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Claudio La Barbera
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Pani câ meusa, limone e Coca Cola (anche se per tradizione, dovrebbe essere accompagnato da una bella birrozza un bel bicchiere di vino di #Pantelleria).

#panicameusa #paneconmilza #breadwithspleen #streetfood #palermostreetfood #palermo #palermocity #bread #spleen #meusa #milza #coke #cocacola #lemon #foodporn #food
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Chi è la vecchia dell'aceto?

Avete mai sentito dire "Sì chiù laria ra vecchia ri l'acitu"?

Il 30 luglio del 1789, pochi giorni dopo la presa della Bastiglia, in piazza Viglieno a Palermo venne impiccata Giovanna Bonanno, un nome sconosciuto quasi a tutti, tranne agli abitanti del capoluogo siciliano, per i quali la donna è tutt’oggi nota come “la vecchia dell’aceto”. Giovanna Bonanno, nata a Palermo nel 1713, fu un’assassina seriale realmente esistita, accusata di veneficio e stregoneria, un’accusa rivelatasi solo in parte autentica. La donna, infatti, traeva sostentamento della carità e solo la scoperta casuale delle potenzialità venefiche dell’aceto per i pidocchi la spinse, in tarda età (nel 1786),a vendere a mogli infelicemente sposate il potente veleno, ottenuto mischiando l’aceto con vino bianco e arsenico.Una decisione presa,secondo quanto affermato dall’accusata nel corso del processo,per aiutare il prossimo,eliminando un coniuge difficile,ma, in realtà, anche per migliorare le sue miserevoli condizioni di vita. Alla prima cliente, una vicina che desiderava togliersi di torno il marito per restare sola con il suo amante, ne seguirono molte altre, almeno sei. I medici, infatti, non riuscivano a scoprire le vere cause della morte delle vittime e ciò rese Giovanna molto sicura di sé finché la sua micidiale carriera fu interrotta da un errore. La storia eil processo colpirono di molto l’opinione pubblica e Luigi Natoli ha dedicato alla vicenda uno dei suoi migliori romanzi, “La vecchia dell’Aceto”, ripubblicato dalla casa editrice Flaccovio, dopo una lunga assenza sugli scaffali delle librerie, in una deliziosa veste grafica. E da grande romanziere qual è, Natoli ha costruito un affascinante romanzo, ambientato con grande ricchezza di particolari nella Palermo di fine settecento, dove attorno al personaggio principale s’intrecciano le disavventure di Giovanni e Rosalia, figli illegittimi di due blasonate famiglie palermitane, entrambi inconsapevoli strumenti di un destino beffardo, in un susseguirsi di magistrali colpi di scena fino al tragico quanto simbolico finale. Un tributo a un personaggio la cui fama nera vive ancora oggi.

#palermo #curiositaPalermitane #VecchiaDellAceto
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Ciao a tutti palermitani!
Abbiamo creato la Community per le Guide Locali di Palermo (che speriamo diventi ufficiale).
Lo scopo della community è quello di condividere e discutere le proprie esperienze sui migliori (e peggiori) luoghi della nostra bella #Palermo.

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Buongiorno #siciliani!
Buongiorno #Palermo! Oggi colazione con un bel #caffè e un bel #cannolo con #ricotta #palermitano!

Il cannolo #siciliano è una delle specialità più conosciute della #pasticceria italiana. Come tale è stata ufficialmente riconosciuta e inserita nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf).
In origine venivano preparati in occasione del #carnevale; col passare del tempo la preparazione ha perso il suo carattere di occasionalità ed ha conosciuto una notevolissima diffusione sul territorio nazionale, divenendo in breve un rinomato esempio dell'arte pasticcera italiana nel mondo.

Il riferimento del nome è legato alle canne di fiume cui veniva arrotolata fino a pochi decenni fa la cialda durante la sua preparazione; quel che è certo è che il dolce fu inventato secondo una ipotesi in tempi remoti per festeggiare il carnevale. La prima descrizione risale al duca Alberto Denti di Pirajno che nel suo libro "Siciliani a tavola" scrive: "Tubus farinarius dulcissimo edulio ex lacte fartus". Secondo Pirajno la definizione è attribuibile a Cicerone (questore di Lilybeo, l'odierna Marsala, fra il 76 e il 75 a.C.). Nel Dizionario di Michele del Bono: Dizionario Siciliano-Italiano-Latino, Palermo 1751 si legge testualmente: «Cannola: capelli arricciati. ricci. cincinni [per pasta dilicatissima lavorata a foggia di cannello, pieni di bianco mangiare. Tubus farinarius dulcissimo edulio ex lacte fartus]», si nota chiaramente come il lemma in siciliano corrisponde alla definizione in lingua italiana e quindi in lingua latina.

Inoltre Pino Correnti, nel suo Libro d'oro della cucina e dei vini della Sicilia[5] riportando la frase latina sopracitata dal De Bono, suggerirebbe solamente il fatto che la definizione è stata diffusa per secoli in una descrizione del cannolo in lingua latina. Egli sostiene, inoltre, che il cannolo sarebbe stato inventato dalle abili mani delle suore di clausura di un convento nei pressi di Caltanissetta, partendo da un'antica ricetta romana poi elaborata dagli arabi. Secondo una diffusa tradizione esso deve il proprio nome ad uno scherzo carnevalesco che consisteva nel far fuoriuscire dal cannolo la crema di ricotta al posto dell'acqua, cannolo è un termine dilettale che indica una sorta di rubinetto. Il dolce sebbene sia nato a Caltanissetta, deve comunque gran parte della sua notorietà e diffusione planetaria ai pasticceri di Palermo, che hanno contribuito a stabilizzarne la ricetta, così come la conosciamo oggi, unitamente ai pasticceri di Messina, che ne hanno anche inventato la variante con crema scura di ricotta e cioccolato.



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Buongiorno #Palermo! Oggi colazione con un bel #caffè e un bel #cannolo con #ricotta #palermitano!

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In origine venivano preparati in occasione del #carnevale; col passare del tempo la preparazione ha perso il suo carattere di occasionalità ed ha conosciuto una notevolissima diffusione sul territorio nazionale, divenendo in breve un rinomato esempio dell'arte pasticcera italiana nel mondo.

Il riferimento del nome è legato alle canne di fiume cui veniva arrotolata fino a pochi decenni fa la cialda durante la sua preparazione; quel che è certo è che il dolce fu inventato secondo una ipotesi in tempi remoti per festeggiare il carnevale. La prima descrizione risale al duca Alberto Denti di Pirajno che nel suo libro "Siciliani a tavola" scrive: "Tubus farinarius dulcissimo edulio ex lacte fartus". Secondo Pirajno la definizione è attribuibile a Cicerone (questore di Lilybeo, l'odierna Marsala, fra il 76 e il 75 a.C.). Nel Dizionario di Michele del Bono: Dizionario Siciliano-Italiano-Latino, Palermo 1751 si legge testualmente: «Cannola: capelli arricciati. ricci. cincinni [per pasta dilicatissima lavorata a foggia di cannello, pieni di bianco mangiare. Tubus farinarius dulcissimo edulio ex lacte fartus]», si nota chiaramente come il lemma in siciliano corrisponde alla definizione in lingua italiana e quindi in lingua latina.

Inoltre Pino Correnti, nel suo Libro d'oro della cucina e dei vini della Sicilia[5] riportando la frase latina sopracitata dal De Bono, suggerirebbe solamente il fatto che la definizione è stata diffusa per secoli in una descrizione del cannolo in lingua latina. Egli sostiene, inoltre, che il cannolo sarebbe stato inventato dalle abili mani delle suore di clausura di un convento nei pressi di Caltanissetta, partendo da un'antica ricetta romana poi elaborata dagli arabi. Secondo una diffusa tradizione esso deve il proprio nome ad uno scherzo carnevalesco che consisteva nel far fuoriuscire dal cannolo la crema di ricotta al posto dell'acqua, cannolo è un termine dilettale che indica una sorta di rubinetto. Il dolce sebbene sia nato a Caltanissetta, deve comunque gran parte della sua notorietà e diffusione planetaria ai pasticceri di Palermo, che hanno contribuito a stabilizzarne la ricetta, così come la conosciamo oggi, unitamente ai pasticceri di Messina, che ne hanno anche inventato la variante con crema scura di ricotta e cioccolato.



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