltre che della letteratura».
Mario Fortunato, «L’Espresso»

«Uno dei migliori romanzi nel suo genere… Non è sentimentale, ed è schietto senza provare a essere sensazionale o scioccante».
Christopher Isherwood

«Una conquista artistica».
«The Washington Post»

«Un brillante racconto della vita sotterranea».
«The Atlantic Monthly»

«Vero, sconvolgente, estremamente empatico, profondo e provocatorio».
«New York Herald Tribune»
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È da oggi nelle librerie «Siracusa» di Delia Ephron, un imperdibile romanzo estivo in cui la commedia brillante americana assume un’intrigante sfumatura noir. Traduzione di Enrica Budetta.

Due coppie vanno in vacanza insieme in Sicilia: Michael e Lizzie, raffinati newyorchesi, lui scrittore affermato e lei giornalista precaria; Finn e Taylor, lui ristoratore senza troppe pretese e lei donna glaciale e madre oppressiva, vengono dal Maine e viaggiano con la figlia Snow, una bambina strana e taciturna. Non si tratta di amici di vecchia data, anzi: la confidenza è scarsa. Un invito nato quasi per scherzo, durante una serata piacevole passata insieme, uno slancio di entusiasmo, e i quattro americani si ritrovano in vacanza insieme dall’altra parte dell’Atlantico. Ben presto spuntano gelosie e rivalità, bugie, attrazioni incrociate e antipatie neanche troppo celate. In una danza perfetta di luci e ombre, sotto il sole cocente di Siracusa cominciano a addensarsi zone oscure. Finché, a complicare ulteriormente le cose, spunta da lontano, ma si fa sempre più ingombrante, la presenza della giovane amante di Michael. E la vacanza prende una piega inaspettata… In un gioco di incastri congegnato in maniera sapiente, ognuno dei personaggi racconta la sua verità: quattro versioni diverse della stessa storia, che però inevitabilmente vanno a convergere verso un unico, tragico finale.

«Ephron eccelle nel dipingere la commedia involontaria fra i personaggi, i loro conflitti emotivi e le loro osservazioni acute, e lo fa con un tocco agile e pungente».
«The New York Times Book Review»

«Un’ammaliante e affilata dissezione di due relazioni in crisi… Una brillante opera di demolizione delle finzioni insite nel matrimonio e nella famiglia».
«Publishers Weekly – Starred Review»

«Maestra dello sviluppo preciso e sottile dei personaggi, virtuosa del ritmo e della sorpresa, maga nel trafiggere convenzioni e attese, Ephron offre un punto di vista seducente sulle relazioni coniugali, familiari, superficiali e serie, in questo romanzo d’evasione da leggersi tutto d’un fiato».
«Booklist»

«Un ritratto sofisticato, elegante e deliziosamente cinico di quattro americani di mezza età, non diversi dalla maggior parte di noi, che lottano per trovare un senso alle loro vite».
«The Washington Post»
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