Profile cover photo
Profile photo
Alberto Franchi
2,647 followers -
I CANI E I GATTI NON FANNO I DISPETTI! DR.FRANCHI
I CANI E I GATTI NON FANNO I DISPETTI! DR.FRANCHI

2,647 followers
About
Posts

Post has attachment
Ricevo richieste di chiarimento...🤔

Il libro lo potete richiedere anche a me.
Ve lo posso dare a mano o anche spedire per posta.
Lo faccio volentieri.
Con dedica e firma, se desiderate.🙂

Whatsapp 3479729098
Mail vetverona@gmail.com
Photo

Post has attachment
Ricevo richieste di chiarimento...🤔

Il libro lo potete richiedere anche a me.
Ve lo posso dare a mano o anche spedire per posta.
Lo faccio volentieri.
Con dedica e firma, se desiderate.🙂

Whatsapp 3479729098
Mail vetverona@gmail.com
Photo

Post has attachment
Ricevo richieste di chiarimento...🤔

Il libro lo potete richiedere anche a me.
Ve lo posso dare a mano o anche spedire per posta.
Lo faccio volentieri.
Con dedica e firma, se desiderate.🙂

Whatsapp 3479729098
Mail vetverona@gmail.com
Photo

Post has attachment
Ricevo richieste di chiarimento...🤔

Il libro lo potete richiedere anche a me.
Ve lo posso dare a mano o anche spedire per posta.
Lo faccio volentieri.
Con dedica e firma, se desiderate.🙂

Whatsapp 3479729098
Mail vetverona@gmail.com
Photo

Post has attachment

Il sole si sta alzando sopra le cime più lontane, all’orizzonte, il gioco dei chiaroscuri dona all’ambiente un che di fiabesco, quasi preistorico.
Il silenzio è ancora assoluto, di profumi, invece, ce ne sono a profusione: ogni prato e ogni bosco ne emanano di sfumature differenti.
Un violento temporale si è abbattuto su pascoli e foreste nel corso della notte, il primo della stagione.
Il cielo è terso, l’aria è fresca e le fragranze della vegetazione in fiore si susseguono, rinnovandosi e mutando via via che ci si addentra nel bosco.
Il silenzio, ora che il sole si è levato, è rotto dal polifonico canto degli uccelli sui rami più alti degli alberi e dai penetranti fischi delle marmotte sui verdi declivi.
Uno scoiattolo fa sentire la sua presenza facendo cadere trucioli di pigna dall’alto ramo sul quale si è rifugiato per sgranocchiare il suo pasto mattutino.
Una lepre, allarmata dai passi, seppur silenziosi, di un uomo che procede nel bosco, fugge con lunghi balzi, saettando a pochi metri da lui.
L’uomo la riesce a vedere mentre si allontana e svanisce nella macchia.
Lui prosegue per il sentierino che, da pietroso, si presenta ora ricoperto da una erbetta nana, morbidissima sotto i suoi passi.
In una macchia di betulle in lontananza scorge, mimetizzati dietro i delicati tronchi argentati, un gruppo di caprioli.
Si arresta per ammirarli: i raggi del sole illuminano i loro mantelli bruni, facendoli apparire dorati.
Inforca il binocolo, li inquadra e aziona l’ingrandimento interno dopo essersi appoggiato a una roccia sporgente per limitare il tremolio dell’immagine.
Gli danno pochi istanti: percepito il suo odore, alzano le teste, lo giudicano un potenziale pericolo e fuggono, eleganti come ballerine e rapidi come fulmini.
L’uomo riprende la sua passeggiata inerpicandosi su sinuose ed erte tracce di sentiero che si allontanano dai percorsi più battuti.
Lo accompagna il suo fedele cane, che pur compiendo lo stesso tragitto, lo moltiplica con un incessante va e vieni: il cane annusa, girovaga, scruta l’ambiente, analizza gli odori del bosco.
Percepisce una presenza, ma non riesce a scorgere nessun essere vivente, non riesce a sentire nessun odore.
Qualcosa o qualcuno lo sta fissando oltre la verde cortina di alberi e fitti cespugli.
È un’intuizione o c’è veramente qualcuno in quel punto del bosco?
Un silenzioso cacciatore li scruta, celato in una macchia di verdissime felci e di arbusti fioriti di rosa selvatica.
Rimane sottovento, non è uno sprovveduto: per questo il cane non lo può fiutare.
È protetto da un mantello, grigio e brunastro, che lo rende facilmente mimetizzabile ovunque si venga a trovare; la sua abilità nel nascondersi lo rende invisibile; la sua esperienza nel perlustrare e nel braccare, mantenendosi sempre controvento, impedisce alle sue vittime di localizzarlo.
Quando scova e analizza una possibile preda, non l’attacca subito ma, se la giudica allettante, la vittima è ugualmente spacciata.
Tornerà con i suoi compagni di caccia, la rintraccerà, la tallonerà fino a esaurirne le forze, fino a tenderle un agguato dietro a una roccia, fino a farla cadere in una buca del terreno, per poi finirla.
Il cane che affianca l’uomo sta lanciando profumi interessanti.
Il cacciatore ne è attratto, ma non per fame.
Si è già nutrito a sufficienza questa notte: anche grazie al frastuono del temporale, con i suoi temibili compagni di caccia è riuscito a sfamarsi e per qualche giorno è sazio.
Un differente desiderio lo attrae, ma avvicinarsi al cane significherebbe impregnare il mantello con il suo odore e questo metterebbe in pericolo il proprio rientro al campo dei cacciatori.
Quindi rimane immobile, si appiattisce nel sottobosco, lascia che uomo e cane procedano per il loro cammino, ignari della sua presenza.
È il suo compito di esploratore: controllare il territorio e riferire.
Ogni decisione spetta al suo capo, solo dietro sua valutazione il gruppo di predoni si mette in moto e difficilmente manda a vuoto la battuta di caccia.
Passati i due intrusi, la sua attenzione viene rivolta verso nuove possibili cacciagioni, si allontana fra gli alberi senza emettere alcun rumore.
Procede sul terreno, sui muschi, sull’erba morbida del bosco e delle praterie, si guarda bene dal poggiare i piedi sui ciottoli, sul fogliame secco, sulla nuda roccia: ogni rumore ne potrebbe tradire la presenza. L’esploratore ha maturato una notevole esperienza, sa come perlustrare il suo territorio, osservare possibili competitori, localizzare le sue prede senza essere mai notato.
In un attimo del suo passaggio non rimane che qualche traccia olfattiva.

LA SAGA DI DIANA E WOLFGANG
Alberto Franchi
tel 3479729098
Gabrielli Editori



Photo

Post has attachment

Il sole si sta alzando sopra le cime più lontane, all’orizzonte, il gioco dei chiaroscuri dona all’ambiente un che di fiabesco, quasi preistorico.
Il silenzio è ancora assoluto, di profumi, invece, ce ne sono a profusione: ogni prato e ogni bosco ne emanano di sfumature differenti.
Un violento temporale si è abbattuto su pascoli e foreste nel corso della notte, il primo della stagione.
Il cielo è terso, l’aria è fresca e le fragranze della vegetazione in fiore si susseguono, rinnovandosi e mutando via via che ci si addentra nel bosco.
Il silenzio, ora che il sole si è levato, è rotto dal polifonico canto degli uccelli sui rami più alti degli alberi e dai penetranti fischi delle marmotte sui verdi declivi.
Uno scoiattolo fa sentire la sua presenza facendo cadere trucioli di pigna dall’alto ramo sul quale si è rifugiato per sgranocchiare il suo pasto mattutino.
Una lepre, allarmata dai passi, seppur silenziosi, di un uomo che procede nel bosco, fugge con lunghi balzi, saettando a pochi metri da lui.
L’uomo la riesce a vedere mentre si allontana e svanisce nella macchia.
Lui prosegue per il sentierino che, da pietroso, si presenta ora ricoperto da una erbetta nana, morbidissima sotto i suoi passi.
In una macchia di betulle in lontananza scorge, mimetizzati dietro i delicati tronchi argentati, un gruppo di caprioli.
Si arresta per ammirarli: i raggi del sole illuminano i loro mantelli bruni, facendoli apparire dorati.
Inforca il binocolo, li inquadra e aziona l’ingrandimento interno dopo essersi appoggiato a una roccia sporgente per limitare il tremolio dell’immagine.
Gli danno pochi istanti: percepito il suo odore, alzano le teste, lo giudicano un potenziale pericolo e fuggono, eleganti come ballerine e rapidi come fulmini.
L’uomo riprende la sua passeggiata inerpicandosi su sinuose ed erte tracce di sentiero che si allontanano dai percorsi più battuti.
Lo accompagna il suo fedele cane, che pur compiendo lo stesso tragitto, lo moltiplica con un incessante va e vieni: il cane annusa, girovaga, scruta l’ambiente, analizza gli odori del bosco.
Percepisce una presenza, ma non riesce a scorgere nessun essere vivente, non riesce a sentire nessun odore.
Qualcosa o qualcuno lo sta fissando oltre la verde cortina di alberi e fitti cespugli.
È un’intuizione o c’è veramente qualcuno in quel punto del bosco?
Un silenzioso cacciatore li scruta, celato in una macchia di verdissime felci e di arbusti fioriti di rosa selvatica.
Rimane sottovento, non è uno sprovveduto: per questo il cane non lo può fiutare.
È protetto da un mantello, grigio e brunastro, che lo rende facilmente mimetizzabile ovunque si venga a trovare; la sua abilità nel nascondersi lo rende invisibile; la sua esperienza nel perlustrare e nel braccare, mantenendosi sempre controvento, impedisce alle sue vittime di localizzarlo.
Quando scova e analizza una possibile preda, non l’attacca subito ma, se la giudica allettante, la vittima è ugualmente spacciata.
Tornerà con i suoi compagni di caccia, la rintraccerà, la tallonerà fino a esaurirne le forze, fino a tenderle un agguato dietro a una roccia, fino a farla cadere in una buca del terreno, per poi finirla.
Il cane che affianca l’uomo sta lanciando profumi interessanti.
Il cacciatore ne è attratto, ma non per fame.
Si è già nutrito a sufficienza questa notte: anche grazie al frastuono del temporale, con i suoi temibili compagni di caccia è riuscito a sfamarsi e per qualche giorno è sazio.
Un differente desiderio lo attrae, ma avvicinarsi al cane significherebbe impregnare il mantello con il suo odore e questo metterebbe in pericolo il proprio rientro al campo dei cacciatori.
Quindi rimane immobile, si appiattisce nel sottobosco, lascia che uomo e cane procedano per il loro cammino, ignari della sua presenza.
È il suo compito di esploratore: controllare il territorio e riferire.
Ogni decisione spetta al suo capo, solo dietro sua valutazione il gruppo di predoni si mette in moto e difficilmente manda a vuoto la battuta di caccia.
Passati i due intrusi, la sua attenzione viene rivolta verso nuove possibili cacciagioni, si allontana fra gli alberi senza emettere alcun rumore.
Procede sul terreno, sui muschi, sull’erba morbida del bosco e delle praterie, si guarda bene dal poggiare i piedi sui ciottoli, sul fogliame secco, sulla nuda roccia: ogni rumore ne potrebbe tradire la presenza. L’esploratore ha maturato una notevole esperienza, sa come perlustrare il suo territorio, osservare possibili competitori, localizzare le sue prede senza essere mai notato.
In un attimo del suo passaggio non rimane che qualche traccia olfattiva.


LA SAGA DI DIANA E WOLFGANG
Alberto Franchi
Tel 3479729098
Gabrielli Editori
Photo

Post has attachment

Il sole si sta alzando sopra le cime più lontane, all’orizzonte, il gioco dei chiaroscuri dona all’ambiente un che di fiabesco, quasi preistorico.
Il silenzio è ancora assoluto, di profumi, invece, ce ne sono a profusione: ogni prato e ogni bosco ne emanano di sfumature differenti.
Un violento temporale si è abbattuto su pascoli e foreste nel corso della notte, il primo della stagione.
Il cielo è terso, l’aria è fresca e le fragranze della vegetazione in fiore si susseguono, rinnovandosi e mutando via via che ci si addentra nel bosco.
Il silenzio, ora che il sole si è levato, è rotto dal polifonico canto degli uccelli sui rami più alti degli alberi e dai penetranti fischi delle marmotte sui verdi declivi.
Uno scoiattolo fa sentire la sua presenza facendo cadere trucioli di pigna dall’alto ramo sul quale si è rifugiato per sgranocchiare il suo pasto mattutino.
Una lepre, allarmata dai passi, seppur silenziosi, di un uomo che procede nel bosco, fugge con lunghi balzi, saettando a pochi metri da lui.
L’uomo la riesce a vedere mentre si allontana e svanisce nella macchia.
Lui prosegue per il sentierino che, da pietroso, si presenta ora ricoperto da una erbetta nana, morbidissima sotto i suoi passi.
In una macchia di betulle in lontananza scorge, mimetizzati dietro i delicati tronchi argentati, un gruppo di caprioli.
Si arresta per ammirarli: i raggi del sole illuminano i loro mantelli bruni, facendoli apparire dorati.
Inforca il binocolo, li inquadra e aziona l’ingrandimento interno dopo essersi appoggiato a una roccia sporgente per limitare il tremolio dell’immagine.
Gli danno pochi istanti: percepito il suo odore, alzano le teste, lo giudicano un potenziale pericolo e fuggono, eleganti come ballerine e rapidi come fulmini.
L’uomo riprende la sua passeggiata inerpicandosi su sinuose ed erte tracce di sentiero che si allontanano dai percorsi più battuti.
Lo accompagna il suo fedele cane, che pur compiendo lo stesso tragitto, lo moltiplica con un incessante va e vieni: il cane annusa, girovaga, scruta l’ambiente, analizza gli odori del bosco.
Percepisce una presenza, ma non riesce a scorgere nessun essere vivente, non riesce a sentire nessun odore.
Qualcosa o qualcuno lo sta fissando oltre la verde cortina di alberi e fitti cespugli.
È un’intuizione o c’è veramente qualcuno in quel punto del bosco?
Un silenzioso cacciatore li scruta, celato in una macchia di verdissime felci e di arbusti fioriti di rosa selvatica.
Rimane sottovento, non è uno sprovveduto: per questo il cane non lo può fiutare.
È protetto da un mantello, grigio e brunastro, che lo rende facilmente mimetizzabile ovunque si venga a trovare; la sua abilità nel nascondersi lo rende invisibile; la sua esperienza nel perlustrare e nel braccare, mantenendosi sempre controvento, impedisce alle sue vittime di localizzarlo.
Quando scova e analizza una possibile preda, non l’attacca subito ma, se la giudica allettante, la vittima è ugualmente spacciata.
Tornerà con i suoi compagni di caccia, la rintraccerà, la tallonerà fino a esaurirne le forze, fino a tenderle un agguato dietro a una roccia, fino a farla cadere in una buca del terreno, per poi finirla.
Il cane che affianca l’uomo sta lanciando profumi interessanti.
Il cacciatore ne è attratto, ma non per fame.
Si è già nutrito a sufficienza questa notte: anche grazie al frastuono del temporale, con i suoi temibili compagni di caccia è riuscito a sfamarsi e per qualche giorno è sazio.
Un differente desiderio lo attrae, ma avvicinarsi al cane significherebbe impregnare il mantello con il suo odore e questo metterebbe in pericolo il proprio rientro al campo dei cacciatori.
Quindi rimane immobile, si appiattisce nel sottobosco, lascia che uomo e cane procedano per il loro cammino, ignari della sua presenza.
È il suo compito di esploratore: controllare il territorio e riferire.
Ogni decisione spetta al suo capo, solo dietro sua valutazione il gruppo di predoni si mette in moto e difficilmente manda a vuoto la battuta di caccia.
Passati i due intrusi, la sua attenzione viene rivolta verso nuove possibili cacciagioni, si allontana fra gli alberi senza emettere alcun rumore.
Procede sul terreno, sui muschi, sull’erba morbida del bosco e delle praterie, si guarda bene dal poggiare i piedi sui ciottoli, sul fogliame secco, sulla nuda roccia: ogni rumore ne potrebbe tradire la presenza. L’esploratore ha maturato una notevole esperienza, sa come perlustrare il suo territorio, osservare possibili competitori, localizzare le sue prede senza essere mai notato.
In un attimo del suo passaggio non rimane che qualche traccia olfattiva.


LA SAGA DI DIANA E WOLFGANG
Alberto Franchi
Tel 3479729098
Gabrielli Editori
Photo

Post has attachment

RICEVO
Gentile dottore,
spero mi possa dare un consiglio sul comportamento del mio gatto.
È un gatto di quattro anni, castrato, vive in casa con noi ha libero accesso ovunque è coccolato e amato, apparentemente non ha nulla, ma spesso fa pipì sul divano e sui letti, ho provato a sgridarlo a coccolarlo a cambiare cibo, lettiera...ma nulla....mi può aiutare...
Grazie...buon lavoro...
C. B.

RISPONDO

Buonasera.
Grazie per l'attenzione.
Il comportamento del suo gattone non si può risolvere né come ha tentato lei (se ne è già accorta) né con un banale consiglio.

È uno dei comportamenti più difficili che mi si presentano da curare.
È necessario impostare una psicoterapia rieducativa con impegno e dedizione.

Le sgridate peggiorano la situazione perché danno importanza al comportamento del gatto.
Le botte non sono etiche e rompono il rapporto con l'animale.
Il cibo e gli integratori MIRACOLOSI non risolvono alcunché.
Il FELIWAY serve solo alla ditta che lo vende.
Non parliamo poi dei Fiori di Bach o della omeopatia.

Alberto Franchi
Medico Veterinario dal 1986.
O.M.V. Verona n.425 del 1986.
AMBULATORI VETERINARI VERONA DEL DOTT FRANCHI

Assistanza info contatti
Tel 3479729098.
Mail vetverona@gmail.com
WWW.VETERINARIOAVERONA.IT
Photo

Post has attachment

RICEVO
Gentile dottore,
spero mi possa dare un consiglio sul comportamento del mio gatto.
È un gatto di quattro anni, castrato, vive in casa con noi ha libero accesso ovunque è coccolato e amato, apparentemente non ha nulla, ma spesso fa pipì sul divano e sui letti, ho provato a sgridarlo a coccolarlo a cambiare cibo, lettiera...ma nulla....mi può aiutare...
Grazie...buon lavoro...
C. B.

RISPONDO

Buonasera.
Grazie per l'attenzione.
Il comportamento del suo gattone non si può risolvere né come ha tentato lei (se ne è già accorta) né con un banale consiglio.

È uno dei comportamenti più difficili che mi si presentano da curare.
È necessario impostare una psicoterapia rieducativa con impegno e dedizione.

Le sgridate peggiorano la situazione perché danno importanza al comportamento del gatto.
Le botte non sono etiche e rompono il rapporto con l'animale.
Il cibo e gli integratori MIRACOLOSI non risolvono alcunché.
Il FELIWAY serve solo alla ditta che lo vende.
Non parliamo poi dei Fiori di Bach o della omeopatia.

Alberto Franchi
Medico Veterinario dal 1986.
O.M.V. Verona n.425 del 1986.
AMBULATORI VETERINARI VERONA DEL DOTT FRANCHI

Assistanza info contatti
Tel 3479729098.
Mail vetverona@gmail.com
WWW.VETERINARIOAVERONA.IT
Photo

Post has attachment

RICEVO
Gentile dottore,
spero mi possa dare un consiglio sul comportamento del mio gatto.
È un gatto di quattro anni, castrato, vive in casa con noi ha libero accesso ovunque è coccolato e amato, apparentemente non ha nulla, ma spesso fa pipì sul divano e sui letti, ho provato a sgridarlo a coccolarlo a cambiare cibo, lettiera...ma nulla....mi può aiutare...
Grazie...buon lavoro...
C. B.

RISPONDO

Buonasera.
Grazie per l'attenzione.
Il comportamento del suo gattone non si può risolvere né come ha tentato lei (se ne è già accorta) né con un banale consiglio.

È uno dei comportamenti più difficili che mi si presentano da curare.
È necessario impostare una psicoterapia rieducativa con impegno e dedizione.

Le sgridate peggiorano la situazione perché danno importanza al comportamento del gatto.
Le botte non sono etiche e rompono il rapporto con l'animale.
Il cibo e gli integratori MIRACOLOSI non risolvono alcunché.
Il FELIWAY serve solo alla ditta che lo vende.
Non parliamo poi dei Fiori di Bach o della omeopatia.

Alberto Franchi
Medico Veterinario dal 1986.
O.M.V. Verona n.425 del 1986.
AMBULATORI VETERINARI VERONA DEL DOTT FRANCHI

Assistanza info contatti
Tel 3479729098.
Mail vetverona@gmail.com
WWW.VETERINARIOAVERONA.IT
Photo
Wait while more posts are being loaded