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Fabrizio Callarà
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Fabrizio Callarà

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Rc auto, polizze professionisti e telecomunicazioni al centro degli emendamenti al Ddl concorrenza approvati ieri in commissione Industria al Senato.

Via libera all’emendamento del M5S che punta a rendere omogenee le tariffe a parità di classe e a favorire la mobilità tra diverse compagnie assicurative (si veda Il Sole 24 Ore del 4 febbraio). In particolare scatterà il divieto di differenziare «la progressione e l’attribuzione delle classi di merito interne in funzione della durata del rapporto contrattuale».

Ok anche ad altre modifiche sull’Rc auto: anche i contratti di assicurazione accessori (per furto e incendio ad esempio) scadranno ogni anno, senza il tacito rinnovo e senza «che l’assicurato ne debba fare richiesta». Sui testimoni, verrà informata la Procura se un nome compare «in più di tre sinistri negli ultimi cinque anni registrati nella banca dati sinistri».

In tema di assicurazioni, poi, da segnalare che l’ultrattività della copertura delle polizze professionali - in pratica la garanzia che copre i danni avvenuti durante il periodo di validità della polizza, ma la cui richiesta di risarcimento da parte del cliente avviene dopo la cessazione dell’assicurazione - è estesa anche alle polizze già in vigore.

Nutrito il pacchetto di modifiche approvate in tema di contratti tlc-tv, con l’obiettivo principale di garantire più trasparenza. Un emendamento Pd stabilisce che, in caso di recesso o cambio operatore, le spese devono essere commisurate, oltre che al valore del contratto, «ai costi reali sopportati dall’azienda, ovvero ai costi sostenuti per dismettere la linea telefonica o trasferire il servizio».

Via libera inoltre, con un altro emendamento, alla possibilità di cambiare gestore o recedere dal contratto direttamente online. I servizi saranno ricevuti dai consumatori solo se questi esprimeranno il loro «consenso documentato all’attivazione» e viene rafforzato il registro delle opposizioni per difendersi dagli eccessi del telemarketing: gli utenti potranno iscriversi anche se i loro numeri di telefono non sono riportati negli elenchi degli abbonati.

Viene poi specificato che il tetto massimo di due anni fissato ai contratti con promozioni vale sia per servizi che per beni, quindi anche per smartphone e tablet.
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Fabrizio Callarà

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Dopo un iter parlamentare molto travagliato è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge che delega il Governo a riformare la normativa nel settore degli appalti pubblici. La legge delega impone all’Esecutivo di emanare i decreti attuativi entro termini molto stretti, con importanti modifiche tecnico-operative sull’attuale impianto normativo previsto dal codice dei contratti pubblici, con impatti per le aziende che partecipano a gare pubbliche.
Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 23 del 29 gennaio 2016 è divenuta legge la “Delega al Governo per l'attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE in materia di appalti pubblici nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture”, che ha avuto un iter parlamentare molto contrastato con importanti modifiche durante la conversione in legge.
Di seguito si evidenziano alcune delle principali novità che la legge delega modificherà con i decreti attuativi e che interessano, tra l’altro, anche le imprese che partecipano a gare pubbliche.

Occorre preliminarmente evidenziare che le legge delega prevede uno snellimento del numero degli articoli che caratterizzano il Codice degli appalti. L’obiettivo della legge delega è quello di arrivare ad una forte riduzione.
La semplificazione, però, andrà declinata anche dal lato della documentazione richiesta alle imprese: le nuove gare dovranno prevedere meno oneri e margini più ampi per integrare eventuali errori in corsa. In questo senso, potranno avere un ruolo decisivo le nuove norme sui requisiti, che mettono al centro l’autocertificazione e il Documento unico di gara europeo.
Dalla lettura del testo emerge che nel Codice degli appalti avrà un ruolo sempre più preponderante l’ANAC; è, infatti, previsto un ampliamento delle funzioni dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) in funzione del miglioramento dell'efficienza, del sostegno allo sviluppo delle migliori pratiche, della facilitazione dello scambio di informazioni tra stazioni appaltanti e di vigilanza nel settore degli appalti pubblici e dei contratti di concessione.
Il rafforzamento delle funzioni dell’Autorità include anche i poteri di controllo, raccomandazione, di intervento cautelare, di deterrenza e sanzionatorio, nonché di adozione di atti di indirizzo quali linee guida, bandi-tipo, contratti-tipo ed altri strumenti di regolamentazione flessibile, anche dotati di efficacia vincolante.
A favore delle imprese sono introdotte misure destinate a favorire l’accesso delle piccole e medie imprese al mercato degli appalti; tra queste, per esempio, c’è l’obbligo di suddividere gli appalti in lotti, motivando l’eventuale scelta contraria. Sono introdotte misure premiali per gli appaltatori e i concessionari che coinvolgano i predetti soggetti nelle procedure di gara e nell’esecuzione dei contratti.
Sono introdotte disposizioni che garantiscono più spazio ai professionisti; al fine di realizzare questo principio la delega interviene con varie misure. Oltre alla promozione dei concorsi di progettazione, arriva una forte limitazione dell’appalto integrato, che mette insieme esecuzione e progettazione. Di norma andrà mandato in gara il progetto esecutivo, lasciando più spazio ai professionisti. E’ eliminata la gara sul preliminare; per l’affidamento di servizi di ingegneria e di architettura non è più previsto il massimo ribasso.
Non sarà più possibile effettuare varianti facili in corso d’opera; in passato tale possibilità ha fatto aumentare i prezzi delle opere motivata, senza remore, con errori progettuali e imprevisti. La principale novità rispetto al sistema attuale è la possibilità per le stazioni appaltanti di risolvere il contratto nel caso la richiesta delle imprese superi una soglia rilevante (ancora da definire) del valore dell’opera.
E’ introdotto il cd. rating di reputazione delle imprese; a definirne i contenuti sarà l’Anac. Ma l’obiettivo è già chiaro: spostare l’attenzione dalla forma alla sostanza, individuando e premiando le imprese che si comportano correttamente sul campo. L’idea è quella di inserire nella fase di gara dei bonus per le aziende che hanno dimostrato di saper rispettare tempi e costi promessi prima dell’aggiudicazione e che hanno mantenuto bassi livelli di contenzioso con le amministrazioni.
Non ci sarà più, nelle gare pubbliche, il criterio dell’offerta più vantaggiosa: la legge delega, infatti, impone l’obbligo di utilizzare il criterio dell’offerta più vantaggiosa (prezzo-qualità) in un ampio ventaglio di casi.
Novità sono previste anche negli affidamenti e nella progettazione; le stazioni appaltanti dovranno attrezzarsi per garantire “un più ampio ricorso agli affidamenti di tipo telematico”.
E’ introdotto un meccanismo di qualificazione delle stazioni appaltanti; in base alle norme attuali anche un Comune di mille abitanti, magari senza neppure un ufficio gara o un ingegnere alle dipendenze, può bandire un appalto per la realizzazione di un’opera milionaria. In futuro questo non sarà più possibile. L’obiettivo è stabilire un sistema per fasce, con la possibilità di bandire appalti in base alle competenze e all’organizzazione che sarà certificata dall’Anac.
Copyright © - Riproduzione riservata

Legge 28 gennaio 2016, n. 11 (G.U. n. 23 del 29/01/2016)
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Fabrizio Callarà

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Il 17% dei giovanissimi trascorre fino a 10 ore al giorno sul Web, soprattutto su Whatsapp e Facebook. Quasi il 90% usa quotidianamente le chat e alcuni sono vittime del cosiddetto effetto "vamping", che crea dipendenza e spinge a controllare le notifiche anche di notte (6%) e quando è vietato, come a scuola (26%). E' il ritratto della cosiddetta Generazione Z (cioè dei nati tra il 1996 e il 2010) tracciato da un'indagine di Generazioni Connesse, Skuola.net università di Firenze in occasione del Safer Internet Day 2016, la giornata internazionale della sicurezza in rete voluta dalla Commissione Ue che si è celebrata ieri in 100 paesi del mondo con lo slogan "Play you part for a better Internet!". Protagonista degli eventi italiani del #SID2016 - questo l'hasthtag twitter del Safer Day - è la campagna contro il cyberbullismo lanciata a Roma dal ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, alla quale si affianca la campagna «Una vita da social» con la quale la Polizia di Stato coinvolgerà 60mila studenti con workshop didattici in 100 città. Mentre alla Camera Telefono Azzurro ha lanciato la proposta di una «Carta di Roma» per proteggere i minori on line.

Una «patente» per la sicurezza
«Internet è un'autostrada che ci apre al mondo, ma bisogna avere la patente» per potervi guidare in sicurezza. Così il ministro Giannini ha aperto ieri a Roma il Safer Internet Day davanti a una platea di studenti, ai quali ha ricordato che il Piano nazionale scuola digitale promosso dal Miur ha "schierato" 8mila animatori digitali , cioè insegnanti esperti di hi-tech pronti a «disciplinare l'uso del Web». Nel corso dell'evento il ministro ha lanciato in anteprima lo spot «Fai la tua parte per un web migliore», realizzato con gli studenti dell'Istituto Tasso di Roma, che sarà trasmesso sulle reti Rai, Mediaset, Sky, MTV . E ha ricordato che nel 2015 mezzo milione di giovani sono stati coinvolti nelle attività educative contro il cyber bullismo, non solo attraverso la piattaforma Miur www.generazioniconnesse.it , ma anche con la linea 1.96.96 di Telefono Azzurro e le due linee per segnalare materiale illegale in rete (www.azzurro.it/it/clicca-e-segnala sempre di Telefono Azzurro Onlus e www.stop-it.it . di Save the Children Italia Onlus).

Proteggere i minori on line
Creare una sinergia tra istituzioni, società civile e imprese per accompagnare bambini e adolescenti nel mondo digitale. E' l'obiettivo della Carta di Roma, il «manifesto-appello» lanciato ieri alla Camera da Telefono Azzurro. In 25 punti, la Carta parte dalla creazione di una governance nazionale e un organismo di vigilanza sullo sfruttamento e l'abuso su minori sia on line che off line, temi sui quali si chiede di rivedere la legislazione in vigore, prevedendo anche il sostegno alle vittime. Una revisione che appare sempre più urgente visto che, secondo i dati della Polizia Postale presentati oggi dal Movimento genitori - Moige, nel 2015 i minori sono stati protagonisti di 228 casi di cyberbullismo e di un'ottantina di furti di identità digitale sui social network.
E fra le iniziative per il Web sicuro numerose sono quelle che coinvolgono gli studenti, come il progetto "Ambassadors for future" nato dalla collaborazione Miur-Samsung e realizzato dagli studenti di @RedazioneJunior di IoStudio, «ai quali abbiamo offerto formazione e tecnologie mobili utilizzate per realizzare video interviste su come i cittadini si approcciano al web» ha detto Francesca Chiocchetti, Public Affairs Manager di Samsung Electronics Italia, ricordando che Samsung «con Moige e Polizia di Stato è anche promotore dell'iniziativa #OFF4aDAY, che ci ha visto intercettare oltre 1600 richieste d'aiuto da parte di vittime di cyberbullismo». E' firmato invece da Microsoft - con Polizia Postale e Mondo Digitale - il manifesto per la sicurezza su Internet realizzato "dai giovani per i giovani": un documento con 14 regole d'oro per difendersi da stalker e bulli telematici redatto con il coinvolgimento di oltre 1.000 studenti di 21 scuole italiane, distribuite in tutte le 20 regioni.
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Fabrizio Callarà

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E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale europea la nuova direttiva UE sulla intermediazione assicurativa, che introduce il principio generale secondo cui il distributore, nel collocare i prodotti, deve sempre seguire l’interesse del cliente. La direttiva dovrà essere recepita dagli Stati membri entro 24 mesi. L’obiettivo principale del provvedimento è costituito dalla opportunità di armonizzare le disposizioni nazionali in materia di distribuzione assicurativa e riassicurativa, mirando in ogni modo ad una armonizzazione minima, per non impedire agli Stati membri di mantenere o adottare disposizioni più rigorose per tutelare i consumatori. La nuova disciplina innalza poi il livello di tutela del consumatore e della trasparenza del mercato assicurativo anche in relazione ai nuovi canali distributivi via web.
E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale europea del 2 febbraio la nuova direttiva sulla intermediazione assicurativa (Insurance Distribution Directive, IDD) che era stata approvata dal Parlamento europeo lo scorso 24 novembre e dal Consiglio Ue lo scorso 14 dicembre.
Gli Stati membri hanno ora 24 mesi per recepirla (entro il 23 febbraio 2018).
Si adegua così la precedente direttiva 2002/92/EC innalzando il livello di tutela del consumatore e della trasparenza del mercato assicurativo anche in relazione ai nuovi canali.
Sempre in chiave comunitaria va evidenziata anche la recentissima iniziativa dei Presidenti delle 3 European Supervisory Authorities (ESAs) – EBA, EIOPA e ESMA che hanno inviato una lettera sui prodotti finanziari al Commissario europeo sulla stabilità finanziaria, servizi finanziari e Capital Markets Union, Jonathan Hill. evidenziando come vi siano delle lacune nella legislazione esistente nel cross selling dei prodotti finanziari nei settori bancari, assicurativi e dei servizi di investimento.
Le ESAs chiedono allora alla Commissione europea di valutare ulteriormente le differenze nelle legislazioni esistenti e di considerare ogni eventuale implementazione per consentire alle Autorità di vigilanza di regolare le pratiche di cross selling in modo efficace nei tre settori per apportare benefici ai consumatori
Un assicurato sempre più digitale
Particolarmente eloquente con riferimento alle tendenze evolutive distributive, con riferimento particolare al mercato italiano, si ravvisa una evoluzione sempre più verso il digitale.
Secondo i dati contenuti infatti nella XII edizione dell’Osservatorio Assinext, l’analisi condotta da Nextplora, intestatari di almeno una polizza RC auto, 9 italiani su 10 conoscono almeno un comparatore online e più della meta della popolazione lo utilizza.
Secondo i risultati dell’indagine è il web il canale informativo privilegiato (60%) nella scelta della propria polizza assicurativa, preferenza che raggiunge il 79% per i clienti di polizze dirette.
Oltre ai comparatori online, gli assicurati dichiarano di utilizzare anche i siti web delle compagnie, i preventivatori rapidi, blog, forum, siti istituzionali e piattaforme dedicate al settore dell’automobile.
I comparatori online, considerati dalla maggioranza del campione intervistato utili, attendibili e competitivi , sono preferiti perché permettono di ottenere un confronto comodo e veloce tra polizze dirette e tradizionali.
L’Osservatorio Assinext fotografa risultati positivi anche per il settore del mobile, il 20% degli assicurati auto in Italia dichiara di essere disposto ad utilizzare il cellulare come strumento di comunicazione con la propria compagnia assicurativa; si tratta di un trend variabile, che raggiunge il 30% per i clienti delle compagnie dirette e si riduce al 18% per quelli delle compagnie tradizionali.
La nuova direttiva: i principali profili di intervento
L’obiettivo principale esplicitato è costituito dalla opportunità di armonizzare le disposizioni nazionali in materia di distribuzione assicurativa e riassicurativa, mirando in ogni modo ad una armonizzazione minima in maniera tale da non impedire agli Stati membri di mantenere o adottare disposizioni più rigorose per tutelare i consumatori, a condizione che tali disposizioni siano coerenti con il diritto dell’Unione, compresa la presente direttiva.
Nel ribadire la centralità degli intermediari nella distribuzione viene poi sottolineato come sia necessario che vi sia una uniformità di disciplina tra tutti i distributori considerandone la particolare varietà potenziale (vengono citati agenti, mediatori, operatori di «bancassicurazione», imprese di assicurazione, agenzie di viaggio, autonoleggi).
Il principio è che I consumatori dovrebbero beneficiare dello stesso livello di tutela nonostante le differenze esistenti tra i canali di distribuzione anche per potere “comparare” le informazioni fornite.
In ogni modo viene chiarito che la direttiva non si applica ai siti Internet gestiti da autorità pubbliche o associazioni di consumatori che non mirano alla conclusione di contratti ma si limitano a confrontare i prodotti e ai soggetti che svolgono un’altra attività professionale (consulenti fiscali, contabili o avvocati) che forniscono consulenze in materia di assicurazione a titolo accessorio nell’ambito di detta altra attività professionale, né ai soggetti che forniscono semplici informazioni di carattere generale sui prodotti assicurativi, sempre che l’obiettivo di questa attività non sia quello di assistere il cliente nella conclusione o nell’esecuzione di un contratto.
Si intende poi rafforzare ulteriormente il mercato interno Ue e promuovere un autentico mercato interno dei prodotti e servizi assicurativi vita e non vita rafforzando la fiducia dei consumatori elevandone il livello di tutela e creando condizioni paritarie per tutti i prodotti di investimento assicurativi (sempre più diffusi alla luce dell’attuale livello dei tassi).
La direttiva raccomanda ancora una formazione e uno sviluppo professionale continui e adeguati requisiti in materia di integrità che contribuiscono alla solidità e all’affidabilità del settore assicurativo . Con riferimento ancora all’ attività cross border si rafforza il ruolo dello Stato che ospita la compagnia rispetto alle attività illegittimamente compiute nell’ambito della distribuzione di prodotti assicurativi da un intermediario registrato in un altro Stato membro.

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Fabrizio Callarà

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Lavoro - Subordinato – T.f.r. - Insolvenza del datore di lavoro - Dichiarazione di fallimento - Diritto del lavoratore al T.f.r. nei confronti del Fondo di garanzia – Presupposti.
Ai fini della tutela accordata dalla L. 297/1982 ove l'insolvenza del datore di lavoro sia stata accertata con sentenza dichiarativa di fallimento, il lavoratore può conseguire il pagamento del T.f.r. dal Fondo di garanzia costituito presso l'INPS se dimostra di essere stato ammesso al passivo ovvero, in mancanza, che l'esame della domanda tardiva di insinuazione è stata impedita dalla previa chiusura del fallimento per insufficienza di attivo, sempre che, in tal caso, prima di agire per la condanna del Fondo, abbia esperito l'azione esecutiva contro il datore di lavoro tornato “in bonis” e il patrimonio di quest'ultimo sia risultato incapiente.
•Corte cassazione, sezione 6 - L, ordinanza 17 aprile 2015 n. 7877

Lavoro - Subordinato - T.f.r. - Insolvenza del datore di lavoro - Intervento del Fondo di garanzia gestito dall'INPS - Presupposto - Non assoggettabilità del datore a fallimento - Interpretazione estensiva - Impossibilità di accertare il credito in sede fallimentare.
Ai fini della tutela di cui all'art. 2, quinto comma, della L. n. 297/1982 in favore del lavoratore per il pagamento del T.f.r. in caso di insolvenza del datore di lavoro, il lavoratore può conseguire le prestazioni del Fondo di garanzia costituito presso l'INPS, alle condizioni previste dal comma stesso, ogniqualvolta il datore di lavoro non sia assoggettato in concreto a fallimento, sia per condizioni soggettive sia per ragioni oggettive, essendo sufficiente che il lavoratore abbia esperito infruttuosamente una procedura di esecuzione, salvo che risultino in atti altre circostanze le quali dimostrino che esistono altri beni aggredibili con l'azione esecutiva.
•Corte cassazione, sezione Lavoro, sentenza 29 maggio 2012 n. 8529

Lavoro - Subordinato - T.f.r. - Insolvenza del datore di lavoro - Fondo di garanzia presso l'INPS - Credito del lavoratore - Natura - Decorrenza della prescrizione.
Il diritto del lavoratore ad ottenere dall'INPS, in caso di insolvenza del datore di lavoro, la corresponsione del trattamento di fine rapporto a carico dello speciale fondo di cui all'art. 2 della L. n. 297/1982 ha natura di diritto di credito a una prestazione previdenziale ed è perciò distinto ed autonomo rispetto al credito vantato nei confronti del datore di lavoro, senza che possa configurarsi un'ipotesi di obbligazione solidale. Il diritto di credito del lavoratore si perfeziona non con la cessazione del rapporto di lavoro ma al verificarsi dei presupposti previsti da detta legge con la conseguenza che, prima che si siano verificati tali presupposti, nessuna domanda di pagamento può essere rivolta all'INPS e non può decorrere la prescrizione.
•Corte cassazione, sezione Lavoro, sentenza 28 luglio 2011 n. 16617

Lavoro - Subordinato - T.f.r. e altri crediti di lavoro - Intervento del Fondo di garanzia gestito dall'Inps - Obbligazione del Fondo - Qualificazione - Presentazione da parte dei lavoratori della domanda di ammissione allo stato passivo in riferimento a crediti diversi dal T.f.r. - Interruzione della prescrizione.
In caso di fallimento del datore di lavoro in base all'art. 2 della L. n. 297/1982 e al D.Lgs. n. 80/1992 il Fondo di garanzia istituito presso l'Inps si sostituisce al datore di lavoro nel pagamento delle somme dovute rispettivamente a titolo di trattamento di fine rapporto o per crediti di lavoro diversi da quel trattamento. Il carattere sussidiario della relativa obbligazione non esclude la sua natura di obbligazione solidale e comporta, altresì, che, per effetto dell'accollo legislativamente predisposto, l'originario debitore non viene liberato e il Fondo diviene suo condebitore solidale per i crediti menzionati, sicché l'interruzione della prescrizione effettuata nei confronti del datore di lavoro ha effetto anche nei riguardi del Fondo. Ne consegue che la prescrizione del diritto a crediti di lavoro diversi dal trattamento di fine rapporto deve considerarsi interrotta nei confronti del suddetto Fondo di garanzia qualora sia stata presentata dai lavoratori domanda di ammissione allo stato passivo nei confronti del datore di lavoro.
•Corte cassazione, sezione Lavoro, sentenza 22 marzo 2003 n. 4217
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Le attività di collaborazione dei produttori ed intermediari assicurativi, laddove svolte con modalità conformi al dettato normativo, non presentano i profili di etero-organizzazione richiesti, ai fini dell’applicazione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato. Pertanto con interpello n. 5 del 20 gennaio 2016 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali risponde all’ Associazione Nazionale fra le Imprese assicuratrici, che queste attività non rientrano nel campo di applicazione delle norme che dispongono “il superamento del contratto di lavoro a progetto”.
I rapporti di collaborazione dei produttori ed intermediari assicurativi non rientrano nel campo di applicazione dell’art. 2, comma 1, ai sensi dei quali viene disposto “il superamento del contratto di lavoro a progetto”, e l’applicazione , a decorrere dal 1 gennaio 2016, della disciplina del rapporto di lavoro subordinato nell’ipotesi di rapporti di collaborazione che si concretino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali e continuative, le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro, nella misura in cui tali rapporti siano svolti nel rispetto delle disposizioni speciali di cui al D.Lgs. n. 209/2005 (c.d. Codice delle Assicurazioni private) nonché delle clausole previste dalla contrattazione collettiva di settore.
Questa è, in breve, la risposta che nell’interpello n. 5 del 20 gennaio 2016, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali fornisce all’ Associazione Nazionale fra le Imprese assicuratrici in merito alla richiesta di chiarimenti sui rapporti di collaborazione degli intermediari assicurativi.

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, interpello 20/01/2016, n. 05/2016
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Fabrizio Callarà

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Avevate fatto caso che il raccordo anulare è al buio ? Roma Capitale .......

La gara era stata promossa lo scorso maggio con l'obiettivo di mettere fine ai furti di rame e agli atti vandalici grazie a impianti di ultima generazione

Irregolarità e ricorsi hanno bloccato la gara dell'Anas da 15 milioni per ripristinare l'illuminazione sul Grande raccordo anulare di Roma e l'autostrada Roma-Fiumicino. Nel corso di questi ultimi anni le autostrade sono state oggetto di frequenti furti di cavi elettrici e danneggiamenti vandalici perpetrati sugli impianti da parte di ignoti, con la conseguenza di compromettere il regolare funzionamento degli impianti tecnologici e di illuminazione.

Il bando era stato pubblicato lo scorso maggio ma ora la procedura si ferma. «La gara per il ripristino dell'illuminazione del Gra e della Roma-Fiumicino - comunica l'Anas - è bloccata a causa di irregolarità da parte dei partecipanti e di sei ricorsi amministrativi da parte delle imprese concorrenti. Nel corso del 2015 Anas, per ripristinare il funzionamento degli impianti di illuminazione, non attivi a causa dei continui furti di rame e danneggiamenti vandalici ha messo a punto un progetto che prevede l'adozione di tecnologie di ultima generazione in grado di evitare il ripetersi di tali episodi e di ridurre i costi di gestione, con cavi in alluminio, sistemi "antifurto", cabine elettriche antieffrazione, sistemi di antintrusione e di sorveglianza e luci Led. Nella primavera del 2015, una volta reperiti i fondi necessari, Anas ha provveduto all'indizione della gara».

«Speravamo di riuscire a far partire i lavori - spiega il direttore dell'esercizio Ugo Dibennardo - in concomitanza con l'avvio del Giubileo della Misericordia ma purtroppo le irregolarità compiute da alcuni partecipanti e i numerosi ricorsi presentati hanno bloccato la procedura. L'impegno di Anas è massimo e l'auspicio è che si riesca finalmente a vedere la luce. Speriamo che con il nuovo codice appalti si riesca davvero a ridurre il contenzioso nell'interesse del paese e della ripresa dell'economia».
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Per il professionista l'emissione della fattura non corrisponde a ricavo. Per i redditi da lavoro autonomo vige il principio di cassa e non di competenza. Quindi non rileva in alcun modo l'emissione della fattura se a questa non sia seguito l'effettivo incasso nel medesimo esercizio. Lo stabilisce la sentenza 1470/2016 della Cassazione .
La pronuncia accoglie il ricorso proposto dagli eredi del contribuente contro una decisione della Commissione tributaria centrale, che aveva dato ragione all'ufficio e aveva confermato la precedente pronuncia della commissione di secondo grado, per la quale «si riteneva corretta l'imputazione dei compensi all'anno di emissione delle fatture, secondo il criterio di competenza».
I giudici di legittimità osservano che la commissione centrale non si conforma all'articolo 54 del Tuir (il reddito derivante all'esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra i compensi percepiti nel periodo di imposta e le spese inerenti all'esercizio dell'arte o professione effettivamente sostenute nel periodo stesso), ritenendo non rilevante, nel caso all'esame, «la circostanza che il contribuente non abbia comunque dimostrato di avere compreso, tra i redditi del 1980 e per quell'anno dichiarati al fisco, gli importi di cui alle fatture non incassate nel 1979». A tale pronuncia la Suprema corte giunge nonostante la costituzione degli eredi «deve ritenersi irrituale e priva di effetto, in quanto operata attraverso il mero deposito di procura speciale notarile ma non anche mediante atto notificato alla controparte». Ciò perché «in tema di giudizio di cassazione, poiché l'applicazione della disciplina di cui all'articolo 110 del Codice di procedura civile non è espressamente esclusa per il processo di legittimità, né appare incompatibile con le forme proprie dello stesso». Quindi, pur se gli eredi possono soltanto partecipare alla discussione orale non si può attribuire effetto interruttivo «alla documentata morte di una delle parti intervenuta nelle more del presente giudizio di cassazione, dominato dall'impulso d'ufficio».
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Fabrizio Callarà

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A oltre due anni dall'entrata in vigore dell'obbligo di assicurazione sono pochi gli operatori rimasti in piedi: Aec broker, Aon spa, Gava broker, Generali, Link Broker e Marsh

Sei polizze con il bollino del Cni. A oltre due anni dall'entrata in vigore dell'obbligo di assicurazione per i professionisti italiani, il Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri ha scandagliato il mercato per selezionare quelle offerte che rispettano i requisiti minimi necessari a garantire la sicurezza dei suoi iscritti. Dopo un lungo lavoro di scrematura, sono pochi gli operatori rimasti in piedi. Per l'esattezza, si tratta di sei società: Aec broker, Aon spa, Gava broker, Generali, Link Broker e Marsh. Soggetti che propongono offerte di alta qualità dal punto di vista delle garanzie contrattuali. E che si distinguono, soprattutto, sull'elemento economico: prezzo delle garanzie, massimali, franchigie. È lì che bisogna guardare per capire dove è più conveniente orientarsi.

«Su mandato del Cni, il Centro studi ha contattato un ampio numero di compagnie assicurative, le cui offerte commerciali sono state successivamente analizzate e selezionate». Il riferimento per tutti sono alcuni requisiti minimi indicati dallo stesso Consiglio nazionale. Le polizze aderenti a quello schema sono state presentate dalle società Aec Broker, Aon Spa, Gava Broker, Generali, Link Broker e Marsh. Sei in totale. I contenuti delle polizze sono stati schematicamente riassunti in due diversi prospetti: il primo contiene le condizioni contrattuali ed i prezzi praticati da Aec, Aon, Gava, Link Broker e Marsh; il secondo riassume l'articolato contenuto della sola proposta commerciale pervenuta dalle Assicurazioni Generali.

Stando all'analisi del Centro studi, i contenuti principali delle offerte commerciali «appaiono sostanzialmente simili». Quindi, le clausole che regolano i contratti sono nella sostanza sovrapponibili. Le differenze più evidenti sono rilevabili in termini di prezzo, in conseguenza, oltre che delle diverse scelte commerciali poste in essere dagli operatori, del diverso ammontare della franchigia e del massimale assicurativo, della durata della retroattività, dell'inclusione o esclusione di determinate attività o opere dalla copertura, del maggiore o minore livello di personalizzazione dell'offerta richiesto dal singolo iscritto. Solo Aon e Link Broker hanno previsto offerte specifiche per i giovani iscritti.

I tre parametri più importanti sono, quindi, il premio che viene versato ogni anno, il massimale entro il quale c'è la copertura e la franchigia, che fissa una soglia a carico dell'assicurato. Facciamo, allora, il caso di un piccolo professionista che fattura 50mila euro all'anno. Con Aec, per un massimale di 250mila euro dovrà pagare un premio di 241 euro con franchigia a 2.500 euro. Aon per la stessa copertura e la medesima franchigia richiede invece un premio annuo di 343 euro. Gava broker ha una soglia di fatturato leggermente diversa: entro 45mila euro per un massimale di 250mila bisogna spendere 380 euro all'anno, con una franchigia di mille euro. Link broker chiede 261 euro con franchigia a 2.500. Marsh 290 euro con franchigia a mille. Diversa la struttura dell'offerta di Generali. I massimali considerati sono in generale più alti. Un ingegnere civile che fattura tra i 25mila e i 50mila euro paga per un massimale da 500mila euro 810 euro di premio. La franchigia è costituita da uno scoperto del 10% con il minimo di mille euro.

Passiamo alle offerte riservate ai giovani. Con Aon sotto i 35 anni un ingegnere che fattura meno di 30mila euro paga per una franchigia di mille euro e un massimale di 250mila euro un premio da 210 euro. Differente la struttura dell'offerta di Link broker, che fissa il massimale a 250mila euro ma il fatturato massimo a 25mila e la franchigia a 2.500 euro. Per questa combinazione di offerte, sarà necessario pagare 145 euro in totale.


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A oltre due anni dall'entrata in vigore dell'obbligo di assicurazione sono pochi gli operatori rimasti in piedi: Aec broker, Aon spa, Gava broker, Generali, Link Broker e Marsh
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Fabrizio Callarà

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Anche un elemento non portante può essere "gravato" e dunque aiutare a sostenere il solaio soprastante. Per sapere se è così basta una semplice prova. Cosa può insegnarci il crollo di Roma e l'idea di ripensare al fascicolo del fabbricato.

Rileggendo gli articoli relativi ai crolli dei fabbricati verificati nel 1959 a Barletta, in via Canosa, o nel 1998 a Roma, in via di Vigna Jacobini o ancora nel 1999 a Foggia, in via Giotto, e comparandoli con quelli apparsi in questi giorni sulla carta stampata, si riesce quasi a sovrapporli, con le loro denunce, avvertimenti, consigli sul modo di operare nel caso di ristrutturazione dei fabbricati, quasi come se questi quindici anni fossero trascorsi invano.

Il grande assente, oggi come ieri, è il «fascicolo del fabbricato», una sorta di cartella clinica preventiva, in grado di avvertire proprietari, amministratori, tecnici e funzionari, dell'iter metodologico corretto da seguire, per evitare l'insorgere di dissesti e crolli.
Riconsiderare la positiva funzione del fascicolo del fabbricato e quella della sua riproposizione, è forse un tema di attualità da non sottovalutare.

Al di la delle polemiche sul fatto di cronaca e sulle supposizioni - non ancora certezze - circa le cause o le concause del crollo, il tema che torna ad affacciarsi prepotentemente, è quello della conoscenza dal quale mutuare le esortazioni «Conoscere per intervenire» ovvero «Conoscere per non intervenire», con ciò intendendo come non si abbiano mai ad eseguire lavori senza un adeguato progetto, né progetti senza la dovuta conoscenza.

Nel caso di cui parliamo, sembrerebbe dalle notizie di stampa - e il dubitativo è d'obbligo - che l'eccesso di sovraccarichi al sesto piano, unito alla demolizione di alcuni "tramezzi" al quinto piano, abbiano originato il cosiddetto coordinato/disposto che ha prodotto il crollo.
In particolare si richiama l'attenzione sul fatto per il quale: i "tramezzi" o quelli ritenuti tali, in realtà possano in taluni casi contribuire, in misura variabile, al sostegno dei solai soprastanti e che, quindi, prima di rimuoverli, occorra verificare l'esistenza o meno di questa circostanza e procedere con cautela ed avvedutezza.

Come? Ciò che si deve fare è molto semplice e ampiamente descritto nell'articolo «Edifici a rischio, si controllano così» (P. Rocchi, in Edilizia e Territorio, Sole 24 ore, 20/25 dicembre 1999), ove in particolare si fa riferimento alle «prove di carico nelle murature».

Questo può risultare un punto cardine relativo all'accadimento in ispecie, infatti, attraverso codesto semplice accertamento strumentale - consistente nell'inserire nel muro da indagare un martinetto piatto (una sorta di cric sottile) e misurare a seguito della sua azione il carico gravante sulla muratura stessa - è possibile stabilire se un "tramezzo" sia scarico e ,quindi, realmente tale - dunque sia possibile rimuoverlo - o invece risulti gravato, oltre che dal proprio peso, anche da quello del solaio/i soprastante/i e la rimozione, in questo caso, non sia possibile a meno di non porre in opera, preventivamente, elementi di sostegno alternativi.

Una sorta di uovo di Colombo, una pratica saggia ben nota agli addetti ai lavori, che il sottoscritto non si è stancato di ripetere, in ambito universitario, nei master, nei dottorati di Ricerca, nei corsi di formazione - obbligatori - per i tecnici del settore.

A margine di queste brevi considerazioni, per il caso in argomento, un nodo resta da poter sciogliere - a seguito di indagini, studi, verifiche approfondite - ovvero perché il piano sottostante a quelli crollati non abbia ceduto, nonostante il crescente trasferimento su di esso delle macerie dei piani soprastanti. Forse il percorso delle macerie si è orientato verso l'esterno? Non mera curiosità, ma ricerca di un ulteriore tassello di conoscenza da acquisire e di cui tener conto nelle considerazioni attinenti il processo di recupero statico-funzionale dei fabbricati.


* Ordinario di «Consolidamento degli edifici storici» presso la facoltà di Architettura della Sapienza di Roma
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