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Elizabeth Sunday
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Se hai un sogno, perchè aspettare? Se davvero vuoi fare qualcosa non aspettare e inizia a farla. Subito.
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Non ho mai avuto paura di inseguire i miei sogni. Ho sempre avuto le idee abbastanza chiare su ciò che volevo, nonostante avessi sempre avuto tanti interessi. Mia mamma mi dice sempre: “Durante l’università hai perso tanto di quel tempo facendo corsi e stupidaggini che avresti potuto finire nella metà del tempo.” Come darle torto? I miei molteplici interessi e le molte curiosità mi portarono a tentare tante strade: quella dell’insegnante, della modella, dell’attrice di teatro, della grafica pubblicitaria, della volontaria in Africa. Alla fine, però, anche le stupidaggini mi portarono dove il destino avrebbe voluto. Il destino, si sa, va aiutato a trovare la sua strada, e solo un atto di coraggio può portare a ciò che siamo destinati. Un atto di coraggio nel troncare una relazione che ci peggiora la vita anziché arricchircela; nel fare quel viaggio da soli che abbiamo sempre sognato; o nel liberarci di un lavoro che non amiamo più e ci tarpa le ali.

Bisogna essere liberi di sperimentare e di tentare, liberi di sbagliare. A volte, lasciare un lavoro a tempo indeterminato può essere la via per diventare se stessi e ritrovare la gioia.

Elizabeth Sunday
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"Da un lato l'età pensionabile a 67 anni, dall'altro la mia libertà. Con una fiducia incrollabile che la Provvidenza aiuti sempre chi segue il cuore con coraggio e determinazione, inoltrai le dimissioni"

#cambiarevita
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Se vuoi fare un viaggio in Oman, ecco la lista dei 5 luoghi da non perdere durante la tua vacanza!
Sono in Oman dal 2012: ti fidi di me?

#Oman
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NON ASPETTARE MAI DOMANI.
Elizabeth Sunday
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COME SUPERARE UN LUTTO - DALLA MORTE DI MIO PADRE ALLA VITA
Un anno fa oggi, dopo che la notte avevo visto all’improvviso un lampo di luce davanti al suo letto mentre tenevo la sua mano nella mia, mio padre fece un lungo, ultimo respiro, affidandosi poi a un angelo che lo accompagnò verso la luce che lo stava aspettando.
Bisogna lasciarli andare.
Gli avevo detto: “Grazie papà per tutto ciò che hai fatto per noi.” Quando sono ormai tra la vita e la morte, aspettano un cenno da parte nostra. Perché loro sono pronti, siamo noi che non lo siamo.
Lui stava aspettando solo quelle parole, e dopo pochi minuti si è lasciato portare via, abbandonandosi completamente a ciò che sta in alto. Noi, in basso, rimaniamo a completare la nostra vita terrena, con un dolore in più, come se ci avessero amputato una gamba, un braccio, un piede. La vita è più dura senza un arto, si fa fatica a ricominciare a camminare, il terreno diventa incerto, le scale traballano, il pavimento scricchiola. Non c’è bastone che ci possa sostenere, sono tutti o troppo lunghi, o troppo corti, o troppo sottili.
Quando mio padre lasciò il suo corpo fisico, fu come se un macigno lasciò il mio. Avevo lottato con lui – e con me, mia madre e mia sorella – per sei mesi. In realtà la lotta era durata solamente qualche mese: avevamo provato tutte le strade possibili affinché il suo male potesse essere sconfitto; ma quando vidi che non sortivano l’effetto sperato, capii che eravamo noi che lo volevamo disperatamente aggrappato alla vita.
La sua anima aveva già scelto il momento per andare, il suo viaggio con noi si stava concludendo e il momento più bello lo stava aspettando.
Se stessimo per partire e se ci attardassimo perderemmo l’aereo, non ci arrabbieremmo forse con chi ci trattiene e ci fa perdere tempo?
Così l’anima di chi sta per avventurarsi in un nuovo viaggio: non ha voglia di tergiversare ancora in faccende terrene, e così non reagisce alle cure. “Lasciatemi andare!”, sembra dirci.
Chi muore ha bisogno di aria.
Se tu vedessi qualcuno in corsa verso la libertà, cercheresti di frenarlo o lo lasceresti andare?
Tutto è impermanente.
La vera natura delle cose è che tutto cambia, non c’è nulla di vivente che non cambierà. Viviamo con l’ansia di controllare tutto ciò che ci accade, in un anelito verso il “per sempre”. Non insegniamo ai nostri bambini che tutto ha un inizio e una fine: le stagioni nascono e muoiono, un albero nasce e perisce, un gatto, gli uccellini, anche l’erba prima o poi secca. E che dire di un tramonto? Tutto viene e va, come il respiro. Non puoi avere una cosa senza l’altra.
L’ora della nostra morte non è certa, e la cosa più importante è l’aver amato e fatto del bene durante la nostra vita.
Il modo migliore per affrontare la perdita di una persona noi cara è ascoltare il proprio corpo. Se ci dice di dormire, dormiamo. Se ci dice di fare sport, facciamolo. Se ci dice di guardare il soffitto, distendiamoci – sul letto, su un prato – e lasciamo che sia. Prima dobbiamo accettare la perdita, darle il permesso di pervaderci, senza paura delle conseguenze. Poi verrà il tempo per lasciarla andare.
“Osservare coloro che combattono una malattia ci aiuta a capire che per vedere realmente chi siamo occorre cambiare tutto ciò che non è autenticamente noi. Quando guardiamo una persona che sta per morire, non vediamo più le sue colpe, i suoi errori, o le malattie su cui ci si focalizzava prima. In quel momento guardiamo solo loro, perché alla fine della vita diventano più genuini, più onesti, più loro stessi – proprio come i bambini o i neonati.” (Elizabeth Kubler-Ross e David Kessler, “Life lessons”).
La morte di mio padre mi ha insegnato che non potevo più rimandare: dopo due mesi distesa sul letto, capii che avrei dovuto mettere nel mio zaino i suoi insegnamenti – anche i rimbrotti, le arrabbiature, i musi lunghi – , e ripartire. Anche se il terreno ancora mi tremava sotto i piedi, ed ero senza un arto.
Quell’arto amputato era in realtà ciò che avevo messo nella valigia: il suo sorriso ad accogliermi quando tornavo a casa ogni volta che un viaggio terminava, a indicare che, se insegui le tue passioni e ciò che veramente sei, non puoi che essere sulla strada giusta.
Elizabeth Sunday
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Un libro da leggere per l'estate?

*IL MIO CUORE A GRAVITA' ZERO* di Carolina Dellonte

Pilota civile per dieci anni, quando le donne al comando degli aeroplani erano ancora una rarità e la loro presenza suscitava pregiudizi e meraviglia, opposizioni e simpatie, l'autrice racconta l’avventura di aeroporti e di città, di uomini e di destini, fino al tempo dolorante di una svolta di vita che la riporta sulla terra.

“Presi per molti anni altre strade che sì, da un lato fortificarono il mio carattere, ma che dall’altro mi allontanarono più volte da quello che era il mio desiderio principale; cioè fare parte del mondo degli aeroplani.”
La sua vita ebbe una svolta quando suo padre, senza dirle nulla, lasciò il suo curriculum presso un’agenzia di voli charter di Stoccolma.

La sua vita da quel giorno cambiò per sempre. Salendo dentro una cabina di pilotaggio “mi sentii perfettamente a mio agio, nessun dubbio che quello era ciò che più di ogni altra cosa avrei voluto fare.

Lì doveva prendere casa il mio destino."

Unica donna in una squadra di venti piloti, faticò non poco essendo questo, in Italia, un lavoro ancora di dominio maschile.

L’essere donna era sempre alla fine uno svantaggio.
Non tanto perché sei “donna” in un mondo fatto di uomini, ma perché, se sei brava, onesta e, diciamolo pure, incorruttibile, diventi un elemento fuori dal comune senso del controllo, e una donna fa sempre più paura di un uomo. (…) Farsi strada richiede molta più grinta e sacrificio di quella invece richiesta agli uomini.

Ho sempre reputato l’andare continuamente da qualche parte l’essenza della vita.
Per me la staticità, il rimanere nel proprio orto è come un non vivere.

Con gli anni la stanchezza mentale iniziò a farsi sentire: le difficoltà che le erano state illustrate all’inizio del suo addestramento si stavano rivelando per ciò che erano realmente: gelosie, invidie, paure e arroganza."
Un episodio doloroso turbò la sua serenità e la portò nel tempo a decidere di intraprendere percorsi nuovi.
Era giunto il momento di fare delle scelte: non tutto era necessario.

Era da tanto che aveva il desiderio di dare una svolta alla propria vita, di riprendere il volo, stavolta in modo diverso. Così si alzò da una panchina, un giorno a Parigi, dopo aver preso la decisione che l’avrebbe portata altrove e cambiò la sua vita:

“Per quando si pensa che l’amore sta morendo, quando pensi che sia veramente morto, in realtà in silenzio e nel dolore si sta trasformando in qualcos’altro.
L’amore non muore mai. Cambia solo l’oggetto delle sue attenzioni.
Anche quando crediamo sia svanito nel nulla in realtà sta solo aspettando che lo riconosciamo sotto le sue nuove vesti.”

Come scrisse Anais Nin,
SE NON AVESSI CREATO IL MIO MONDO, SAREI SICURAMENTE MORTA IN QUELLO DEGLI ALTRI.
Elizabeth Sunday
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Puoi permetterti di viaggiare?

Sì --> Prenota un biglietto aereo

No --> Smettila di comprare cazzate
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Ci sono momenti per fermarsi e momenti per viaggiare.

In questo momento, ad esempio, è il mio momento di non-azione. O meglio, di azione da casa.

Di ritmi lenti in cui mi sveglio prestissimo ma poi devo dormire al pomeriggio;

in cui lascio che l’inconscio mi parli attraverso i sogni notturni, in modo da capire dove sono bloccata e dove, invece, sto scorrendo leggera;

in cui voglio essere a casa alle sette di sera perché il programma di 30 giorni di yoga che ho intrapreso ha la priorità sul resto – voglio rimettermi in forma;

di cibo sano italiano e tanta acqua perché è questo che il corpo mi chiede;

di gatta da accarezzare perché mi è mancata;

di mamma con cui ridere insieme perché nonostante ridiamo anche quando siamo lontane, al telefono non posso vedere l’arco della sua bocca quando ride o l’odore buono che sprigiona dal suo collo;

di uccellini che mi svegliano al mattino con la brezza che arriva dalle tapparelle della mia camera;

di profumo di estate che è arrivata, di alberi con frutti succosi e l’unico cielo blu che ami di più al mondo;

di Techetechetè dopo cena, per ballare “Cicale” di Heather Parisi nel tinello rischiando di farmi uno strappo muscolare quando alzo la gamba (fatto), perché ballare è la cosa più bella del mondo;

di stare tutto il giorno con i capelli arruffati e i leggings con i buchi, che tanto il corriere di Amazon non si scandalizza;

di whatsapp spento tutto il giorno perché non voglio aggiungere distrazioni alle mie giornate;

di chiamate con le persone che contano, perché solo loro ti chiamano e non si limitano a mandare messaggi;

di libri da rileggere pescati a caso dalla mia libreria, per sognare su ciò che mi ha fatto sognare.

Fermandoti, permetti a te stessa semplicemente di essere.
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Perché se muoversi porta spesso a cambiare la propria vita, in certi momenti stare fermi può essere l’unica possibilità che abbiamo per rinascere.
Elizabeth Sunday
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All’Università tutti gli vogliono bene. Dicono che è «il simbolo della felicità». E allora gli studenti di Bristol hanno deciso di fare qualcosa per lui, che da anni pulisce aule e corridoi. E che a loro, ogni giorno, trasmette entusiasmo e positività.
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#VOLONTARIATO INTERNAZIONALE

Hai mai pensato che quelle che ti sembrano apparentemente coincidenze o eventi casuali, possono essere invece indizi, segnali che l’universo ti invia per indicarti qual è la strada più giusta per te? Quando ho iniziato a seguire queste tracce che, ti garantisco, sono presenti nella vita quotidiana di ognuno di noi, le mie giornate hanno iniziato ad assumere quasi l’aspetto di una caccia al tesoro.
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