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Cristian Randieri
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Internazionalizzazione ed innovazione: le chiavi per uscire dalla crisi con al centro l'ingegnere italiano - Ingenio N. 64 – Settembre 2018 - Intellisystem Technologies

La figura dell’Ingegnere Italiano per sostenere l’eccellenza italiana in termini di internazionalizzazione ed innovazione

La nostra professione assieme alle società d’Ingegneria Italiane rappresenta oggi potenzialmente l’eccellenza per il settore dell’Hi-Tech design & consulting, confermandosi come uno dei più importanti driver per la ripresa del nostro Paese, ma per la loro crescita effettiva restano ancora almeno due importanti gap da colmare che in sintesi sono rappresentati dai concetti di internazionalizzazione ed innovazione tecnologica dettati dalla vera e propria rivoluzione digitale che ci sta investendo, meglio definita mediante il ben noto concetto di industria 4.0. Una rivoluzione che ha un effetto dirompente non solo sull’intero settore tecnologico ma anche su tutti gli altri settori economici e della società imponendo dei cambiamenti repentini, continui e pervasivi.

Capacità di anticipare le nuove tecnologie e diversificazione del servizio

Se da un lato ancora oggi molti nostri colleghi riescono a confermare la propria eccellenza nel settore tecnologico dall’altro non dobbiamo mai dimenticare che per trainare la crescita del Paese occorre dotarsi di competenze utili per poter “leggere” in anticipo il contesto dinamico nel quale sono continuamente inserite. Questo concetto influirà positivamente sulla loro capacità di testare nuove tecnologie o servizi affermandosi anche nei mercati esteri, rispetto a tutti i concorrenti che ritarderanno il processo di innovazione interna.

Se a tutto ciò aggiungiamo che in un economia globalizzata i vantaggi che le azioni di internazionalizzazione per la nostra professione costituiscono un enorme opportunità anche in relazione alle difficoltà che quest’ultime hanno incontrato a partire dalla profonda crisi avvenuta a partire dal 2008. La possibilità di affacciarsi ad altri mercati, di fatto, rappresenta una chiave di successo e di sopravvivenza grazie alla quale è possibile intercettare in modo proattivo nuove opportunità di business volte ad affermare l’eccellenza del “Design in Italy” inteso come progettazione made in Italy. Le strategie di internazionalizzazione e di diversificazione del servizio offerto, costituiscono, oggi a maggior ragione, la principale risposta della parte più vitale del sistema produttivo italiano al lungo ristagno economico che purtroppo stiamo ancora vivendo.

Non dimentichiamo che l’impatto della crisi in Italia nella nostra professione è stata maggiore rispetto ad altri paesi proprio a causa di una struttura professionale composta prevalentemente da piccole società e studi d’ingegneria, molti dei quali poco propensi ad adottare nuove tecnologie e ad aprirsi a meccanismi di internazionalizzazione.

Purtroppo ad una maggiore specializzazione dei leader nazionali tecnologici corrisponde sempre una maggiore polverizzazione in microimprese che di fatto rendono più difficile la trasformazione della nostra professionalità in ecosistemi omogeni digitalmente integrati....

https://www.intellisystem.it/it/portfolio/ingenio-settembre-2018/

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Green Energy - Intervista a Cristian Randieri - I figli di Archimede N. 2 – Luglio/Agosto 2018

Il continuo ed inesorabile peggioramento delle condizioni ambientali del nostro pianeta è un indicatore palese che in questo momento l’umanità non è in condizione di avviare una politica atta ad invertire le attuali tendenze. Nonostante vi sia una provata consapevolezza e conoscenza scientifica delle modalità con cui l’essere umano modifica l’ambiente e su come tutto ciò comporti effetti negativi, disastrosi, immediati e duraturi, alla sua salute, nonostante vi siano tutti gli strumenti tecnici necessari per modificarne le cause, rimane un dato di fatto che i vari ambiti in cui i cicli virtuosi delle rinnovabili e dello sviluppo sostenibile non sono completamente ancora parte del tessuto sociale e della consapevolezza del singolo.

Oggi il termine sostenibilità è divenuto parte del linguaggio comune, a cui ci si riferisce per indicare la ricerca e pratica di soluzioni in grado di non peggiorare ulteriormente le condizioni del pianeta. Malgrado le definizioni del termine possano sembrare astratte, esiste ancora la possibilità che vi siano scelte concretamente perseguibili.

Cosa resterà del paesaggio che ci ha caratterizzato? Come pensate possa convivere il passato con il futuro, nei vari ambiti in cui i cicli virtuosi delle rinnovabili e dello sviluppo sostenibile non sono completamente ancora parte del tessuto sociale e della consapevolezza del singolo?

Purtroppo facendo un bilancio di quanto fatto in questa direzione negli ultimi decenni nei vari stati industrializzati, e dalle organizzazioni internazionali in cui si affronta il problema della sostenibilità, è facile giungere alla conclusione che il modello sinora adottato è stato capace di peggiorare in maniera significativa la situazione.

Questo perché nel tempo i vari operatori, per mistificare le proprie azioni e presentarle come ambientalmente qualificate, hanno volutamente generato una grande confusione terminologica che ha portato alla rarefazione del termine stesso. Tutto questo è ampiamente dimostrato dalla parzialità dei successi raggiunti che presentano carattere di specificità e località, contribuendo a dimostrare da un lato che altri percorsi sono perseguibili, e dall'altro che pur avendone le capacità non sono diffusamente perseguiti. Tale confusione si riversa sull'intero tessuto sociale e si rispecchia nelle modalità con cui si attribuisce ai vari progetti il termine sostenibile o ambientale evidenziando come la cultura di questo modello non sia ancora universalmente riconosciuta. Da tutto ciò scaturisce la cattiva coscienza di sapere perfettamente che un percorso di sostenibilità cambia profondamente la struttura culturale, sociale e produttiva di una società e di non volerla assolutamente cambiare anche a rischio della salute di tutta la popolazione mondiale. La sostenibilità non è compatibile con questo modello, è alternativa e parla un linguaggio diverso. La via che porta ad una maggiore consapevolezza del singolo individuo in termini di cicli virtuosi delle rinnovabili e dello sviluppo sostenibile purtroppo si contrappone al concetto di crescita, ed implica una riduzione delle quantità, la ridistribuzione delle ricchezze per permettere un più equo miglioramento del benessere dell’individuo, l'eliminazione degli sprechi intesi come ragione della rincorsa all’arricchimento, di contro va aumentata l’autonomia e la consapevolezza delle comunità coinvolte. Per bloccare il continuo peggioramento delle condizioni del pianeta, non sono sufficienti gli stentati passi fatti dai vari governi, è necessario avviare un processo diffuso di riqualificazione e conservazione ambientale che limiti gli interessi di quelli che sono i promotori di questo modello, che riduca i profitti, che modifichi la cultura in modo da favorire la difesa di piccoli vantaggi di una società dannosa per l’ambiente e nociva per gli uomini. Tutto questo è perseguibile solo a fronte di un'acquisizione di comportamenti sia individuali che collettivi che consentano di uscire dalla quotidianità, dall’asservimento ad abitudini incongrue, dall’autoritarismo delle decisioni, dal decisionismo dei poteri economici......

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