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Fondazione Archivio Diaristico Nazionale onlus
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L'Archivio nazionale dei #diari fondato nel 1984 da Saverio Tutino conserva oltre 7mila storie e #memorie private,Storia dal basso del Paese
L'Archivio nazionale dei #diari fondato nel 1984 da Saverio Tutino conserva oltre 7mila storie e #memorie private,Storia dal basso del Paese

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Il 18 febbraio 1917, una domenica di Carnevale di 100 anni fa, "li carabiniere" bussarono alla porta della famiglia Rabito per comunicare al giovane Vincenzo, classe 1899, l'immediata chiamata alla leva.
Il 18 febbraio però, questa volta del 1981, è anche il giorno in cui Rabito se n'è andato, in una incredibile e singolare coincidenza di date.

Oggi vogliamo ricordare con questa foto e queste poche righe lui e la sua "Terra matta", a cui abbiamo dedicato un'intera stanza nel Piccolo museo del diario.
Una vicenda straordinaria, senz'altro fra le più significative tra quelle conservate oggi a Pieve.

Il suo libro, come riporta la scheda di Giulio Einaudi Editore, "è un’opera monumentale, forse la più straordinaria tra le scritture popolari mai apparse in Italia, sia per la forza espressiva di questa lingua mescidata di italiano e siciliano, sia per il talento narrativo con cui Rabito è riuscito a restituire da una prospettiva assolutamente inedita più di mezzo secolo di storia d’Italia".

Libro "Terra matta":
http://www.attivalamemoria.it/negozio/vincenzo-rabito/

"Se all'uomo in questa vita non ci incontro aventure, non ave niente darracontare".
Vincenzo Rabito

#attivalamemoria

foto di Luigi Burroni
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Una domenica al museo
Visite animate al Piccolo museo del diario

Domenica 19 febbraio - 3 repliche
Per prenotare scrivere a: archivio@archiviodiari.it

Quando Mario Perrotta è entrato nell'Archivio dei diari per la prima volta il dattiloscritto di Vincenzo Rabito era chiuso in una teca e tutto intorno nella stanza c’erano alti scaffali con cartelline rosse dove all'interno stavano i diari, anche loro chiusi, ordinati diligentemente seguendo le lettere dell’alfabeto. Le prime cose che disse furono “chissà che conflitti in questi scaffali, l’alfabeto obbligherà un partigiano a stare vicino a un fascista o un prete tutto il tempo appiccicato a un ateo”. E ancora “sembra quasi che Rabito voglia alzare il coperchio della teca e liberarsi”.

Non sapeva ancora Perrotta che quelle sue prime impressioni sarebbero diventate un libro e nemmeno noi potevamo immaginare che proprio su quelle prime impressioni i dotdotdot.it avrebbero realizzato il Piccolo museo del diario.
Il libro "Il paese dei diari" che Mario Perrotta ha scritto raccontando in forma romanzata la nascita e lo sviluppo dell'Archivio dei diari è stato pubblicato da Terre di mezzo Editore nel 2009 e dopo quattro anni, usando il libro come fonte di ispirazione, il giovane gruppo milanese dotdotdot ha dato vita al Piccolo museo del diario, racchiuso come uno scrigno prezioso dentro le sale del Palazzo Pretorio di Pieve Santo Stefano.
Oggi il flusso di visitatori è costante, il museo ha avuto il riconoscimento di interesse regionale, è collegato in rete ai Musei della Valtiberina in Toscana e dialoga con istituzioni piccole e grandi in tutta Italia.

Domenica 19 febbraio Mario Perrotta torna in queste stanze con una sua drammaturgia che, affidata al talento di Donatella Allegro diventa visita animata per il museo, in un percorso che condurrà i visitatori alla scoperta del senso dell’Archivio dei diari, nel racconto dei famosi sedici gradini che sono l’incipit del suo libro, passando per il ricordo di Pieve distrutta e di come “fu il paese a scegliere Saverio Tutino e non viceversa”.
Si parlerà dunque di urgenza della memoria e di come Pieve in una valle ricca di arte, cultura, paesi che hanno visto nascere Piero della Francesca e Michelangelo, luoghi che offrono scorci medievali mozzafiato e sono meta di turismo tutto l’anno, abbia trovato grazie alla geniale idea del fondatore dell’Archivio diaristico nazionale la sua identità e adesso voglia farla conoscere al mondo.
L'iniziativa è realizzata nell'ambito del progetto “Musei di qualità al servizio dei visitatori e delle comunità locali” ideato nel 2016 dalla Rete “Valtiberina Musei e Parchi” e finanziato dalla Regione Toscana.
I visitatori avranno la possibilità di vivere un percorso esperienziale completo: l’anima del luogo – il Cinquecentesco Palazzo Pretorio che ospita il Piccolo museo del diario – li accoglierà sulla porta d’ingresso e li accompagnerà fino alla Sala Consiliare conducendoli alla scoperta della storia di Pieve Santo Stefano e dell’Archivio dei diari.
La messa in scena è concepita come esperienza propedeutica alla visita vera e propria del Piccolo museo del diario e terminerà sulla soglia della stanza dei cassetti dove una delle guide dell'Archivio attenderà i visitatori per accompagnarli all'interno delle sale.

La performance verrà ripetuta quattro volte nel corso del pomeriggio, a partire dalle ore 15:00, con inizio ogni ora fino all'ultima replica delle 18:00.
Le "visite animate" sono eventi a numero chiuso.
Verranno accettate prenotazioni via mail fino al raggiungimento dei 20 partecipanti per ogni replica.

Per informazioni e prenotazioni scrivere a
archivio@archiviodiari.it

#memomuseo

Pieve presenta Pieve Comune di Pieve Santo Stefano Anghiari Comune Anghiari, un angolo di Toscana meraviglioso Opendot Giovanisì - Regione Toscana Valtiberina Informa arezzonotizie.it

© foto di Luigi Burroni

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Un nuovo amico è venuto a scoprire l'Archivio dei diari. Neri Marcorè oggi in visita al Piccolo museo del diario, tra storie e memorie delle persone comuni.

#attivalamemoria
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13/02/17
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Foibe - il Giorno del ricordo

Con la Seconda guerra mondiale, dopo l’armistizio dell’8 settembre e fino al 1947, quando la Jugoslavia di Tito cerca di imporre la propria egemonia sul territorio, l’Istria, la Dalmazia e la città di Fiume diventano il teatro di una sanguinosa pulizia etnica. Oltre 10mila persone vengono gettate nelle foibe, le cavità carsiche ai confini orientali, o uccise dopo processi sommari dai comunisti titini, che mirano a spazzare via la presenza italiana. Chi non muore, fugge. Sono oltre 350 mila i profughi che si riversano prevalentemente in Italia.
Alle vittime e alle moltitudini costrette a scappare, lo Stato italiano ha dedicato il “Giorno del ricordo”, solennità civile istituita nel 2004 e celebrata ogni 10 febbraio.

Leonardo Russo nasce a Pola il 7 gennaio del 1930. In quegli anni la maggiore città della penisola istriana, oggi in Croazia, fa parte del Regno d’Italia. A quella tragica vicenda di un popolo è dedicata la memoria individuale che Leonardo ha depositato presso l’Archivio dei diari nel maggio del 2010. Una testimonianza che l’autore ha intitolato, non a caso, “Me ricordo”. A Leonardo, alla storia e alle sofferenze che ha condiviso con la sua famiglia e l’amico Pino, e a “tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”, dedichiamo questo giorno. Offrendo ai nostri lettori un frammento del racconto di vita di Leonardo:

«POLA: ventottomila profughi su trentamila abitanti. Questo sì che ha un significato che dovrebbe valere per tutti! […] Abbiamo abbandonato le nostre terre tutti quelli che hanno rifiutato di sperimentare il regime di Tito portando rancore a quell'italiani che ce lo avevano proposto […]. Intere famiglie si sono disgregate: parte, generalmente i più giovani, se ne sono andati lasciando i vecchi nelle loro case e nei loro campi. […]nei paesini dell'interno gli abitanti, terrorizzati dalle continue intimidazioni e dalla consapevolezza delle foibe, fuggivano di notte, abbandonando ogni cosa, attraverso boschi o per mare con piccole barche prima ancora di sapere a chi sarebbe stata assegnata la loro zona. Coloro che se ne sono andati hanno vissuto per anni nei campi profughi, conducendo una vita grama, sentendosi subito fuori dalla loro madre patria perché nessuno comprese che, per noi Giuliani, la madre patria non era necessariamente la Nazione Italia bensì l'Istria e la Dalmazia italiane.

ME RICORDO che venne stabilita la data del 10 settembre 1947 per il passaggio definitivo dei poteri in Istria, dalla amministrazione alleata a quella jugoslava; pertanto la mia famiglia e quella di Pino scelsero il proprio destino assieme alla stragrande maggioranza della popolazione polesana: l'Esodo. Mia madre il 19 luglio del 1944 aveva inoltrato domanda, all'autorità comunale, di sfollamento per quattro persone (mio padre era disperso in Jugoslavia). […] Il 16 agosto 1946 mio padre, che nel frattempo era ritornato dalla prigionia, si fece rilasciare il certificato di buona condotta morale, civile e politica necessario per poter rientrare in Italia a testa alta. Pino ed io potevamo terminare gli studi, fino al compimento del diciottesimo anno, ospiti gratuiti in collegi istituiti per i Figli degli Italiani all'Estero. […] Ai primi di febbraio 1947 […] Pino ed io, con le valige di cartone […] ci recammo al porto dove […] ci imbarcammo per Trieste sul piroscafo "Toscana". Non mi riesce possibile descrivere la sensazione che ho provato man mano che la nave abbandonava il porto di Pola […]. Giunti a Trieste fummo incanalati, assieme agli altri profughi, in appositi locali dove, una volta denudati, venimmo irrorati con una polvere bianca (credo DDT). Poi, firmati del documenti, ci misero in mano 1000 Ag LIRE (moneta italiana stampata dal Comando Militare Alleato) e ci fu comunicata la destinazione: il collegio F.I.E. di Viareggio».

© foto di Luigi Burroni

#giornodelricordo #foibe 

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Progetto DiMMi 2017
Un concorso per i diari migranti

DiMMi (diari multimediali migranti) è un progetto che ha l’obiettivo di sensibilizzare e coinvolgere i cittadini sui temi della pace, della memoria e del dialogo interculturale, e di creare un fondo speciale dei diari migranti presso l’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano.
Lanciare un concorso riservato alla raccolta delle storie dei migranti che vivono o hanno vissuto in Italia è per noi oggi strategico.
Un concorso che rappresenta il "cuore" del progetto DiMMi, aperto alle prime 100 opere che saranno presentate entro il 30 giugno 2017. E anche attraverso i canali social lanciamo un appello a chiunque possa aiutarci a raccogliere storie di uomini e donne, ragazzi e ragazze, che hanno vissuto sulla propria pelle l’esperienza migratoria verso il nostro Paese.

Per l’Archivio diaristico nazionale il progetto DiMMi è una nuova sfida fondamentale e lungimirante, che mira a salvaguardare dall'oblio un vissuto confinato ai margini della narrazione pubblica, che costituisce un patrimonio culturale e sociale comune e che, ne siamo certi, offrirà importanti spunti di riflessione per capire il nostro tempo, già da oggi e ancora un domani.

Un progetto che prende vita grazie al finanziamento della Regione Toscana e a una rete prestigiosa di promotori e partner su scala regionale e nazionale. I primi sono gli animatori della nascita del progetto DiMMi nel 2012 e di un primo concorso riservato alle storie di migranti in Italia, che ha favorito la raccolta di decine di testimonianze su scala regionale toscana: il Comitato Scientifico del progetto DiMMi oltre all’Archivio dei diari è composto dall’Associazione fratelli dell'uomo, dal Comune di Pontassieve, dal Comune San Giovanni Valdarno, Oxfam Italia Intercultura, Senegal Solidarietà, dall’Unione dei comuni Valdera. A questi soggetti si sono aggiunti di recente partner che operano su scala nazionale nei settori dell’accoglienza, dell’integrazione e del dialogo interculturale, i quali hanno deciso di aderire e promuovere le linee generali del progetto: Arci Toscana, AMM - Archivio delle memorie migranti, Circolo Gianni Bosio, Centro studi sull'emigrazione - Museo dell'Emigrante dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino, Comitato 3 Ottobre, Rete Italiana di Cultura Popolare.

Qui il link al concorso e al regolamento, nel sito dell'Archivio:
http://archiviodiari.org/index.php/iniziative-e-progetti/dimmi.html


#DiMMi

© foto di Luigi Burroni
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Da Anghiari a Pieve: il Memory Route cerca storie ed esperienze

Il Memory Route è un progetto di turismo esperienziale ideato dall'Archivio dei diari ma autonomo nell'organizzazione, che coinvolge le realtà del territorio toscano riconosciute per il loro patrimonio di tradizioni e di memoria, storicamente fuori dal turismo di massa: Anghiari e Pieve Santo Stefano. Collega varie realtà territoriali e relative storie, dal vecchio artigiano, all'osteria di famiglia dove si fa la pasta fatta in casa, al Piccolo museo del diario, creando una strada della #memoria.

Si rivolge ad un pubblico di turisti prevalentemente internazionale e parte dall'originalità dei prodotti e dalla loro memoria.
Il turista si trova così in contatto con la comunità locale e al centro di un’esperienza: è anzi parte attiva di questa esperienza, interagisce con ciò che lo circonda e diventa lui stesso il protagonista.
Al turista offriremo soltanto l’eccellenza, la vostra; quello che chiediamo a voi esercenti è di mantenere alto lo standard di qualità che vi contraddistingue, facendo innamorare i turisti della nostra terra, dei nostri valori, della nostra unicità. Solo così riusciremo ad attirare sempre nuove persone e a far tornare chi è già venuto: cultura dell’accoglienza, qualità del prodotto e amore incondizionato per i nostri prodotti.

Per unirti al Memory Route chiamaci o scrivici e cammina insieme a noi nella strada della memoria.
Mail: media@memoryroute.it
Telefono: 3669712775

Pieve presenta Pieve Valtiberina in Toscana Anghiari Comune Anghiari, un angolo di Toscana meraviglioso Pro Loco Pieve

#MemoryRoute
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Giorno della memoria
Le storie dell'Archivio nel Corriere della Sera

Continuano gli appuntamenti con la memoria: sul Corriere della Sera di oggi si racconta la storia di Aurelio Grue, il cui diario è conservato nell'Archivio di Pieve.

#giornodellamemoria #attivalamemoria
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il Giorno della Memoria
in ricordo delle vittime dell'Olocausto

Il 27 gennaio del 1945 le truppe dell'Armata Rossa entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz e rivelarono al mondo il significato della parola "orrore": tutto, nella storia dell'uomo, cambiò per sempre. Oggi, in un esercizio quotidiano, tutti noi dobbiamo vigilare affinché la memoria di quei fatti venga conservata e tramandata alle nuove generazioni perché, come ammoniva Primo Levi, "ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre".

Per noi dell’Archivio diaristico la parola #memoria è tutto.
La memoria è la base fondante del nostro lavoro, la sostanza stessa del nostro impegno quotidiano. Le pareti dell’Archivio respirano memoria da oltre 30 anni, quelle del Piccolo museo del diario sussurrano memoria attraverso quel "fruscio degli altri" tanto caro a Saverio Tutino, le nostre menti e i nostri occhi sono pervasi di memoria: ogni volta che riceviamo un vostro testo, ogni volta che lo leggiamo, che lo raccontiamo, che lo scriviamo noi compiamo in un certo modo un’azione di memoria e ogni volta ci rendiamo conto che quell'azione ci rende più forti, più consapevoli, perché come diciamo spesso la memoria non va solo conservata, va soprattutto esercitata. Senza sosta.

Oggi però è un giorno particolare anche per noi. Un giorno più importante di altri, un giorno in cui la parola memoria ha un peso specifico maggiore, un significato più profondo, una voce più acuta che si leva con forza dal coro della quotidianità. Oggi è una giornata in cui fermarsi a riflettere, a pensare, a ricordare appunto: farlo è un dovere morale storico e sociale, ma anche un’azione che dobbiamo compiere, un modo di agire: rendere #attivalamemoria significa fare in modo che ciò che è stato non debba più ripetersi.

Ci uniamo a tutti voi, nel pensiero e nel sentimento, celebrando come di consueto questo "Giorno della Memoria" attraverso la lettura di una delle nostre testimonianze, un testo conservato in Archivio che con forza e durezza ci porta in un attimo in quella dimensione tragica.
Non è facile rinvenire storie inedite che raccontino vicende legate alla persecuzione degli ebrei in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Persino in un giacimento di diari e memorie sconfinato come è quello dell’Archivio che conserva ben 7500 documenti, molti dei quali scritti da testimoni che hanno vissuto proprio negli anni del conflitto. Ecco dunque il nostro omaggio al 27 gennaio, Giorno della Memoria.

Abbiamo scelto una storia ancora sconosciuta ai più: è quella di Arnaldo Grue, che abbiamo raccontato in anteprima il 23 gennaio a Radio3 Rai, nel corso della trasmissione Radio3 Suite e che conserviamo in Archivio dal 2006: siamo in Abruzzo, ad Atri, sul finire degli anni Settanta quando Arnaldo trascorre un periodo di ferie estive nel suo paese natale. L’autore della memoria si è trasferito da molti anni a Roma ma in Abruzzo ha lasciato abitudini, parenti e ricordi. Racconta che durante la villeggiatura, e durante la consueta passeggiata del mattino, un giorno viene affiancato da un uomo anziano, nel quale con qualche difficoltà riconosce il padre di un suo ex compagno di scuola. L’uomo, che lo interroga per accertarsi della sua identità, gli domanda se sia proprio lui il figlio di quel tale A. Grue deceduto da qualche tempo. Arnaldo conferma la parentela e innesca un racconto che ha dell'incredibile, taciuto per anni dall'anziano signore per tenere fede a una promessa di riservatezza. Promessa che dopo la morte di Grue senior si sente di poter infrangere senza imbarazzi.
La storia risale all'ultimo conflitto mondiale, e al periodo dell'occupazione nazista, verosimilmente l'ultima parte del 1943.
"Durante l'ultima guerra – racconta l’uomo - nel periodo d'occupazione tedesca, ero il custode del circolo cittadino. Conoscevo molto bene [tuo padre], che mi aveva aiutato molte volte in momenti di difficoltà. Il circolo era stato requisito dagli ufficiali tedeschi, che vi passavano il loro tempo libero, giocando a carte ed a biliardo. L'apertura e la chiusura dipendevano dalle esigenze dei singoli ufficiali; molte volte giocavano tutta la notte. [Tuo padre] frequentava la sala da biliardo di notte, quando non c'era più nessuno. A casa sua forse, credevano che si recasse a qualche appuntamento galante, e questo credo sia stato l'origine di molti dissapori in famiglia, invece veniva di notte al circolo cittadino per giocare a biliardo con alcuni ufficiali tedeschi".
Arnaldo domanda all'anziano cosa si giocassero il padre e gli ufficiali tedeschi: "Si giocavano un ebreo a partita: se vinceva tuo padre, allora l’ebreo lo portava via lui, altrimenti rimaneva ai tedeschi".
La rivelazione scuote Arnaldo, che si domanda e domanda: "Se la posta in palio era sproporzionata, forse unica al mondo, per una partita a biliardo, di conseguenza lo doveva essere anche la contropartita. Pensai: una vita contro cosa? Trovai la forza di chiedergli ancora: "Lui cosa metteva in palio? Quale era stata la sua contropartita per fronteggiare una simile sfida, impensabile e senza eguali?". La risposta: "Un diamante a partita. Un diamante contro un ebreo. Metteva in palio due orecchini con diamanti azzurri, grossi come noci. Posso assicurarti che di partite ne giocò tante, ma non fu mai sconfitto. Gli ufficiali tedeschi erano talmente soddisfatti di perdere giocando contro di lui, che talvolta gli cedevano alcuni ebrei in soprannumero".
Quegli orecchini, gioielli di famiglia, Arnaldo li aveva visti molte volte nel dopoguerra, in casa, senza immaginare che fossero stati, un tempo, un pegno ipotetico in cambio della libertà e della sopravvivenza di molti esseri umani.
(dal diario di Arnaldo Grue, conservato nell'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano).

#giornodellamemoria

© foto di Luigi Burroni 
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27 gennaio | Giorno della memoria
Questa sera in diretta su Radio3

Mancano pochi giorni al 27 gennaio, "Giorno della memoria" istituito in tutto il mondo per commemorare le vittime dell'Olocausto.
Questa sera tra le 20 e le 20:30 circa l'Archivio sarà ospite di Radio3 Rai proprio per parlare delle numerose scritture che affrontano la Shoah e che sono oggi conservate a Pieve Santo Stefano.

In questo percorso di avvicinamento al 27 gennaio anche l'Archivio diaristico porta dunque la sua testimonianza attraverso testi dal forte significato storico, affinché la memoria sia esercitata e riaffermata ogni giorno.
Durante la diretta radio di questa sera interverranno Natalia Cangi (direttrice dell'Archivio) e Nicola Maranesi (giornalista e storico).

Qui sarà possibile seguire la diretta web:
http://www.rai.it/dl/portaleRadio/popup/player_radio.html?v=3

«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all'articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere».
(Legge 20 luglio 2000, n. 2011)

#giornodellamemoria #attivalamemoria #shoah
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Un milione di vite
Venerdì 20 gennaio a Firenze

In occasione degli "Incontri Transafrica 2017" venerdì 20 gennaio alle ore 18:00 sarà presentato a Firenze "Un milione di vite" di Gaddo Flego, edito da Terre di mezzo Editore nel 2015.
Un medico ricorda il genocidio in Rwanda.

Insieme a Gaddo Flego, vincitore con questo scritto del "Premio Pieve Saverio Tutino 2014", interverrà all'incontro Yvonne Ingabire Tangheroni dell'Associazione Ibuka Italia - Memoria & Giustizia.
Una testimonianza unica per ripercorrere "da dentro" una vicenda ancora controversa, fra le più buie della nostra storia.

Venerdì 20 gennaio - ore 18:00
Biblioteca delle Oblate - Via dell'Oriuolo 24 - Firenze
Evento: https://www.facebook.com/events/1104044436387717/

Un milione di vite | Qui il libro:
http://www.attivalamemoria.it/negozio/gaddo-flego/

Leggi le #storie dell'Archivio e #attivalamemoria
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