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MondoSole
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Quando si parla di #trauma spesso si fa una grande confusione poiché si è influenzati dai messaggi socio-culturali, da tutti precocemente introiettati, che diventano gli occhiali con cui si legge e interpreta la #realtà.
Esiste infatti un #pregiudizio socio-culturale estremamente diffuso, e che interessa anche chi soffre, che considera traumatici solo specifici eventi, valutati socialmente più dolorosi e forieri di conseguenze negative. Tale pregiudizio finisce per stabilire una classifica di ciò che genera #malessere indicando quali sono le situazioni per cui è lecito e giustificabile #soffrire con il duplice rischio che chi non trova nella propria storia di #vita un evento considerato valido per star male finisce per sminuire la portata traumatica del suo #vissuto, al contrario chi rintraccia nella propria storia un evento considerato socialmente #traumatico finisce per ricondurre la propria #sofferenza esclusivamente a quello.
Da un punto di vista clinico il trauma non è definito dall’evento specifico, ma dal vissuto emotivo rispetto all’evento, dall’impatto che quell’esperienza ha sull’individuo.
Ciò che fa trauma è infatti un’esperienza in cui il soggetto si è sentito sopraffatto dalla situazione, si è sentito #impotente e non è riuscito a #difendersi e a reagire psichicamente e/o, soprattutto nell’#infanzia, non ha ricevuto #sostegno emotivo e #riconoscimento da parte degli adulti di riferimento.
Ciò che fa la differenza tra un trauma e un non trauma non è dunque la specificità della situazione ma la possibilità di affrontarla e superarla.
Non esistono traumi di serie A e traumi di serie B, non esiste una lista di traumi prestabilita; solo dandosi la possibilità di #analizzare e #comprendere la propria sofferenza ciascuno può capire cosa nella propria storia è stato traumatico. Roberta Calvi

#vietatoarrendersi #respira #sipuoguarire ✔@chiarasolems ✔MondoSole http://www.chiarasole.it ✔ pagina
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#credercisempre #arrendersimai #avantitutta #lottadca #famedivita #doloreinvisibile #disturbialimentari #anorexia #ana #Mia #ed #depression #psicologia #psicoterapia #binge #anoressia #bulimia #Recovery #bingeeating #TogetherWeCan #mondosole #nonseiunnumero #maimollare #disturbidelcomportamentoalimentare #dca #anamia
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#DCA: Il #controllo é qualcosa di finto!!! Non é reale, é lei (la #malattia) che ti controlla. Quella #bestia che hai dentro. Ti dice "questo lo devi e quello non puoi" fino a farti perdere tutto, facendoti invischiare in un #circolovizioso dove non sarai mai vincitore. Chiedi aiuto, abbi il coraggio di imparare a prenderti cura di te! Solo questo ti renderà #forte, libero. #Credici! Ginetta
#sipuoguarire #sipuòguarire #vietatoarrendersi #respira ✔@chiarasolems ✔MondoSole http://www.chiarasole.it ✔ pagina
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Resta #viva.
Non accontentarti.
Porta i tuoi occhi a fare una passeggiata, appena puoi.
Non rinunciare ai tramonti, alla #speranza.
Accetta la #sofferenza. Accetta la #felicità. Accetta la #forza che a volte ti pervade.
Non lasciarti schiacciare da quello che è stato, da quello che non hai.
Non farti portar via la gentilezza, la curiosità, la fantasia.
Continua a saltare nelle pozzanghere, se ti va.
Cambia pettinatura, cambia pelle. Cambia modo di vestirti e di truccarti, cambia abitudini, amicizie, luoghi e sogni.
Cambia spesso, ma #lotta fino alla fine per non perderti. Abbi #cura di te, soprattutto quando tornerai ad amare. Abbi cura del modo in cui guardi gli altri.
Abbi cura del tuo #amore, soprattutto adesso. Soprattutto quando saprai a chi donarlo.
Piangi pure; piangi quando vuoi. Ricordati di farlo ogni tanto.
Ricorda che la cura davvero sono anche le persone.
Non dimenticarti di loro. Delle loro mani. Dei loro guai. Delle loro storie piccole ma grandiose.
Non precluderti niente solo perché potrebbe distruggerti. Non sparire.

Resta, goditi lo spettacolo.
Resta coraggiosa.
Resta #dolce.
#Testaalta,
Cuore in mano. L.

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#DCA: A dirla tutta ci avete rotto le scatole di non prendere i #disturbialimentari sul serio come malattie gravi e mortali ma dalle quali #sipuòguarire. Quindi un basta immenso ai #giudizi, alle prese in giro, alla spettacolarizzazione, alla strumentalizzazione e al #marketing sul dolore. Non esistono malattie di serie A e di serie B!!! BASTA!!! Siamo nel 2017 ed è ora, in realtà già da un po', che le cose serie vadano prese sul serio!
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Prova costuma?!?! Prodotti dimagranti?!?!? Attenzione attenzione.... sta ricominciando come è consuetudine ogni anno, il bombardamento della così detta PROVA COSTUME (che di per sè in realtà non significa nulla).... E insieme a questa, ovviamente, non può mancare il bombardamento di acque miracolose, prodotti che promettono risultati incredibili per il dimagrimento, diete super eccetera eccetera.
Quando ero ammalata di anoressia bulimia binge eating ci sono caduta, perché pensavo che il mio problema fosse dimagrire e qualunque espediente lo utilizzavo. Ci sono cascata in questo grande marketing che vende felicità attraverso un'idea di #dimagrimento. Poi ho scoperto grazie a degli endocrinologi illuminanti che determinati prodotti, ancora molto famosi oggi, non solo non fanno niente da quel punto di vista, ma danneggiano la tiroide. Scrivo questo post perché so benissimo che in certi momenti della vita quando si soffre di determinate patologie, si è particolarmente influenzabili. Tutto quanto gira attorno alla "prova costume" al #dimagrire eccetera eccetera. Amici, si tratta di puro #marketing e io spero di cuore che voi non cadrete in questo grande tranello. Chi soffre di #disturbialimentari vuole a tutti i costi far dimagrire il dolore che ha dentro, ma sposta sul corpo (ed è il sintomo) tutta quella sofferenza rischiando di utilizzare prodotti e altri miscugli nella vana speranza che perdendo peso quella drammatica sofferenza se ne vada. Da diversi anni esistono leggi precise che vietano la pubblicità di determinati prodotti ma le aziende produttrici preferiscono pagare la multa, perché il ritorno economico è più vantaggioso e quindi copre con tranquillità la multa stessa. Sono da anni estremamente intollerante verso questo genere di messaggi e pubblicità inerenti a prodotti magici, alla prova costume e quindi sento doveroso scrivere questo articolo. Non fatevi ingannare! ChiaraSole Ciavatta

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Non dimenticare mai che non sei tu responsabile.. se ti senti così male, così in colpa è perché provi a dare un senso ad una cosa così terribile, questo fanno le #vittime: l'unico modo per sentirsi un pochino al sicuro è cercare di "#controllare" la situazione. Pensare di averla controllata e quindi di essere colpevoli, ma non è così, bensì l'esatto contrario! Ti prego, non dimenticarlo!
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#DCA: In un percorso di cura specializzato in DCA è importante prendersi cura di chi porta il sintomo evidente dei disturbi alimentari, ma anche prendersi cura dell'intero nucleo familiare affinché tutti siano aiutati e sostenuti. Ed essere tutti quanti una squadra. #sipuoguarire #sipuòguarire #vietatoarrendersi #respira ✔@chiarasolems ✔MondoSole http://www.chiarasole.it ✔ pagina
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#bulimia, #sintomialimentari, #sintomi, #dolore #esperienza e #testimonianza di Deb
Durante gli anni intensi della mia #malattia “BULIMIA” tra le tante problematiche e dolore che non riuscivo a comprendere facevo i conti con un umore decisamente altalenante. Quando mi illudevo di stare bene avevo il pieno #controllo sul #cibo dunque restrizione, non mangiare, attività fisica intensa e così mi illudevo di sentirmi forte o meglio #onnipotente.
Durante questa fase l’ #adrenalina prendeva il sopravvento sentivo di avere una vita ricca tra sport, studio amici e serate. Quest’ ultime erano sempre accompagnate da un denominatore comune l’#alcool, condiviso con amici scelti appositamente. Mi illudevo di essere una ragazza socievole perché l’ alcool effettivamente mi disinibiva e mi rendeva totalmente disinvolta in quei luoghi dove divertirsi era necessario ma io senza un drink in mano mi sentivo un pesce fuor d’ acqua ancora più incapace di decifrare le mie emozioni che prendevano il sopravvento e mi facevano sentire una formica in mezzo ad una massa di ragazzi. Così bere era la regola preserata alcolici prima della disco, discoteche, ragazzi conosciuti con disinvoltura, me se qualcuno oggi mi domandasse cosa ricordi? La mia risposta è quasi niente. Se non una distruzione che aumentava gradualmente e andava a peggiorare le mie condizioni. Perdere il controllo mi serviva per non sentire la pesantezza di quel dolore che ovunque mi trovassi era forte ma soprattutto indecifrabile.
Per sentirmi parte di qualcosa poiché odiavo la mia famiglia e continuavo a cercare sostitutivi, mi iscrissi ad un’ associazione studentesca da lì a poco ero diventata consigliera di facoltà e avevo una grande fama nell’ateneo catenese per essere la ragazza più votata. Dietro di me un associazione composta da tanti ragazzi che mi proteeggevano e si battevano per me.
L’umore nel frattempo cambiava è da fasi totalmenti iperfelici e iperadrenaliniche la depressione prendeva il sopravvento. Tutto iniziava a diventare troppo ingestibile, stessa storia mi chiudevo a casa dovevo controllare il mio corpo perché le abbuffate prendevano il sopravvento il cibo e il vomito autoindotto scandivano la mia giornata, il controllo non esisteva più ma entravo in quel vortice drammatico di mangiare vomitare e ancora vomitare e mangiare. Non esisteva nessun interesse se non quello rivolto al cibo e al corpo, il mondo era tagliato fuori e mi ripetevo da domani le cose cambieranno da domani mangio bene chiedo aiuto e non vomito più.
Ma quel da domani non arriva MAI.
Finito l’anno accademico universitario, le estati fuggivo da casa per recludermi in un mondo idilliaco il mondo dell’ animazione, dove l’attività fisica era intensa e mi illudevo che lì avrei potuto ritrovare il mio peso forma ideale, sarei potuta fuggire da casa che odiavo così tanto. In 4 mesi la mia vita sarebbe cambiata, era quello che mi ripetevo ogni estate per quattro estati di fila.....................................CONTINUA AL SEGUENTE LINK: http://www.chiarasole.it/AAA/bulimia-sintomi-alimentari-esperienza-e-testimonianza-di-Deb.html

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L’approccio #clinico e #terapeutico ad una #psicopatologia risente ancora oggi di un bias legato al paradigma medico, profondamente radicato, che da’ vita anche a numerose, e distorte, teorie del senso comune che confondono il #sintomo con la #patologia. Una psicopatologia non è infatti definibile dai suoi sintomi né è la somma aritmetica delle sue manifestazioni, pertanto non è sufficiente “curare” i sintomi per risolvere il #disagio della persona. La #clinica delle psicopatologie si occupa della #sofferenza della persona, del suo #malessere profondo, complessivo, solitamente pervasivo e totalizzante. #Curare i sintomi senza occuparsi dell’individuo in toto significa negare ancora una volta quella sofferenza emotiva e psicologica che ha reso necessario il rifugiarsi in quegli stessi sintomi. Solo comprendendo e analizzando in profondità quel malessere la persona può cambiare e può dare un senso e un #significato al #dolore che sente e che esprime sintomaticamente. La risoluzione dei sintomi senza aver realmente capito cosa si nasconde dietro ad essi non produce #cambiamento, non permette una #guarigione. Anzi spesso si assiste a #spostamenti sintomatici, per cui il malessere che prima si esprimeva in un certo modo adesso cambia #forma, ma non sostanza. Occorre invece comprendere perché si sta male, cosa nella #vita attuale e passata ha generato sofferenza, non in che modo è visibile a sé e agli altri.
Questa #confusione rispetto alla #cura, a cosa significa la cura e cosa si cura è anche dovuta alla nosografia delle psicopatologie che utilizza criteri sintomatici per definire e diagnosticare una patologia e che talvolta finisce per oscurare involontariamente il malato confondendolo con la #malattia. Per quanto la malattia per essere diagnosticata ha bisogno di produrre sintomi e per quanto i professionisti abbiano bisogno di categorie stabilite per fare ricerca o stabilire protocolli di intervento, il #malato va ben oltre la malattia: è una persona con una sua storia e una sua sofferenza, che non può essere ridotta ad una serie di dati stabiliti a priori. Il malato che infatti non si ritrova in quei parametri rischia di sminuire la sua stessa sofferenza e di non chiedere aiuto. La sofferenza invece non si può misurare o categorizzare: va compresa, analizzata, rielaborata e affrontata al di là di ogni etichetta sintomatica.
Roberta Calvi
#psicologia #psi #percorso #cura #percorsodicura #chiedereaiuto #sofferenza #dolore #patologia #sintomo #sofferenzapsicologica #oltreilsintomo #senso
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