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Benedetto Lo Tufo
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beppe grillo a porta a porta "1 parte": http://youtu.be/N6JfA0Q9QyU

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Lo Stato carogna di Marco Travaglio
Da Il Fatto Quotidiano del 7 Maggio 2014

Chi pensava che i peggiori pericoli per i magistrati antimafia venissero dalla mafia, soprattutto dopo le condanne a morte pronunciate da Riina, si sbagliava. Le minacce più insidiose arrivano sempre dal Palazzo. Il Csm – l’organo di autogoverno della magistratura che dovrebbe garantirne l’autonomia e l’indipendenza – ha inviato una circolare a tutte le Dda, cioè ai pool antimafia delle varie procure per raccomandare che ai pm che si sono occupati per 10 anni di mafia, camorra e ‘ndrangheta non vengano assegnate nuove inchieste in materia. Il diktat calza a pennello sulla Dda di Palermo, dove i principali pm titolari delle nuove indagini sulla trattativa Stato-mafia (rivolte al ruolo dei servizi segreti e della Falange Armata) hanno potuto finora occuparsene perché “applicati” dal procuratore Messineo. Nino Di Matteo è “scaduto” dopo i 10 anni canonici nel 2010, trasferito dalla Dda al pool “abusi edilizi” e da allora “applicato” per proseguire il lavoro sulla trattativa; Roberto Tartaglia l’ha seguito qualche tempo dopo; fra un mese scadrà anche Francesco Del Bene. La norma demenziale è contenuta nell’ordinamento giudiziario Castelli-Mastella del 2007, che appiccica ai pool specializzati delle procure (mafia, reati fiscali e finanziari, ambientali, contro la Pubblica amministrazione, contro le donne e i minori, ecc.) un bollino di scadenza come agli yogurt: appena raggiungono 10 anni di esperienza, cioè diventano davvero capaci ed esperti su una materia, devono smettere e occuparsi d’altro. Una mossa geniale: come se un’azienda, dopo aver impiegato tempo e risorse per formare un dirigente, lo spedisse a fare altre cose perché è diventato troppo bravo. Vale sempre il detto di Amurri e Verde: “La criminalità è organizzata e noi no”. Se la legge fosse stata già in vigore nel 1992, Cosa Nostra avrebbe potuto risparmiare sul tritolo evitando le stragi di Capaci e via D’Amelio, visto che quando furono uccisi Falcone e Borsellino indagavano sulla mafia da ben più di due lustri. Negli anni scorsi il bollino di scadenza ha falcidiato i pool antimafia di Palermo, Bari e Napoli, quello torinese creato da Raffaele Guariniello sulla sicurezza, la salute e l’ambiente (processi Thyssen, Eternit, doping...), quello milanese coordinato da Francesco Greco sui crimini economici (Parmalat, scalate bancarie, Enel, Eni, San Raffaele, grandi evasori).

Per non disperdere enormi bagagli di esperienza e memoria storica, i procuratori capi tentavano di limitare i danni “applicando” i pm scaduti a singole indagini. Ora, con la circolare del Csm, cala la mannaia anche su quella possibilità. Col risultato che una materia delicata e intricata come la trattativa, che richiede conoscenze ed esperienze approfondite, sarà affidata a pm che mai se ne sono occupati, privi dunque di qualunque nozione sul tema e magari ammaestrati da tutti gli attacchi (mafiosi e istituzionali) subìti dai colleghi che hanno osato scoperchiarla. Il fatto che Di Matteo sia il nemico pubblico numero uno tanto di Riina quanto del Quirinale non lascerà insensibile chi dovrà raccoglierne l’eredità. Magari toccherà a qualcuno dei neomagistrati che Napolitano ha arringato l’altroieri col solito fervorino alla “pacatezza”, al “rispetto”, addirittura all’“equidistanza” (testuale), contro il “protagonismo” e gli “arroccamenti”, per “chiudere i due decenni di scontro permanente” e “tensione” (fra guardie e ladri, fra onesti e mafiosi).

Non contento, il presidente più incensato e leccato del mondo (dopo Mugabe) ha poi evocato fantomatiche “aggressioni faziose” ai suoi danni, che il Corriere – sempre ispirato – attribuisce proprio a Di Matteo&C. per “intercettazioni illegali nell’inchiesta sulla trattativa”. Naturalmente le intercettazioni erano perfettamente legali, disposte da un giudice sui telefoni dell’indagato Mancino che parlava con il Quirinale. Ma anche questa ignobile calunnia sortirà prima o poi l’effetto sperato. Nessuno s’azzarderà mai più a intercettare un indagato per la trattativa: potrebbe parlare con il capo dello Stato.
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Messaggio di Piero Pelù a Matteo Renzi: http://youtu.be/hEMTMCak51E

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......E alla fine.........l'onestà paga.......... :))

Ecco il comunicato dei LAVORATORI DELLA LUCCHINI a 5 stelle , riguardo la puntata di Servizio Pubblico di Santoro trasmessa giovedì sera, FATE GIRARE!
Grazie 

"Con estremo dispiacere, nella trasmissione “ Servizio Pubblico “ andata in onda il 1/5/2014, ci siamo trovati ad assistere all’ennesimo tentativo di mistificazione politica, perpetrato dalle RSU Lucchini Piombino. Ospite in trasmissione Mirko Lami : coordinatore FIOM RSU Lucchini . Anzitutto troviamo scorretto, da parte di un rappresentante sindacale, sfruttare lo spazio televisivo assegnatogli in quanto tale, per attuare un attacco politico nei confronti del Movimento 5 Stelle; soprattutto perché in assenza assoluta di contraddittorio. Nel contesto della trasmissione è uscita una visione alterata dell’ intervento di Beppe Grillo, tesa a farlo apparire come a favore della chiusura dell’ Altoforno. Ci teniamo a ribadire che Grillo ha semplicemente affermato di non avere in mano le soluzioni per salvare i 4000 posti di lavoro della siderurgia piombinese ed ha invitato gli operai ad individuare i veri responsabili del disastro a cui stiamo assistendo, ovvero chi da venti anni governa il nostro paese ed il territorio di Piombino, chi da venti anni non mette in campo piani industriali, chi da 20 anni non investe in ricerca e sviluppo, chi da venti anni vende speranze e lascia morire un settore produttivo strategico come quello dell’acciaio. Per 20 anni abbiamo voluto credere alla falsa speranza che ci hanno venduto , ma adesso siamo arrivati al capolinea e non si torna più indietro. Abbiamo trovato scorretto anche l’utilizzo del video dal quale emerge che un piccolo gruppo di lavoratori riconducibili al sindacato che si ergono a voce degli operai e contestano l’ intervento di Beppe Grillo di fatto alterandone il significato. Cari rappresentanti delle RSU. Vogliamo farvi notare che con il vostro comportamento fate del male a voi stessi, sposando la linea del Partito Democratico e così perdendo di credibilità. L’azione di un sindacalista dovrebbe essere tesa esclusivamente verso la tutela dell’occupazione e dei diritti dei lavoratori, lasciate fare la politica a chi si candida a farla. L’accordo di programma che state presentando come una conquista per i lavoratori, in realtà è un documento vuoto. Se i presenti in trasmissione avessero avuto la compiacenza di leggerlo, avrebbero notato che quei tanto sbandierati 270 milioni, sono quasi interamente regali ad aziende private senza alcun obbligo di reintegro dei lavoratori Lucchini. In assenza di un compratore che si faccia carico degli interventi, non si è certi di spendere neanche la quota parte stanziata per le bonifiche. Un'altra falsa speranza, ancora fumo in faccia ai cittadini. Il Sindacato dovrebbe essere il primo a non accettare quell’ accordo, dovrebbe essere il primo a chiedere impegni certi, dovrebbe essere il primo a chiedere un futuro per i lavoratori e dovrebbe utilizzare lo spazio televisivo per mettere il governo di fronte alle proprie responsabilità. Ecco cos’è stata per le RSU Lucchini la puntata di “Servizio Pubblico” : un’occasione sprecata. Un occasione per denunciare chi ha concesso che questo accadesse, un occasione per chiedere a chi ora ha in mano il potere di intervenire in modo serio. Certo la colpa è di Grillo. O forse Grillo ha avuto la colpa di venire a parlare in “territorio altrui”? Forse ha avuto l’ardire di provare ad aprire le menti? Forse ha osato portare un punto di vista diverso? Certo era preferibile continuare a vendere fumo. Continuiamo a vendere che si reimpiegheranno 3000 lavoratori nello smaltimento della Concordia. Continuiamo a vendere che si può fare profitto utilizzando il rottame da smaltimento navale, quando abbiamo il costo dell’energia più alto d’Europa ( ed i forni elettrici vanno con l’elettricità per chi non ci arrivasse), quando abbiamo costi di smaltimento inquinanti che in Turchia non hanno. Continuiamo a sposare la linea del Partito Democratico. Se i sindacati additassero i veri responsabili della disfatta del nostro paese invece di Beppe Grillo, forse riacquisterebbero un po’ di credibilità. Chi non denuncia i responsabili è colluso con essi. Strappate le tessere del Partito Democratico e tornate a fare l’interesse dei lavoratori."
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Italiano, giovane, laureato, precario, emigrato... e deputato. Giuseppe Brescia (M5S): "La mia storia? Eccola qui"

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Dunque, ricapitolando. Cos'è il Pd? Il Pd è quel partito che ha affossato Rodotà e Prodi, che ha votato contro se stesso su omofobia e mozione Giachetti, che ha salvato Alfano e Cancellieri, che supporta instancabilmente Berlusconi e che non fa nulla senza il permesso del Badante Napolitano, un allegro signore che negli ultimi due anni e mezzo si è disinteressato delle regole minime della democrazia e ha imposto - in nome del Sacro Culto delle Larghe Intese - tre Premier votati da nessuno e responsabili (i primi due) di non avere fatto nulla a parte disastri. Di fatto in Italia si vota democraticamente, sì, ma poi - altrettanto democraticamente - del voto non frega una mazza a nessuno.
Ora però la collezione degli orrori piddini si arricchisce della perla più rara. Da una parte il coniglio mannaro 2.0, che frigna come un bambino e mette il broncio perché gli hanno detto che è brutto; e dall'altra un partito che - sfiduciando se stesso per la centesima volta - sdogana a Palazzo Chigi un diversamente statista così roso dall'ambizione da non rendersi neanche conto che tutti l'hanno messo lì per bruciarlo, come accaduto con gli altri. Non si contano i fiumi di Champagne che stanno scorrendo in queste ore tra berluscones, 5 Stelle, nomenklatura piddina e frattaglie alfaniano-casiniste: così facendo, il "furbo e vincente" Renzi - figuriamoci se era grullo e perdente - si è sgambettato da solo come neanche D'Alema nel '98. Convinto d'essere il nuovo Kennedy e non il vecchio Peppo Pig, Renzi - che fino a due giorni giurava ovviamente il contrario - ha pure specificato di voler durare fino al 2018, e la sola idea che intenda passare quattro anni fianco a fianco con Giovanardi e Formigoni denota un grado di perversione sin qui sconosciuto ai più.
Siamo oltre le comiche, anche se c'è davvero poco da ridere. Un tale mix di incapacità, masochismo, colpevolezza, arroganza, psicodramma e delirio di onnipotenza era raro da mettere insieme, ma il Pd è riuscito anche in questo: fenomeni.
Andrea Scanzi
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