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Il datore di lavoro può leggere la mail aziendale del dipendente? Risponde l'Agenzia Investigativa EUROPOL, per contatti investigativi urgenti 340 5769 116
Questa, relativa alla possibilità, in capo al datore di lavoro, di apprendere i contenuti della mail aziendale utilizzata (magari in maniera inappropriata) da parte del dipendente,è una domanda molto diffusa. Cerchiamo di fare chiarezza: lo Statuto dei Lavoratori, Art. 4 comma 2) prevede che si possano installare gli strumenti di controllo, con i quali il datore di lavoro potrebbe monitorare l'attività del dipendente, solo previo accordo con i sindacati aziendali, o con la commissione interna o con l'Ispettorato del Lavoro.

Secondo la giurisprudenza, l'art. 4 dello Statuto dei Lavoratori si applica però solo a strumenti esterni allo svolgimento della prestazione lavorativa (ad esempio i sistemi di videosorveglianza), mentre la posta elettronica e la connessione Internet sono esclusi dall'ambito di applicazione della norma, in quanto strumenti necessari per l'adempimento, da parte del dipendente, della prestazione lavorativa.

Pertanto è lecito per il datore di lavoro controllare la posta elettronica aziendale, anche se in uso ai dipendenti, considerato il fatto che tanto la mail quanto internet sono strumenti di proprietà del datore, seppur a disposizione dei dipendenti. Restano in ogni caso fermi i diritti di riservatezza ed i principi di inviolabilità delle comunicazioni e l'attività di controllo da parte del datore di lavoro deve avere come unico scopo l'accertamento di condotte illecite del dipendente.
In tal senso si è espressa un'Ordinanza del Tribunale di Milano ( G.I.P. presso il Tribunale di Milano 10 maggio 2002, Sezione Penale) chiarendo che l'indirizzo di posta elettronica aziendale in uso al lavoratore viene assegnato "personalmente" al dipendente per l'esercizio delle proprie mansioni lavorative, senza però necessariamente essere a suo esclusivo uso, essendo per l'appunto "aziendale" e strumento di lavoro.
Secondo l'ordinanza del Tribunale di Milano, pertanto, non può configurarsi un diritto del lavoratore ad accedere in via esclusiva né al computer aziendale né all'e-mail aziendale; il lavoratore che utilizza la casella di posta elettronica aziendale si espone al rischio che anche altri lavoratori della medesima azienda possano lecitamente entrare nella sua casella di posta elettronica e detto rischio è consequenziale alle doverose ed imprescindibili conoscenze informatiche del lavoratore stesso che, proprio perché utilizzatore dello strumento informatico, non può ignorare tale evidente implicazione.

La sentenza della Cassazione 3 aprile 2002 n. 4746 pone i controlli, diretti ad accertare le condotte illecite dei dipendenti, al di fuori dell'ambito di applicazione dell'Art. 4 dello Statuto dei Lavoratori.
Una pronuncia del Tribunale di Torino (sentenza del 20 giugno 2006 Tribunale di Torino — Sezione distaccata di Chivasso, 20 giugno 2006 - 15 settembre 2006, n. 143, in Dir. internet, 2007, 275 ss. con nota di M. Violante, E-mail aziendale? Solo per lavoro) ha ribadito che se il datore di lavoro legge la posta elettronica del dipendente non si configura un controllo sulle attività del lavoratore, atteso che la mail aziendale è un mezzo di comunicazione messo a disposizione del lavoratore al solo fine di consentirgli lo svolgimento della propria attività lavorativa.

In particolare, l'accesso alla posta elettronica è possibile, nonchè legittimo, utilizzando una password la cui conoscenza sia stata in precedenza legittimamente acquisita dal soggetto preposto alla custodia delle parole chiave, pertanto un superiore gerarchico.

L'archiviazione della password consente, in caso di necessità urgenti ed in assenza del lavoratore, l'accesso al suo computer e ai suoi contenuti, per esigenze esclusivamente aziendali.

Il datore di lavoro, però, è chiamato dal Garante per la Privacy ad adottare ogni misura possibile per prevenire il rischio di utilizzi impropri, così da limitare i controlli sui dipendenti.

In estrema sintesi, quindi, i controlli effettuati dal datore di lavoro sulla posta elettronica aziendale, anche se utilizzata dai dipendenti, sono leciti in considerazione del fatto che la mail ed internet sono strumenti di proprietà del datore di lavoro, messi a disposizione dei dipendenti per lo svolgimento delle loro prestazioni lavorative. L'eventuale attività di controllo, indirizzata all'accertamento di condotte illecite del dipendente, però non è esente da limitazioni legate al diritto di riservatezza ed al principio di inviolabilità delle comunicazioni.
L'Agenzia Investigativa EUROPOL fornisce consulenza investigativa in ambito di infedeltà lavorativa ed aziendale e nel settore dei comportameti illeciti dei dipendenti, richiedi subito un preventivo chiamando lo 0532 2068 36 o via mail cliccando qui, la preanalisi per la convenienza o meno ad effettuare un'investigazione per infedeltà dei dipendenti è gratuita.
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Lecite riprese audiovisive per scoprire i furti dei dipendenti all'interno dell'azienda. Corte Appello Ancona n. 3122 del 17 febbraio 2015. Rivolgiti a Europol
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Dipendente infedele e concorrenza sleale
INFO LINE INDAGINI SU DIPENDENTI INFEDELI 340 5769 116

Il dipendente infedele, un problema aziendale grave. Gentili utenti, spesso accade che un'azienda abbia dipendenti infedeli che mettono a rischio l'integrità del patrimonio aziendale. Dovrebbero essere "scontati", certi principi, ma non è sempre così. Ogni dipendente ha, tra gli altri, l'obbligo di fedeltà nei confronti del proprio datore di lavoro, e se non lo rispetta è un dipendente infedele e per licenziarlo occorre provarlo.

Costituisce illecito ogni trattativa d'affari, da parte del dipendente in persona o tramite terze persone, in concorrenza con il proprio datore di lavoro, così come ogni eventuale divulgazione di notizie attinenti sia l'organizzazione che i metodi di produzione dell'azienda datrice di lavoro, così come fare uso di dette notizie in modo da recare pregiudizio al datore.
CONCORRENZA SLEALE DIPENDENTE INFEDELE: IL CODICE CIVILE
Ecco cosa recita esattamente il Codice Civile:

Articolo 2105 del Codice Civile - Obbligo di fedeltà

Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l'imprenditore, né divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.

E' pertanto fatto divieto al dipendente di trattare "affari" in concorrenza con l'azienda datrice di lavoro e di divulgare informazioni riservate attinenti all'organizzazione ed ai metodi produttivi scelti del datore di lavoro o di farne uso in modo da poter recare pregiudizio proprio all'azienda datrice di lavoro (obbligo di riservatezza). L'Art. 2105 c.c. che vieta al lavoratore le attività di cui sopra, parrebbe imporre al dipendente il dovere di fedeltà, come una sorta di dovere di condotta, tale da non pregiudicare la fiducia posta dal datore di lavoro sul lavoratore. Il dipendente, pertanto, deve astenersi non solo dalle condotte elencate (e vietate!) dall'Art. 2105 c.c., ma anche da qualsivoglia altro comportamento in contrasto con i suoi doveri o che possa anche solo lontanamente incrinare il presupposto fiduciario del rapporto di lavoro.

OBBLIGO DI FEDELTA' DEL LAVORATORE DIPENDENTE
L'obbligo di fedeltà del lavoratore, ad esempio, si manifesta in particolare riferimento allo svolgimento da parte del dipendente di attività, per conto proprio o altrui, a favore di terze persone, anche non in concorrenza con il datore di lavoro. Secondo la Cassazione, l'espletamento di attività altre durante le assenze per malattia (sentenza 4868/1986) o durante la fruizione di congedi parentali (sentenza 4079/1987) è a tutti gli effetti tassativamente vietato dall'Art. 2105 c.c.

Allo stesso tempo, sono considerati atti di infedeltà del dipendente tutti i comportamenti tenuti al di fuori dell'ambiente di lavoro, ma idonei a ledere il rapporto di fiducia lavorativa, vedasi esemplificativamente il dipendente di banca che emette assegni a vuoto (Cassazione 1143/1995)

CONCORRENZA SLEALE DIPENDENTE DIMISSIONARIO
Terminato il rapporto di lavoro, la concorrenza dell'ex dipendente può essere limitata unicamente da un patto di non concorrenza stipulato ai sensi dell'Art. 2125 c.c. o dal più generale divieto di concorrenza sleale, altrimenti si può parlare di libera iniziativa economica. A differenza del divieto di concorrenza, l'obbligo di riservatezza permane integro anche successivamente alla cessazione del rapporto di lavoro, per tutto il tempo in cui resta l'interesse dell'imprenditore a tale segretezza.

LICENZIAMENTO DIPENDENTE INFEDELE
La violazione dell'obbligo di fedeltà del dipendente consente al datore di lavoro di ricorrere al licenziamento per giusta causa ed il lavoratore è tenuto al risarcimento degli eventuali danni arrecati.

In ogni caso, la concorrenza sleale è attribuibile anche all'azienda concorrente che ha tratto vantaggio dall'infedeltà del dipendente, la Sentenza della Cassazione 5708/1985 stabilisce infatti che se il dipendente fornisce informazioni riservate, danneggiando il datore di lavoro, ad una impresa concorrente, quest'ultima è responsabile dell'illecito di concorrenza sleale.

DIPENDENTE INFEDELE GIURISPRUDENZA
E qui si può porre una breve considerazione incidentale: in una disciplina come il diritto del lavoro che nasce per limitare i poteri datoriali e riequilibrare una situazione originaria di squilibrio di potere, e quindi di possibili abusi, la giurisprudenza, almeno per ora, si occupa dell'abuso del diritto andando a sanzionare comportamenti abusivi dei lavoratori.

Ciò, a prima vista, potrebbe apparire quantomeno anomalo, ma non lo è, perché non è sempre rinvenibile una disciplina dettagliata dei limiti all'esercizio dei diritti dei lavoratori.

La Corte di Cassazione con una recente sentenza del 25.1.16, n. 1248 ha affrontato il tema dell'abuso di diritti da parte del lavoratore, peraltro già trattato anche in precedenza.

Si trattava di una vicenda in cui una dipendente dell'Agenzia delle Entrate contestava il licenziamento che le era stato irrogato a seguito del grave disservizio e disagio arrecato all'ufficio attraverso continue istanze di accesso agli atti, ventilate denunce penali, ricorsi e domande varie allo scopo di esercitare una pressione per ottenere il trasferimento ad altra sede.

I giudici di merito avevano respinto il ricorso della lavoratrice e la Cassazione ha confermato la sentenza di appello ritenendo che gli atti posti in essere dalla lavoratrice rappresentassero un esercizio abusivo degli istituti a tutela del lavoratore pubblico.

A tal fine gli atti dovevano essere considerati globalmente ed evidenziavano un'abnorme utilizzazione di procedure previste a tutela dei lavoratori con conseguente abuso di diritto.

La Corte richiama l'art. 54 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea che disciplina l'abuso del diritto, e costituirebbe norma di principio, e ritiene che le richieste della lavoratrice costituissero un azione di mero disturbo, causando disagi e danni sproporzionati all'ufficio.

Con l'occasione la Corte definisce anche il concetto di abuso del diritto precisando che «l'abuso del diritto non è ravvisabile nel solo fatto che una parte del contratto abbia tenuto una condotta non idonea a salvaguardare gli interessi dell'altra, quando tale condotta persegua un risultato lecito attraverso mezzi legittimi, essendo, invece, configurabile allorché il titolare di un diritto soggettivo, pur in assenza di divieti formali, lo eserciti con modalità non necessarie ed irrispettose del dovere di correttezza e buona fede, causando uno sproporzionato ed ingiustificato sacrificio della controparte contrattuale, ed al fine di conseguire risultati diversi ed ulteriori rispetto a quelli per i quali poteri e facoltà sono attribuiti».

La Cassazione, nell'individuare un abuso del dipendente, identifica quindi le caratteristiche dell'abuso del diritto con una formulazione ampia ed eterogenea, richiamando la lesione dei doveri di correttezza e buona fede, lo sproporzionato sacrificio della controparte, la deviazione rispetto allo scopo per cui i poteri e facoltà sono stati attribuiti, e precisando che si tratta di casi in cui apparentemente non sussistono divieti formali all'esercizio del diritto.

Nel corso del 2016 la Cassazione ha fatto riferimento sempre all'abuso del diritto in relazione ai permessi previsti dall'art. 33 della l. 104/92 di cui il lavoratore si era avvalso non per l'assistenza al familiare disabile, ma per attendere ad altra attività. Ma vediamo i dispositivi di alcune sentenze recenti:

Cassazione civile, sez. lav., 29/03/2017, n. 8131
Viola l'obbligo di fedeltà il lavoratore che presta attività a favore di terzi concorrenti
L'obbligo di fedeltà di cui all'art. 2105 c.c., integrato dai generali doveri di correttezza e buona fede di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c. nello svolgimento del rapporto contrattuale, deve intendersi come divieto di abuso di posizione attuato attraverso azioni concorrenziali e/o violazioni di segreti produttivi o come divieto di condotte che siano in contrasto con i doveri connessi all'inserimento del dipendente nella struttura e nell'organizzazione dell'impresa o che creino situazioni di conflitto con le finalità e gli interessi della medesima o che siano, comunque, idonee a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del rapporto (nella specie, la lesione dell'obbligo di fedeltà aveva assunto le forme della prestazione d'opera a favore di terzi concorrenti, che costituisce ipotesi paradigmatica di violazione degli artt. 2105, 1175 e 1375 c.c.).

Cassazione civile, sez. lav., 13/02/2017, n. 3739
Licenziamento per giusta causa: l'obbligo di fedeltà è più ampio e integrato dai canoni generali di correttezza e buona fede
Licenziamento - Giusta causa - Obbligo di fedeltà - Integrazione dell'art. 2105 c.c. con i generali obblighi di correttezza e buona fede - Necessità.
In tema di licenziamento per giusta causa l'obbligo di fedeltà è più ampio rispetto a quello risultante dall'art. 2105 c.c. atteso che tale obbligo deve essere integrato con gli obblighi di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c. che impongono al lavoratore di improntare la sua condotta al rispetto dei canoni generali di correttezza e buona fede.

Cassazione civile, sez. lav., 13/02/2017, n. 3739
L'impossessamento da parte del lavoratore di documenti aziendali riservati implica violazione dell'obbligo di fedeltà anche ove la divulgazione non avvenga
L'impossessamento da parte del lavoratore di documenti aziendali di natura riservata implica violazione dell'obbligo di fedeltà anche nell'ipotesi in cui la divulgazione non avvenga, perché impedita dall'immediato intervento del datore di lavoro. Il prestatore deve infatti astenersi dal compiere non solo gli atti espressamente vietati, ma anche quelli che, per la loro natura e per le possibili conseguenze, risultano in contrasto con i doveri connessi al suo inserimento nella compagine aziendale, ivi compresa la mera preordinazione di attività contraria agli interessi del datore di lavoro, potenzialmente produttiva di danno.

Sei un imprenditore e temi la concorrenza sleale di qualche dipendente infedele? L'Agenzia Investigativa EUROPOL fornisce consulenza investigativa ed indagini approfondite che ti consentiranno di scoprire l'infedeltà del dipendente, per licenziarlo per giusta causa. Richiedi subito un preventivo chiamando lo 0532 2068 36 o via mail cliccando qui, la preanalisi per la convenienza o meno ad effettuare un'investigazione aziendale per infedeltà del lavoratore e/o un'indagine aziendale per concorrenza sleale è gratuita.
Non aspettare di subire danni, fai controllare il tuo dipendente se temi che sia infedele! Operiamo in tutta Italiana senza problemi ed agli stessi costi.
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Servizio Antifrode Europol Investigazioni
Info line servizio antifrode Europol Investigazioni: 340 5769 116

Europol Investigazioni, agenzia investigativa nazionale, ha uno specifico settore destinato alla prevenzione delle frodi e delle truffe, attivo sia per privati che per aziende.

TRUFFE IN ITALIA: QUALI SONO LE PIU' COMUNI
Il numero delle truffe, tentate e riuscite, sta assumendo delle proporzioni veramente preoccupanti in Italia. Il panorama dei truffatori e della loro operatività è quanto mai variegato: si va dal truffatore che spaccia di operare per conto di un ente benefico, a quello che vende gioielli falsi, a quello che propone investimenti finanziari mirabolanti (spesso spacciandosi per essere un funzionario incardinato in un famoso istituto bancario). Si va dalla finta agenzia di assicurazioni alla falsa agenzia di viaggi, dal finto prete in cerca di fondi per le missioni, alla ragazza avvenente (magari conosciuta in chat) che totalizza l'ennesimo matrimonio di lucro con qualche inconsapevole (e ricco!) uomo, dalla signora che vende combinazioni vincenti al superenalotto, al manager che vende investimenti immobiliari vantaggiosi (e inesistenti). Inoltre vi sono le truffe attualmente più diffuse, quelle del finto consulente finanziario che promette grandi guadagni con operatività di trading online.

Se temi di subire una truffa, se non sei sicuro di un affare che ti hanno proposto, se vuoi verificare se quello che ti viene detto è vero o falso, contatta Europol Investigazioni e sarai tutelato da esperti investigatori che ti aiuteranno a sventare la truffa in tuo danno.
TRUFFE E FRODI: LE MODALITA' PIU' COMUNI
Sono talmente tanti gli aspetti e le modalità con cui i truffatori pongono in essere le loro azioni che non basterebbe un volume universitario per parlare di tutto ciò. Dagli studi di Europol, agenzia investigativa da oltre vent'anni, nell'ambito del servizio investigativo antifrode, sono però emerse alcune costanti:

a) la collaborazione incolpevole del truffato che, in un eccesso di buona fede e nella convinzione di avere dei vantaggi, si fida di promesse incredibili, facilmente smontabili solo ponendovi un'ordinaria attenzione;
b) l'assoluta mancanza di informazioni riguardo alla persona ed alle proposte del truffatore. Se solo il potenziale truffato facesse effettuare una breve indagine informativa sul soggetto che gli propone l'affare e sull'affare proposto, con costi molto più bassi di quel che non si creda, sarebbe possibile evitare, scansando la truffa, ingentissime perdite economiche.
c) L'assoluta impossibilità di recuperare le somme truffate: la lentezza del conseguente procedimento penale, l'insussistenza concreta delle pene erogate per i reati di truffa, l'assoluta impossidenza esistente in capo ai truffatori; rendono concretamente impossibile al soggetto truffato recuperare alcunché. I soldi truffati non tornano mai indietro!
Nasce pertanto l'esigenza di prevenire tali fenomeni. Europol, agenzia investigativa nazionale, ha un'apposita sezione antifrode in grado di poter mettere in luce i tentativi di truffa che si possono presentare. Il servizio anti frode viene erogato su tutto il territorio nazionale ed estero, in tempi rapidi ed a costi accessibili. Con tale servizio antifrode sarà possibile evitare di subire perdite economiche che in molti casi (pensiamo agli investimenti finanziari effettuati con soggetti non abilitati) possono rovinare completamente l'inconsapevole truffato. Agenzia investigativa Europol, può aiutare chiunque tema di subire una truffa, effettuando le indagini antifrode e contribuendo a diminuire la possibilità che un soggetto subisca una truffa.
Per ogni esigenza investigativa e di indagine in ambito di truffa tentata o subita, chiama il numero 0532 2068 36 o 340 5769 116 oppure scrivici cliccando qui, ti forniremo subito una consulenza investigativa ed un preventivo gratuito. Siamo operativi sull'intero territorio nazionale ed effettuiamo anche indagini estere.
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COSTITUIRE LTD INGHILTERRA
Costituire ltd Inghilterra. Gentili lettori: di seguito (ed in continuo aggiornamento) una lista di risposte alle vostre domande di approfondimento più consuete in tema di costituzione di ltd Inghilterra e di gestione di ltd.

Per informazioni ulteriori per costituire una ltd Inghilterra, info-line +39 0532 2400 71 oppure scrivici, clicca qui.
L'elenco delle domande e delle risposte è in continuo aggiornamento e deve essere considerato solo esemplificativo, non esaustivo, e non può in nessun modo sostituire una consulenza od un parere professionale, né nessuna decisione deve essere presa in base alle sottoelencate risposte, specialmente in materia di diritto societario internazionale ed in materia di costituzione di ltd Inghilterra.

Dove paga l'IVA - Imposta sul Valore Aggiunto (VAT - Value Added Tax) una Società Ltd con sede in Inghilterra ma fiscalmente italiana, intesa come società che opera in Italia tramite una stabile organizzazione?
Una ltd inglese, ma anche maltese (cambia solo il luogo degli adempimenti, Malta anziché l'Inghilterra) ma con residenza fiscale in Italia e stabile organizzazione ivi, pagherà l'IVA in Italia, similmente a qualunque altra società residente in Italia. Se invece la Società ltd dovesse svolgere concretamente (e non fittiziamente!) attività operativa in Gran Bretagna, potrebbe chiedere un numero di Partita IVA (VAT) al Fisco inglese, quando il suo fatturato annuo superi le £ 85.000,00, e conseguentemente regolare i suoi conti solo con il fisco inglese, salvi gli ulteriori adempimenti previsti dal fisco italiano per quanto concerne l'eventuale attività espletata in Italia. L'Aliquota Ordinaria IVA (VAT) attualmente in vigore nel Regno Unito è del 20% (venti per cento).

Attenzione: questo dell'IVA è un argomento molto delicato e bisogna porre particolarissima attenzione a non ricadere nel fenomeno dell'esterovestizione. Lo Studio Legale Internazionale Bertaggia è in grado di assistere la sua clientela per fare loro ottenere l'apertura di un numero di partita I.V.A. (V.A.T. Number) in Gran Bretagna.
Come si deve fare per richiedere la Partita IVA (VAT) in Inghilterra?
Il fisco Inglese prevede, un'agevolazione - inesistente in Italia - per le Company di ridotte dimensioni che operano esclusivamente nel ramo dei servizi, sia nel Regno Unito sia all'estero, e non raggiungono un fatturato annuo di 85.000 Sterline (2017/2018) -. Vi è quindi l'inesistenza di presunzioni di reddito (come in Italia) e vi è la possibilità di operare senza richiedere la Partita IVA (VAT) e, quindi, di non dover adempiere agli obblighi fiscali che la posizione IVA richiederebbe. Solitamente però, secondo la mentalità inglese, abituata alla realtà e non ai sotterfugi, è strano che una Società ltd che stà al di sotto di tale soglia richieda la Partita IVA (VAT) e, quindi, in presenza di domande fuori soglia, l'ufficio fiscale inglese, l'HMR&C (HM Revenue & Costums) potrebbe richiedere ulteriori informazioni per controllare l'effettiva operatività della società, esistenza di una sede operativa, rapporti commerciali e quanto di loro interesse. Il tempo necessario per ottenere il numero di Partita IVA (VAT) varia dalle 9 alle 12 settimane.

Come faccio ad emettere le fatture in Inghilterra?
Premettendo che per fatturare dall'Inghilterra occorre operare commercialmente, in maniera reale, dall'Inghilterra, e senza che questo commento significhi una consulenza, specifichiamo che le fatture vengono emesse:

in UK senza IVA (VAT) se la Company non possiede la posizione VAT, e con IVA se invece possiede il numero di Partita IVA, però;

all'interno della Comunità Europea, quindi, anche verso clienti italiani:

a) senza IVA se verso persona giuridica con regolare Partita IVA nel proprio paese di residenza fiscale;

b) con IVA verso persona fisica o con soggetto comunque non in possesso di una partita IVA;

c) con IVA verso persone fisiche e giuridiche con residenza fiscale in paesi non facenti parte dell'Unione Europea.

Le fatture emesse da una ltd Inghilterra sono fiscalmente detraibili?
Ovviamente la risposta è positiva, trattandosi di fattura che proviene dall'Unione Europea. Il Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord non è un paese a fiscalità agevolata né risulta essere in black list. Dopo la "brexit" rivedremo questo concetto. Ad oggi le cose stanno così.

Le fatture emesse da una ltd Inghilterra sono contestabili dall'autorità fiscale italiana?
Le fatture emesse da una ltd inglese (o di altra giurisdizione estera white list) sono consone alla normativa sia italiana che comunitaria purché, ovviamente, non siano fatte a fini elusivi del fisco italiano e la ltd operi effettivamente in territorio straniero. In altre parole: non si può operare in Italia e fatturare dall'estero, è illecito e contro ogni norma interna ed internazionale. Lo Studio Legale Internazionale Bertaggia è in grado di fornire l'adeguata consulenza e gli adeguati strumenti operativi per operare nel pieno rispetto della normativa tributaria italiana ed internazionale applicabile al caso concreto del cliente.

Posso operare soltanto in Italia con la ragione sociale di una ltd Inglese?
Questa è la domanda regina: molti vogliono (e credono) sia lecito operare in Italia con una ltd, evitando in questo modo di pagare le imposte in Italia. Non si può. Leggi i nostri articoli in proposito, clicca qui, qui e qui. Si potrà però utilizzare una Società Limited Inglese per operare solamente in Italia, purché si apra o un'unità locale della ltd ovvero una stabile organizzazione della ltd medesima. Fatti questi obbligatori adempimenti, quindi, la struttura italiana sarà soggetta alle tassazioni ed agli adempimenti fiscali italiani.
LTD IN INGHILTERRA: CHE VANTAGGI HO?
La Società Limited resterà comunque, assoggettata alle più vantaggiose regole inglesi, sia per quanto riguarda il suo funzionamento generale come ad esempio il capitale sociale, il trasferimento delle quote, che per la possibilità, una volta pagate le imposte in Italia, di trasferire nella legalità somme di danaro in U.K. Inoltre lavorando seriamente e conformemente alle regole con una ltd Inghilterra, si potrà effettivamente internazionalizzarsi e riuscire ad operare ovunque nel mondo, sfuggendo all'asfittico ed ipertassato mercato italiano.

Le ltd Inghilterra con unità locale o stabile organizzazione in Italia hanno l'obbligo di attivare e comunicare l'indirizzo PEC (Posta Elettronica Certificata) al Registro Imprese ?
Ovviamente sì per ogni sede secondaria iscritta alla CCIAA competente per territorio, ai sensi e per gli effetti dell'art. 2508 del codice civile relativo alla pubblicità degli atti societari, atteso che la PEC si configura come obbligo di legge.

Al contrario detto obbligo non sussiste per le mere unità locali di imprese estere, ma prive di una rappresentanza stabile in Italia e di conseguente operatività, in quanto non sono iscritte nel Registro Imprese e non sono pertanto tenute a tali adempimenti.

Attenzione: le unità locali di aziende estere sfornite di stabile organizzazione non possono operare sul mercato italiano e non possono quindi effettuare nessun tipo di affare.
Posso costituire una ltd Inglese con, in territorio italiano, solo l'ufficio di rappresentanza?
La risposta a questa domanda è positiva, bisogna però porre particolare attenzione a molti fattori, al fine di evitare di incorrere in problematiche fiscali anche rilevanti. La normativa italiana attualmente vigente, infatti, non definisce esattamente l'istituto dell'Ufficio di rappresentanza (Branch o Bureau de Liason) di una società estera in Italia, per la quale, la prassi interpretativa comunemente applicata, rinvia ai modelli O.C.S.E.; si considera quindi Ufficio di Rappresentanza una sede fissa sul suolo italiano che svolga funzioni meramente ed esclusivamente promozionali e pubblicitarie, di raccolta di informazioni, di ricerca scientifica o di mercato, ad esclusione completa di qualsiasi tipo di attività produttiva o di vendita vera e propria. L'Ufficio di Rappresentanza, al fine di essere in regola con la legge, deve avere esclusivamente una funzione ausiliaria o preparatoria per la penetrazione dell'impresa straniera sul mercato nazionale italiano, non può svolgere attività produttive o commerciali o di vendita o di consulenza o di gestione d'affari: nulla che non sia esclusivamente una presenza statica di mera rappresentanza pubblicitaria e promozionale. In estrema sintesi, dunque, l'Ufficio di Rappresentanza deve svolgere soltanto un'attività promozionale della società, senza esercitare direttamente alcuna attività imprenditoriale (di produzione o di vendita o di commercio o di consulenza), costituendo un mero centro di costo il cui responsabile non ha alcun potere di decidere o di impegnare la società di fronte a terzi; nel rispetto pedissequo ed assoluto di tali condizioni, l'Ufficio di Rappresentanza non subisce alcuna imposizione fiscale, dato che l'Ufficio di Rappresentanza non produce alcun reddito, mentre i suoi costi sono normalmente integralmente deducibili per l'impresa madre. A

Attenzione: non pensare mai di tentare di utilizzare l'Ufficio di rappresentanza per lavorare in Italia con una ltd senza stabile organizzazione! Si avranno solo problemi fiscali e penali.
Per ulteriori informazioni e per preventivi e consulenza in materia di ltd Inghilterra e Malta, +39 0532 2400 71, oppure scrivici, per avere informazioni in ambito di costituzione di ltd. info@avvocatobertaggia.org

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In permesso con la Legge 104, ristrutturava casa propria: operaio metalmeccanico condannato.
Pronto intervento anti abusi legge 104: 340 5769 116 COME DENUNCIARE ABUSO LEGGE 104 LICENZIAMENTO

Avrebbe dovuto avvalersi dei permessi concessi dalla Legge 104/92 per assistere l'anziano padre, ma il datore di lavoro, insospettito, si rivolge agli investigatori privati, dell'Agenzia Investigativa EUROPOL, che lo pedinano e lo fotografano negli orari di permesso, scoprendolo a ristrutturare casa.

Il Tribunale ha così condannato ad un anno di reclusione e al risarcimento dei danni all'Inps e alla datore di lavoro, M.C., un operaio di Bologna, dipendente infedele, licenziato nel 2011.

L'uomo, un operaio metalmeccanico di Bologna, è accusato di truffa ai danni dello Stato. A giugno del 2011 chiese ed ottenne la possibilità di assentarsi dal posto di lavoro in permesso ex lege 104 del 1992 per assistere l'anziano padre, ma pedinato e fotografato dagli investigatori privati di EUROPOL investigazioni, venne sorpreso a ristrutturare casa proprio mentre si avvaleva dei permessi assistenziali.
Il datore di lavoro, che per i falsi permessi della legge 104 ha già licenziato e denunciato altri dipendenti infedeli, anche in quell'occasione incaricò gli investigatori privati dell'Agenzia Investigativa EUROPOL di seguire l'operaio e verificare che utilizzasse i permessi realmente per assistere il padre.
Qualche giorno di appostamenti e di pedinamenti sono stati sufficienti per dimostrare che, in realtà, l'operaio, in permesso ex lege 104, tutto faceva tranne che l'assistenza al padre, tanto che addirittura ristrutturava la propria abitazione.

ABUSO LEGGE 104 LICENZIAMENTO
E ancora una volta la Cassazione condanna l'uso strumentale e fraudolento dei permessi ex lege 104 del 92.

Chi si assenta dal posto di lavoro in permesso assistenziale, quindi per assistere un familiare portatore di grave handicap, non può andarsene alle terme, in vacanza, a tagliare la legna, a ristrutturare casa, a giocare a calcetto, ad allenarsi per la maratona... Per questo la Cassazione ha confermato che è legittimo il controllo occulto da parte del datore di lavoro che decide di assumere un detective privato e far pedinare il dipendente infedele per raccogliere le prove del comportamento illecito e procedere con il licenziamento. Le prove ottenute dagli investigatori privati sono molto importanti ai fini del licenziamento del dipendente che abusa dei permessi della legge 104.

L'Agenzia Investigativa EUROPOL fornisce un preciso e puntuale sistema di indagini anti abuso legge 104, richiedi subito un preventivo chiamando lo 0532 2068 36 o compila il modulo contatti per effettuare un'indagine sul dipendente in permesso ai sensi della legge 104/92 cliccando qui, la preanalisi per la convenienza o meno ad effettuare un'investigazione anti assenteismo è gratuita.
www.europolinvestigazioni.com

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Autore. Europol Investigazioni SRL - Titolo Abusa dei permessi ex lege 104/92: licenziato, in www.europolinvestigazioni.com

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