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Cue Press
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DIECI ANNI DI PIM
2005-15 teatro e arti di uno spazio OFF
a cura di Roberto Rizzente con Antonella Cagali
www.cuepress.com/prodotto/dieci-anni-di-pim
Dal PiM Spazio Scenico al PimOff, una polifonia di voci racconta e indaga i primi dieci anni di vita di un teatro periferico, capace di trovare forze ed energie nei margini e nelle irregolarità.
Nato dalla passione trascinante di Maria Pietroleonardo, il Pim si è distinto per i coraggiosi tentativi di politica culturale, che hanno favorito la diffusione e la valorizzazione di esperienze artistiche innovative ed eterodosse, sempre facendo attenzione alla qualità ed etica delle proprie proposte.

Un libro ideato e curato con scrupolo dall’autore, giornalista e critico di teatro Roberto Rizzente – firma di «Hystrio» e Premio Nico Garrone 2012 – che si è avvalso della preziosa collaborazione di Antonella Cagali, ex editor della Ubulibri di Franco Quadri.
Dieci anni di Pim
Dieci anni di Pim
cuepress.com
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Premio Nico Garrone 2015 a Cue Press

Per aver intercettato con intelligenza e sensibilità il bisogno di innovazione dell’editoria teatrale, convertendola in formati ‘virtuali’ moderni. Tale iniziativa ha permesso a libri preziosi – usciti ormai dai cataloghi sempre più divoranti e frettolosi del cartaceo – di tornare ‘in scena’, ovvero in lettura per appassionati e studenti. Dai testi miliari di Appia e Craig alla solida saggistica di studiosi come Franco Ruffini e Nicola Savarese. Percorsi e meditazioni di-su-e-intorno al teatro che si nutrono anche dell’oggi, con una scelta oculata di autori da (ri)scoprire, primo fra tutti lo spettinato e caustico argentino Rafael Spregelburd, la voce poetica e modulata di Elena Bucci, le albe svelate da Martinelli e Montanari e quel Totò e Vicè di Franco Scaldati, paesaggio di ombre e di altrove che proprio qui a Radicondoli ebbe con Enzo Vetrano e Stefano Randisi una rappresentazione suggestiva e piena di echi presso il piccolo cimitero del paese.

L’imbeccata, il suggerimento, la battuta d’entrata – come suggerisce il nome inglese «cue» scelto dall’intraprendente ribalta digitale capitanata da Mattia Visani – diventa così la parola d’ordine per entrare nei magici meccanismi del teatro, per riflessione o alito poetico. Un viaggio immateriale ed elettrizzante che sa farsi anche cicerone in territori diversi come con le guide teatrali in altre città, da Parigi a Tunisi, passando per Milano. Editoria elettronica ed elettrizzante per far comparire nel cassetto (dello schermo) quel libro sognato invano da troppo tempo.

ANCT – Associazione Nazionale Critici di Teatro
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TEATRI ROMANI
Gli spettacoli nell’antica Roma
di Nicola Savarese
http://www.cuepress.com/prodotto/teatri-romani/
Un testo imprescindibile per conoscere e capire le forme del teatro antico, lo spettacolo dell’antica Roma. Il libro è diviso in cinque parti dedicate rispettivamente: alla genesi delle forme spettacolari (il teatro ellenistico e il teatro romano, le origini etrusche e i giochi, letteratura, religione e politica); agli spettacoli (nella Repubblica, nell’Impero, la tragedia, i gladiatori, lo sport, la giustizia come spettacolo); agli attori (chi sono, le tecniche, le associazioni e il teatro come professione); ai drammaturghi (la mentalità, Plauto, Terenzio); agli spettacoli fra politica e religione (aspetti economici e politici degli allestimenti, il teatro nelle città pagane, il teatro e il pensiero cristiano antico). Nella lunga introduzione e nell’epilogo, Savarese descrive il mondo dei giochi e degli spettacoli a Roma e nell’Impero: un mondo molto diverso dalle ricostruzioni accademiche e dei classicisti. Il teatro, ovvero lo spettacolo dei ludi più a buon mercato e perciò più replicato, fuoriuscito dall’ambito religioso dei greci, si afferma, per la prima volta in Occidente, come arte dell’attore e della scena.
Teatri romani
Teatri romani
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GLI AUTORI - NICOLA SAVARESE
Studioso delle relazioni fra teatro occidentale e teatri orientali, ha insegnato Storia del Teatro nelle università di Kyoto, Montreal, Parigi, Lecce, Bologna e Roma Tre. Ha lungamente viaggiato in Oriente e soprattutto in Giappone dove ha vissuto due anni. È stato invitato per un anno al Getty Research Institute di Los Angeles come guest scholar. Dalla fondazione, nel 1980, è membro permanente dell’ISTA (International School of Theatre Anthropology) diretta da Eugenio Barba. Sul rapporto fra teatri occidentali e asiatici ha pubblicato: “Teatro e spettacolo fra Oriente e Occidente” (Roma-Bari 1992, vincitore nel 1994 del Premio Pirandello e del premio Diego Fabbri; tradotto in inglese col titolo di “Eurasian Theatre”, Wroclaw 2010). In collaborazione con Eugenio Barba ha scritto “L’arte segreta dell’attore. Un dizionario di antropologia teatrale” (Bari 2011, prima ed. 1983) tradotto in varie lingue. Ha curato a Roma, all’interno del Colosseo, la mostra archeologica “In Scaena”, sul teatro romano antico (catalogo dallo stesso titolo, Milano, 2007).
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LA CALANDRIA
Commedia e festa nel Rinascimento
di Franco Ruffini
www.cuepress.com/prodotto/la-calandria
“La Calandria” di Bernardo Dovizi da Bibbiena fu rappresentata per la prima volta a Urbino il 6 febbraio 1513. Tutto contribuisce a fare di questo evento un archetipo di teatro, nei valori globali che il teatro assume nella civiltà del Rinascimento: dalla personalità dell’autore, maestro del comico nel Cortegiano, alla qualità della sua commedia, tra i primi e più duraturi capolavori della drammaturgia, alla scena prospettiva, attribuita a Girolamo Genga, alla emblematica figura dell’apparatore – Baldassar Castiglione – che realizzò anche gli intermezzi. Tutto sullo sfondo della corte di Urbino, crocevia tra la cultura lombardo-padana e quella toscano-romana. Dell’evento urbinate questo libro propone uno studio complessivo, attento alle emergenze teatrali delle diverse componenti, ma anche alle loro radici, che affondano spesso in altri ambiti della cultura. Apre il volume la ricostruzione del programma iconologico della Stufetta del Bibbiena, realizzata da Raffaello. Vi convivono il tempietto pagano e l’intimo, compiaciuto, spazio di riflessione: un luogo, la cui complessità aiuta a rintracciare nella commedia intrichi ben più profondi di quelli tra Calandro e Fessonio o tra Livio e Santilla. Le sensuali figure della Stufetta, stravolte in parodia nella commedia, riaffiorano negli intermezzi, autentica epitome del neoplatonismo. Sotto l’evasività dell’intrattenimento mondano. Le scene e l’apparato della sala intrecciano i loro aspetti di funzionalità al teatro con l’esegesi di Vitruvio con l’idea di città: stimoli mentali, più che modelli formali, all’iconografia. Il Bibbena, interrogato all’inizio attraverso le pareti della sua Stufetta si congeda, alla fine del volume, dagli affreschi delle Stanze vaticane, in cui lo ritrasse Raffaello. La complementarità di progetto e prassi, di realtà e utopia, nella cultura e nel teatro del Rinascimento è l’estrema risposta del suo sguardo alle domande di questo libro.
La Calandria
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GLI AUTORI - FRANCO RUFFINI 
Ha insegnato Discipline dello Spettacolo nelle Università di Bologna, Bari e Roma Tre. È stato uno dei fondatori dell’ISTA (International School of Theatre Anthropology), ideata e diretta da Eugenio Barba. Fa parte della redazione di «Teatro e Storia». Allo studio del Rinascimento (“Teatri prima del teatro. Visioni dell’edificio e della scena tra Umanesimo e Rinascimento”, Bulzoni, Roma 1983), ha affiancato quello del Novecento. Tra le sue pubblicazioni sull’argomento: “I teatri di Artaud. Crudeltà, corpo-mente”, Il Mulino, Bologna 1996; “Stanislavskij. Dal lavoro dell’attore al lavoro su di sé”, Laterza, Roma-Bari 2003; “Craig, Grotowski, Artaud. Teatro in stato d’invenzione”, Laterza, Roma-Bari 2009; “L’attore che vola. Boxe, acrobazia, scienza della scena”, Bulzoni, Roma 2010.
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Il tattilismo futurista
di Lorenzo Mango
www.cuepress.com/prodotto/la-scoperta-di-nuovi-sensi
Il testo descrive le diverse fasi in cui Tommaso Marinetti elabora il tattilismo, esperimento in cui progetta il linguaggio di una nuova sensibilità. Con fortune alterne la nuova forma di espressione, capace di trasmettere contenuti e passioni in modo immediato, si propone di guarire lo spettatore dagli insalubri sentimentalismi dell’arte del passato. Ancora una volta il teatro è scelto come campo di prova per una nuova grammatica sentimentale, vigorosa, sorprendente.
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GLI AUTORI - LORENZO MANGO
Insegna Storia del teatro moderno e contemporaneo all’Università degli studi di Napoli L’Orientale. È co-direttore di «Acting Archives Review. Rivista di studi sull’attore e la recitazione». Ha scritto “La scena della perdita. Il teatro tra avanguardia e postavanguardia”, Roma, Kappa, 1987; “Teatro di poesia. Saggio su Federico Tiezzi”, Roma, Bulzoni, 1994; “Alla scoperta di nuovi sensi”, Napoli, La città del sole, 2001; “La scrittura scenica. Un codice e le sue pratiche nel teatro del Novecento”, Roma, Bulzoni, 2003; “Il Principe costante di Calderón de la Barca/Słowacki per Jerzy Grotowski”, Pisa, ETS, 2008; “L’officina teorica di Edward Gordon Craig”, Corazzano, Titivillus, 2015. Ha curato la pubblicazione dei cataloghi: “Living Theatre. Labirinti dell’immaginario”, Napoli, edizioni Morra, 2003; “Shozo Shimamoto. Samurai acrobata dello sguardo”, Skira, Milano, 2008; “Shozo Shimamoto. Opere 1950-2011”, Allemandi, Torino, 2012.
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LA PAROLA ALTA
Sul teatro di Pirandello e D’Annunzio
di Paolo Puppa
www.cuepress.com/prodotto/la-parola-alta
Nello scialbo panorama del teatro italiano di fine Ottocento, Pirandello e D’Annunzio propongono la «parola alta» quale modello di un lessico inventato e ne ipotizzano la validità, condizionando sempre più la messa in scena delle loro opere. Il saggio esamina il teatro dei due grandi autori privilegiando la dialettica tra pagina scritta e scena, individuando il bisogno di palcoscenico implicito nelle battute dei loro copioni.
La parola alta
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